Il luogo d’elezione per acquistare vino per gli italiani è la grande distribuzione, ma è sempre più importante la vendita diretta, il caso Giordano Vini

Cosa versano nel calice gli italiani? Oggi si preferisce acquistare vino già imbottigliato, variando anche tipologia e genere. Si cerca sempre più un vino di qualità, in controtendenza rispetto a quanti in passato puntavano sulla quantità. Il gusto degli italiani per il vino è cambiato. Sono ormai una minoranza in via d’estinzione quelli che portano a casa damigiane di vino sfuso e poi compiono il rito dell’imbottigliamento.

Agli italiani piace il vino di qualità e lo acquistano sempre di più direttamente dal produttore

Come canali dove comperarlo, il ruolo da protagonista lo ha sempre la grande distribuzione. A fare concorrenza alla Gdo nell’ultimo periodo sono subentrati anche altri canali di vendita, che risultano particolarmente apprezzati dagli amanti del buon vino perché comodi e talvolta capaci di offrire prezzi più vantaggiosi. Sono la vendita diretta e quella online.

Quali sono quindi i canali di vendita che gli italiani preferiscono? Come detto la grande distribuzione si prende la fetta più grande del mercato. Molte cantine hanno una linea ad hoc, oppure propongono alcune delle proprie etichette anche su questo canale.

I vini prestigiosi, invece, prendono strade diverse: tendono a essere venduti nelle enoteche, nei canali della ristorazione e ultimamente anche online. Per quest’ultimo canale i dati non sono ancora significativi, ma molti operatori scommettono che presto diventerà uno dei più significativi modi di acquistare il vino, specialmente per prodotti di fascia medio alta.

Un’altra voce importante è quella della vendita diretta dalla cantina al consumatore, senza passare attraverso grossisti, intermediari o negozi terzi, che chiaramente applicano un ricarico sul prezzo finale. Forse proprio per questo, la vendita diretta è in costante crescita: secondo una ricerca Mediobanca nel 2010 valeva l’8 per cento del mercato, mentre nel 2016 è arrivata al 13,5 per cento.

Se per molte cantine questo canale è ancora sottovalutato, ce ne sono altre che hanno scelto di puntare prevalentemente su questo tipo di vendita. Ne è un esempio Giordano Vini, una realtà da circa 20 milioni di bottiglie l’anno che serve 3 milioni di clienti direttamente, senza intermediari. La loro offerta riesce a coprire le esigenze di varietà con vini italiani provenienti da diverse regioni, da Nord a Sud lungo l’intera penisola.

Oltre al canale diretto, la proposta dell’azienda si focalizza anche sulla vendita di vino online, offrendo sconti e promozioni particolari alla clientela, traducendo il tradizionale modo di fare teleselling in ottica digitale. Una naturale evoluzione che parte dalla lettera promozionale nella buca delle lettere, sulla quale la società ha fondato la propria storia, e arriva all’e-commerce enologico.

La diversificazione dell’offerta è dunque importante per il consumatore: le più importanti cantine nazionali non propongono solo vini di una regione, ma hanno prodotti provenienti da tutta Italia. In conclusione quindi operatori di settore ed esperti vinificatori si propongono di offrire vini che puntano sempre in alto, per andare incontro alle richieste dei consumatori italiani e stranieri, servendo il mercato internazionale attraverso l’esportazione di vini italiani nel mondo.

Una recente ricerca effettuata da Tannico, enoteca online, basata su un campione di 50mila consumatori, ha evidenziato come il prezzo medio della bottiglia acquistata è in crescita e che, in alcune regioni come Lombardia e Abruzzo, supera i 10 euro a bottiglia.

Un dato significativo che dimostra una tendenza ad apprezzare i vini a denominazione di origine rispetto al vino da tavola. Nei negozi e nei supermercati stanno sparendo i formati diversi dalle classiche bottiglie da 0,75 litri. Sono infatti sempre meno i fiaschi e i bottiglioni. Anche le confezioni in tetrapak sono in diminuzione e restano appannaggio solo di una fascia di consumatori che non va oltre la quantità. Sempre secondo l’indagine di Mediobanca i vini comuni totalizzano il 10 per cento del mercato.