Wine Paris 2026: le cantine italiane alla conquista

Dal Primitivo di Manduria al Franciacorta, il vino italiano si prepara all’appuntamento internazionale più importante dell’anno

Quando mancano poche settimane a Wine Paris 2026, le cantine italiane stanno affilando le armi. Non parliamo di strategie di marketing aggressive, ma del lavoro concreto che si fa in vigna e in cantina: potature invernali, selezione delle cuvée, preparazione delle etichette da presentare. La manifestazione parigina, in programma dal 9 all’11 febbraio al Paris Expo Porte de Versailles, sarà quest’anno il banco di prova più importante per chi esporta vino italiano. Con oltre 6.000 espositori attesi da 60 paesi e più di 60.000 visitatori professionali, la fiera francese ha superato anche ProWein come dimensione, diventando di fatto il principale punto d’incontro globale tra produttori e buyer.

La strategia dei consorzi

I numeri raccontano una storia precisa: quando si va all’estero, conviene muoversi insieme. Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria porta a Parigi 185 etichette da 80 aziende, con sommelier dedicati per le degustazioni. Non è solo una questione di stand: per il presidente Novella Pastorelli, la presenza in fiera si inserisce in una strategia più ampia che punta su tre elementi – territorialità, sostenibilità e qualità produttiva. Prima di Parigi, il consorzio sarà a Roma per Beviamoci Sud (31 gennaio – 1 febbraio) e poi proseguirà a Berlino con Espó 2026 (21-22 febbraio).

Wine Paris
Wine Paris

Anche Assovini Sicilia ha scelto la strada della collettiva regionale, organizzata dall’Irvo, con 32 aziende nel Padiglione Italia 5.2. L’elenco include nomi come Cusumano, Firriato, Planeta, Tasca d’Almerita e molti altri, tutti concentrati tra i corridoi A e B. «Wine Paris è un appuntamento chiave per continuare a raccontare la Sicilia del vino sui mercati internazionali», spiega Mariangela Cambria, presidente dell’associazione.

Il Consorzio del Brunello di Montalcino ha un approccio ancora più strutturato: il 70% della produzione è destinato all’estero, e Wine Paris rappresenta solo l’inizio di un tour che proseguirà con ProWein (15-17 marzo), Vinitaly (12-15 aprile) e Benvenuto Brunello a New York il 24 febbraio. Secondo il presidente Giacomo Bartolommei, la presenza continua sui mercati esteri è fondamentale anche «di fronte a un quadro congiunturale non facile».

Interessante anche la partecipazione del Consorzio Montecucco, che per la prima volta sarà presente con cinque aziende: Basile, Poggio Stenti, La Banditaccia, Villa Patrizia e Tenuta Pianirossi. I numeri del consorzio raccontano una crescita controtendenza: nel 2025 gli imbottigliamenti sono aumentati dell’11,1%, arrivando a 6.114 ettolitri, pari a circa 800.000 bottiglie.

Umbria Top, la cooperativa delle cantine umbre, sarà presente al Padiglione 2.1 Stand D110 con dieci aziende: Antonelli San Marco, Chiorri, Decugnano dei Barbi, Lungarotti, Scacciadiavoli, Terre Margaritelli, Goretti, Le Poggette, Feudi Spada e Barberani, più i vini di Cantina Vetunna e Cantina Vinsentie in degustazione. Quest’anno il tema è “Umbria: Stili di Vite”, un gioco di parole che collega la pianta alla vita quotidiana. «Ogni bottiglia è un frammento di questo racconto», spiega il presidente Massimo Sepiacci. La cooperativa non si ferma a Parigi: dopo Wine Paris ci saranno Slow Wine Fair a Bologna (22-24 febbraio) e Vinitaly a Verona (12-15 aprile), mentre un progetto OCM porterà i vini umbri in otto mercati extraeuropei, dagli Stati Uniti al Giappone.

Le singole realtà

Non mancano le cantine che hanno deciso di presentarsi singolarmente. Montina Franciacorta, che sarà allo stand E048 del padiglione 2.1, ha appena concluso la selezione delle nuove cuvée, un processo che il responsabile Michele Bozza definisce «la ricerca della firma Montina in ogni calice». Non è retorica: in Franciacorta la scelta delle basi e la definizione dei blend è il momento che determina il carattere dei vini che usciranno tra qualche anno.

Tenuta Travaglino, storica realtà dell’Oltrepò Pavese (stand G014 – Hall 5.1), punta invece su due vitigni che rappresentano l’identità del territorio: Pinot Nero e Riesling Renano. La tenuta di 400 ettari, di cui 80 vitati su suoli argillo-calcarei tra 250 e 350 metri di altitudine, produce circa 150.000 bottiglie all’anno, concentrate principalmente su metodo classico base Pinot Nero e Riesling. «Siamo alla quinta generazione della famiglia Comi», spiegano dalla cantina, sottolineando come la vendemmia manuale in cassette da 20 kg e l’uso esclusivo di uve aziendali siano la base per vini riconosciuti dalle principali guide internazionali.

Wine Paris
Wine Paris

Oltre il vino: tendenze e innovazione

Tra le novità che emergeranno a Wine Paris c’è sicuramente l’attenzione al segmento no alcol. Serena Wines 1881, che ha chiuso il 2025 in crescita, ha venduto oltre 60.000 bottiglie di una bevanda 0.0 alcol a base di succo d’uva, e sta per lanciare il primo vino dealcolizzato con basi provenienti dall’Unione Europea. Le previsioni per il 2026 parlano di 500.000 bottiglie, con ordini già in arrivo da Polonia e Regno Unito.

La fiera parigina quest’anno si articola su tre aree: Wine Paris per i vini, Be Spirits per distillati e cocktail, e Be No, una nuova sezione dedicata alle bevande analcoliche. Secondo gli organizzatori, il mercato delle bevande analcoliche cresce del 7% l’anno, mentre i vini analcolici registrano un incremento del 12% annuo.

Perché Parigi conta

Wine Paris non è una fiera come le altre. L’edizione 2025 ha registrato oltre 52mila visitatori professionali da 154 paesi, con oltre 20mila incontri B2B programmati. Per le cantine italiane, significa incontrare importatori, distributori, buyer della grande distribuzione e sommelier dei ristoranti più importanti del mondo, tutto concentrato in tre giorni. L’Agenzia Ice organizza quest’anno una partecipazione collettiva con circa 130 aziende italiane, di cui 120 nel settore vini, tutte concentrate nel Padiglione 5 dedicato ai vini italiani.

Il periodo scelto, febbraio, non è casuale: segna l’inizio del calendario degli acquisti per il canale HoReCa e per la grande distribuzione. Chi chiude contratti a Parigi, lavora per tutto l’anno. E in un momento in cui il settore vitivinicolo attraversa una fase complessa – con cali di produzione e mercati incerti – avere una presenza forte sui mercati internazionali diventa ancora più importante.

Per le cantine italiane, Wine Paris 2026 rappresenta quindi molto più di una vetrina: è il luogo dove si costruiscono relazioni commerciali, si testano nuovi mercati, si capisce dove sta andando il consumo globale di vino. E dove si dimostra che il made in Italy, quando si presenta con qualità e organizzazione, riesce ancora a fare la differenza.

spot_img

Ultimi Articoli

Vendemmia 2026, continua in anticipo da Tortona a Rauscedo

Dal Piemonte al Friuli, cinque cantine raccontano la vendemmia...

Gipsy Supper Club: tre chef reinterpretano lo champagne

A Castellamonte tre pranzi d'autunno abbinano piatti inediti alle...

Montepulciano, i fossili del mare pliocenico in cantina

Nella Cantina Storica di Talosa un banco fossilifero del...

Casa Barolo torna a Vinòforum a Roma dal 7 al 13 settembre

A Villa Borghese la 23ª edizione di Vinòforum ospita...