Per conquistare il ricco mercato della Cina le eccellenze italiane del vino e della moda si presentano insieme. A Shanghai il debutto con Drink and dress

Le eccellenze italiane fanno (finalmente!) squadra e si presentano insieme. È quanto sta capitando in Cina, il più grande mercato del mondo, con il suo miliardo e mezzo di abitanti, e quello con le maggiori e migliori prospettive di crescita, oggi e nei prossimi anni, se non decenni. Esserci è dunque importante, esserci bene ancora di più, anzi fondamentale. Il nostro Paese piace ai cinesi. Ha molte cose che i “nuovi ricchi” (e in un paese come la Cina, quando si dice “ricco” si intende “molto ricco”) apprezzano, per non dire amano: la cucina e la moda. Ecco quindi che le eccellenze di questi due campi si stringono la mano e vanno a braccetto all'incontro con la Cina.

Investiti per promuovere il made in Italy 1,3 milioni di euro

È proprio questo che sta succedendo a Shanghai. Nella città più aperta, più innovativa, più global del grande paese asiatico, il vino italiano cambia look e indossa i migliori brand del luxury textiles made in italy e riempie, anzi illumina, la notte più glamour di Shanghai. È stato all'insegna del “Drink and dress” che si è tenuto, lo scorso 14 ottobre, un evento che ha visto le 12 cantine del Consorzio Italia del Vino e i più rinomati marchi della moda e del calzaturiero debuttare insieme alla House of Roosevelt a sostegno dei comparti più rappresentativi del life style italiano. All'iniziativa hanno collaborato anche Ice, Italian trade Agency di Shanghai, e poi Milano Unica, Ente Moda Italia e Sistema Moda Italia, nell'ambito di un progetto che vuole andare ben oltre l'occasione di una notte. Nessuna toccata e fuga, ma un progetto triennale – denominato “Italia in Cina” – che, forte di 1,3 milioni i euro i investimenti vuole promuovere il vino italiano con il sostegno delle due più grandi associazioni private del settore: Italia del Vino e Istituto Grandi Marchi.

Ma qual è la situazione attuale del nostro comparto vitivinicolo nel grande Paese asiatico? Nei primi 8 mesi di quest’anno è ancora segnata da luci e ombre. Secondo le ultime elaborazioni di WineMonitor/Nomisma, infatti, il nostro Paese cresce meno del resto del mondo, con le importazioni di vini fermi imbottigliati a +26,4 per cento a fronte del +60,6 per cento delle importazioni complessive tra gennaio e agosto di quest'anno.

Per Andrea Sartori, presidente del Consorzio Italia del Vino: «In Cina, dal 2000 al 2014, il consumo di vino sul totale delle bevande alcoliche è più che triplicato passando dal 5,1 per cento a una quota del 15,8 per cento. Anche l’incidenza dei vini importati sul consumo nazionale cinese, che ha raggiunto il 19 per cento nel 2014 contro il 3,2 per cento nel 2000, ci indica che il vino italiano ha davanti a sé delle prospettive di crescita interessanti se saprà intercettare i nuovi trend di contaminazione delle abitudini locali con le tendenze occidentali».

Ecco il punto: «se saprà intercettare». Perché questo avvenga, però, serve un cambio di strategia, anche in vista dei nuovi scenari che potrebbero complicare ulteriormente la nostra posizione su questo mercato, come l’accordo di libero scambio tra Australia e Cina che prevede una riduzione progressiva dei dazi da quest’anno fino al 2019. «Per questo – conclue Sartori – il gemellaggio con la moda potrebbe rivelarsi una leva fondamentale per conquistare questo mercato».