In degustazione cinque rossi fermi dell’Oltrepò Pavese che evidenziano la potenzialità di questo territorio, capace di dare vini di qualità e sorprendenti

È facile caratterizzare un territorio con un singolo vino, ma spesso questa operazione è troppo semplificativa. Sicuramente con l’Oltrepò Pavese è facilissimo incorrere un questo errore. Associare questa area a vini facile, di facile beva, di qualità non eccelsa, è quasi scontato, perché questa zona, più di altre, paga anni di pratiche commerciali pensate più a riempire le cantine con vini da bere e spendere poco che con prodotti di qualità adatti sia al pasto di tutti i giorni sia a momenti particolari. Negli ultimi anni la tendenza si è invertita, molti produttori hanno capito che il successo passa attraverso la qualità e l’Oltrepò ha tutte le carte in regola per produrre vini di qualità. La prova? Questa degustazione dove abbiamo avuto la possibilità di scoprire cinque rossi che esprimono al meglio le potenzialità di questo territorio. Particolare molto interessante: si tratta di vini rossi fermi, ma ottenuti con le stesse uve con cui si ottengono le versioni frizzanti che caratterizzano la produzione “tradizionale”.

Bonarda e Barbera da scoprire con le versioni ferme

Barbera, Croatina e Buttafuoco, questo si ottiene con Barbera, Croatina, Uva Rara e Ughetta di Canneto, sia nella versione tradizionale sia un quella storica. I vini provati, come si potrà leggere nelle schede di degustazione, sono stati capaci di offrire delle sensazioni forti e in alcuni casi sorprendenti. Mentre della Barbera si conoscono versioni ferme, vini importanti, come il Roncolongo dell’Azienda Agricola Bisi che abbiamo avuto in degustazione, la versione ferma della Bonarda è un vino sconosciuto ai più. La versione frizzante, che fa la schiuma, è quella su cui punta il Consorzio, ma le due ferme che abbiamo degustato, Fatila della cantina Vercesi del Castellazzo e Millennium dei Fratelli Agnes, sono due vini che non sfigurerebbero su nessuna tavola, anzi i commensali sarebbero sicuramente sorpresi di scoprirli.

Un discorso a parte lo merita il Buttafuoco, un vino che rappresenta bene le potenzialità di questo territorio, o meglio di una parte di esso. La produzione del Buttafuoco si concentra nei territorio di pochi comuni Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Stradella e Pietra de’ Giorgi, e si presenta come un rosso potente, soprattutto la versione storica. In degustazione abbiamo provato il Buttafuoco Vigna Borlano di Marco Vercesi e il Buttafuoco Storico Vigna Pitturina della cantina Poggio Rebasti. Un rosso da abbinare a piatti importanti, che può essere quasi da meditazione quando molto invecchiato.

Panel di degustazione

Sommelier Valerio Sisti – Consigliere nazionale Fisar
Sommelier Roberto Pace – Delegato Fisar Pavia
Sommelier Gianni Longoni – Delegato Fisar Milano
Sommelier Laura Sandoli – Miglior Sommelier d’Italia Fisar 2009
Sommelier Silvia Pedrotti – Sommelier Fisar Milano Duomo
Sommelier Giuseppe Franchi – Sommelier Fisar Pavia