La Ue ha fatto dietrofront sulla proposta di liberalizzare il nome dei vitigni sulle etichette. Per il vino italiano sarebbe stato un danno miliardario

Ci hanno provato, ma per fortuna la Commissione Europea ha fatto dietrofront e ha abortito la proposto di permettere l’uso dei nomi dei vitigni italiani sulle etichette di vini stranieri. La proposta che era in discussione, semplificando, voleva togliere importanza al territorio per darla al vitigno. Se fosse stata approvata, il risultato per il comparto vitivinicolo poteva avere effetti disastrosi. Con un danno economico di alcuni miliardi di euro.

Promuovere e tutelare il territorio le strade da percorre

Questo stop significa che il territorio continua ad avere la sua maggiore importanza e quindi quando si parlerà di Lambrusco, giusto per fare un esempio, si parlerà di un vino coltivato solo in Emilia Romagna. Non potrà esserci un “Lambrusco” ungherese o slavo. Tantomeno un “Nebbiolo” spagnolo o un “Negramaro” tedesco. Il rischio sarebbe stato proprio questo: trovare sul mercato bottiglie con nomi di vitigni simbolo dell’Italia prodotti in altri Paesi della Comunità Europea.

Soddisfazione per questo scampato pericolo l’ha espressa Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, alla notizia che la Commissione Europea ha fatto retromarcia sulla proposta di liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione. «Sventato il rischio di una pericolosa banalizzazione di alcune tra le più note denominazioni nazionali che si sono affermate sui mercati nazionale ed estero grazie al lavoro dei vitivinicoltori italiani. Il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione».