Il vino italiano oltreconfine sta crescendo, ma non quanto stanno facendo i nostri diretti concorrenti. Tira sempre lo spumante, al palo quelli fermi

Sembra proseguire sull'inerzia di una spinta forse in via di esaurimento, l'espansione delle esportazioni di vino italiano. I numeri resi noti da Wine Monitor di Nomisma, infatti, ci regalano una fotografia in cui il nostro Paese, nei dieci maggiori mercati mondiali del vino nel primo semestre di quest'anno, l'Italia galleggia, con una percentuale in linea con l'aumento generale, ma gli altri produttori europei corrono.

Sta ripartendo il mercato russo e va alla grande quello cinese

Nel periodo gennaio-maggio 2016 l'import totale, in questi dieci paesi, ha segnato un +3,8 per cento rispetto agli stessi mesi dell'anno passato. L'Italia si è attestata perfettamente in linea, con un +4 per cento. Una buona prestazione? Apparentemente sì, ma un occhio a quanto hanno fatto i nostri principali concorrenti, e soprattutto un'analisi di come è maturato questo risultato, sminuiscono notevolmente la bontà del risultato.

Cominciamo da un'analisi di come, a livello Top 10, il mercato si è mosso. I numeri di Wine Monitor segnalano un movimento marcato da luci e ombre, con paesi in forte ascesa e altri in stasi, quando non in forte rallentamento. È il caso, per esempio, di Germania e Regno Unito (entrambi con cali vicini al 6 per cento), che si contrappongono quasi perfettamente a Stati Uniti e Giappone che crescono di oltre il 4 per cento. Tra i paesi che volano, i due grandi mercati del futuro, quelli dove si giocherà la partita del vino nei prossimi anni: la Russia, che dopo due anni di cali continui nelle importazioni sembra aver riavviato gli acquisti di vino dall’estero (+9 per cento) e soprattutto la Cina.

Clamoroso il numero del grande paese asiatico: a metà anno, ha già importato lo stesso valore (1 miliardo di euro) acquistato dalla Svizzera in tutto il 2015! Un'espansione, quella cinese, di cui ha beneficiato soprattutto l'Australia che, grazie agli sforzi in campo politico – la firma di un accordo di libero scambio – ha segnato un +43 per cento! Un trend che dovrebbe continuare anche nei prossimi anni, magari non su questi livelli livelli ma comunque in forte ascesa, visto che ci vorranno altri tre anni prima che l'accordo sull'eliminazione dei dazi sul vino che Pechino e Canberra hanno sottoscritto arrivi a totale compimento.

Ora, l'Italia. Come detto, a fronte di un aumento generale nei dieci Paesi più importanti del mercato del vino – che sommati valgono il 70 per cento dell'intero mercato mondiale da 7,3 miliardi di euro – del 3,8 per cento, l'Italia ha segnato un +4. Peccato che Francia e Spagna, i nostri maggiori concorrenti – sia per quantità prodotta che per venduto – ci abbiano letteralmente doppiati, segnando rispettivamente +8 e +9 punti percentuali. Come si sia arrivati a questo risultato segnala non pochi problemi. Perché le importazioni di vini italiani nei principali mercati mondiali continuano ad essere trainate dagli spumanti. «La crescita per questa tipologia nei primi cinque mesi del 2016 è infatti superiore al 20 per cento, mentre nel caso dei vini fermi imbottigliati la variazione è appena dell’1 per cento», afferma infatti Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma.

Insomma, le bollicine continuano ad essere il motore delle esportazioni dei vini italiani all'estero. Un settore quello degli spumanti di casa nostra, in cui Regno Unito e Stati Uniti si confermano i principali mercati di sbocco e dove continua a farla da padrone il Prosecco. A proposito di bollicine, da notare che quelle italiche iniziano a farsi strada anche nel mercato francese, patria del più blasonato Champagne. «Nei primi 5 mesi del 2016, le importazioni in Francia di spumanti Dop italiani, escluso l’Asti, sono praticamente raddoppiate rispetto all’anno scorso, passando da meno di 9 mila a quasi 19 mila ettolitri, per un valore corrispondente di 6,5 milioni di euro» aggiunge ancora Pantini.

Bollicine sempre più allegre, insomma, ma vini fermi decisamente lontani in termini di prestazioni percentuali: un aumento dell'1 per cento, a fronte di un +3,8 generale, significa un arretramento. Anche se non mancano i lati positivi: se i vini fermi imbottigliati del Belpaese non stanno marciando a grandi passi nel mercato nordamericano (meno del 2 per cento di aumento), in compenso segnano ottimi risultati in Cina (+42 per cento) e in Russia (+16 per cento), soprattutto in ottica futura.

Attenzione agli spagnoli, però: anche i cugini iberici mettono a segno un +42 per cento nell'esportazione di vini fermi imbottigliati in Cina - consolidando così la loro quarta posizione in termini di vini fermi più importati nel paese asiatico – ma mettono a segno un buon risultato anche sul mercato statunitense (+8 per cento, contro il +2 dell'Italia). La Spagna, poi, al contrario dell’Italia, continua a guadagnare posizioni di mercato con la vendita di vini sfusi, in particolare proprio grazie ai ritrovati acquisti della Russia.