Dopo i brindisi e i festeggiamenti per un 2015 dove l’export del vino ha fatto scintille, e l’Italia ha potuto segnare alcuni record, per il 2016 le bottiglie tornano in cantina, in attesa di tempi migliori. Secondo le stime Wine Monitor di Nomisma sui primi otto mercati (da soli fanno i 2/3 delle importazioni) quest’anno c’è un sensibile rallentamento rispetto al precedente anno: cinque su otto chiuderanno con un calo delle importazioni.

Le bollicine tricolori sono in costante crescita in quasi tutto il mondo

«In uno scenario di mercato – Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma – contraddistinto da più ombre che luci, anche i vini italiani risentono di queste incertezze e battute d’arresto dove i cali sono in larga parte generalizzati e risparmiano pochi grandi esportatori»

Nel 2015 si sono create delle condizioni favorevoli agli esportatori europei, ma oggi la situazione è cambiata. I principali mercati di sbocco del vino italiano hanno un andamento altalenante: negli Stati Uniti le importazioni aumenteranno meno del 2 per cento, mentre il Regno Unito farà segnare circa meno 9 per cento, anche la Germania avrà un segno meno davanti (-4 per cento). Il Giappone aumenterà le importazioni del 3 per cento, mentre la Cina fa storia a se: più 20 per cento di aumento nelle importazioni, segno che il vino piace sempre di più.

Queste valutazioni sono state fatte analizzando gli ultimi dati di settembre, manca dunque solo un trimestre per mettere la parola fine al 2016. Scendendo più in profondità si scopre che i vini fermi imbottigliati stanno avendo una forte battuta di arresto, nel Regno Unito hanno fatto segnare un calo superiore al 10 per cento. In questo momento sono i vini con le bollicine, Prosecco in testa, a trascinare il mercato italiano delle esportazioni. Negli Usa gli aumenti delle importazioni sono nell’ordine del 30 per cento, come anche nel Regno Unito. In particolare in Uk le importazioni di spumanti crescono solo dell’1 per cento, ma se quelli italiani volano a oltre il 30 per cento, quelli francesi arretrano dell’11 per cento, pur mantenendo il 53 per cento sull’import della categoria.

«Guardando ai singoli competitor – ha continuato Pantini – gli spumanti italiani crescono più dei concorrenti in tutti i principali mercati di consumo tranne in Giappone dove Francia e Spagna ci surclassano e la nostra presenza è ancora marginale, mentre nei vini fermi andiamo peggio di Nuova Zelanda e Spagna negli Stati Uniti, del Cile in UK – gli unici vini a crescere in un mercato in calo – e nuovamente dei neo zelandesi in Canada».

Il mercato, secondo gli esperti di Nomisma, è in attesa di capire cosa succederà alla luce della Brexit e di capire cosa faranno gli Stati Uniti sul tema del commercio estero. L’elezione di Donald Trump ha portato un po’ di ansia, se manterrà le promesse elettorali potrebbe far deprimere ulteriormente il commercio internazionale.

È necessario superare alcune situazioni di crisi, come quelle con la Russia, un mercato molto interessante per i prodotti made in Italy, e aumentare ulteriormente la spinta promozionale del vino tricolore all’estero, perché in fondo un buon bicchiere fa parte dello stile italiano che piace all’estero.