In Lombardia la superficie vitata biologica è raddoppiata in 7 anni. Ben 200 produttori lombardi con 2mila etichette saranno protagonisti alla 52esima edizione del Vinitaly a Verona, una delle più importanti manifestazioni mondiali dedicate al vino

Ѐ ormai tutto pronto per la 52ª edizione di Vinitaly, il Salone internazionale del vino e dei distillati che si terrà a Verona dal 15 al 18 aprile. Inutile dire che l’appuntamento è imperdibile per un wine lover, visto che si tratta di uno dei più grandi eventi mondiali sul vino.

La Lombardia produce per il 90 per cento vini a Denominazione di qualità, grazie a 5 Docg, 21 Doc e 15 Igt

Qualche numero dà l’idea della magnificenza della kermesse: 4300 espositori, con il padiglione Lombardia a fare da polo di attrazione, grazie a 200 produttori e 2mila etichette in degustazione su uno spazio di 8.500 metri quadrati complessivi. Una regione leader anche per l’offerta qualitativa sempre più alta, con 90 diverse tipologie di vitigni presenti sul territorio sulle 517 totali iscritte al Registro nazionale delle varietà di vite.

La manifestazione di quest’anno ha come focus gli Usa. Un segnale molto importante visto che per la prima volta abbiamo perso il primato come primo Paese fornitore, a vantaggio di un competitor come la Francia.

«Va aggiustato il tiro sui mercati tradizionali, vanno recuperati Usa ed Europa – ha spiegato l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia Gianni Fava in occasione della presentazione a Milano del padiglione Lombardia a Vinitaly 2018 – Cile e Australia hanno prodotti senza identità, noi invece ne abbiamo un surplus: abbiamo 90 vitigni diversi, con alto livello qualitativo. Il vino italiano all’estero va bene se è distintivo e viaggia nei canali dei beni di lusso».

«Il successo del Franciacorta in Giappone – fa notare – è lì a dimostrarlo. Fare, per esempio, sistema con la moda è un modo azzeccato di promozione: dobbiamo uscire dalla logica comunicativa del bene di massa. Quello che vende è il made in italy, le denominazioni vengono in subordine: negli Usa, a parte il Prosecco, in carta, scrivono genericamente Italian wines».

Il Vinitaly di quest’anno è anche all’insegna del biologico. Un trend ormai che caratterizza i mercati internazionali e che vede la Lombardia attentissima a cavalcarlo. Basti dire che negli ultimi sette anni gli ettari destinati a questa produzione sono saliti a 1753, con una crescita del 93 per cento. A far la parte del leone, la provincia di Brescia, prima a livello regionale, seguita dalla provincia di Pavia. A questo cambiamento ha contribuito anche la politica di sostegno di Regione Lombardia.

«Da cinque anni a questa parte il consumo dei vini bio in Lombardia è in aumento a doppia cifra – ha rimarcato Gianni Fava – Le politiche che abbiamo preso nell’ambito del Programma di sviluppo rurale hanno incentivato in questa direzione. Abbiamo sostenuto il comparto con oltre 67 milioni di euro nelle varie misure, tenuto conto che il sostegno all’internazionalizzazione sui Paesi Terzi è stato fortemente penalizzato dai ben noti ritardi del Mipaaf in materia di Ocm Vino».

«I prodotti biologici sono ricercati, soprattutto nel Nord Europa» ha commentato Daniele Riva, vicepresidente di Unioncamere Lombardia e presidente della Camera di Commercio di Lecco, che ha sottolineato la crescita positiva dell’export dei vini lombardi nei primi nove mesi del 2017, +3,7 per cento, rispetto al periodo gennaio-settembre 2016.

«Stiamo operando per fare diventare il Vinitaly sempre più un momento di scambio commerciale – ha dichiarato Gianni Bruno, area manager wine&Food di Veronafiere – Saranno 35mila gli operatori esteri presenti alla Fiera e la Lombardia rappresenta per noi una delle punte di diamante».

La qualità sta anche nei numeri. La Lombardia produce per il 90 per cento vini a Denominazione di qualità, grazie a 5 Docg, 21 Doc e 15 Igt. Vanta ben 3116 imprese vitivinicole attive (di cui 762 femminili), che utilizzano 90 diverse tipologie di vitigni. Tra le ultime varietà riscoperte, ci sono, per esempio, l’Erbamat della Franciacorta su cui sta investendo una grande azienda come Berlucchi, il Verdese dell’Igt Terre Lariane. Forte l’adesione dei Consorzi a Vinitaly 2018. Saranno presenti il Consorzio Franciacorta, Consorzio Lugana, Consorzio Moscato di Scanzo, Consorzio Oltrepò Pavese, Consorzio Provinciale Vini Mantovani, Consorzio San Colombano, Consorzio Terre Lariane, Consorzio Valcalepio, Consorzio Valtellina, Consorzio Valtènesi, ed Ente Vini Bresciani (in rappresentanza dei territori di Botticino, Cellatica, San Martino della Battaglia e Valcamonica).

Vinitaly sarà anticipato di un giorno, come di consueto, da Opera Wine, con la presentazione dei 107 vini selezionati da Wine Spectator, bibbia Usa del vino. Segno di un legame fortissimo con gli Stati Uniti, anche se tanti oggi puntano a intercettare il vastissimo mercato dell’Oriente. «Non credo che la Cina crescerà come mercato in modo significativo nei prossimi anni – ha riflettuto Fava – paghiamo il gap con la Francia ed è anche culturale: in Cina il consumo di vino e alcolici è per turisti stranieri. Si concentra negli alberghi e nei canali Horeca».

C’è poi l’Europa che potrebbe giocare un ruolo imprevedibile nell’orientare i mercati con la decisione di introdurre in etichetta il numero delle calorie, fino ad arrivare (se ne parla da tempo) all’imposizione dell’elenco degli ingredienti. «Sul discorso etichetta l’Ue tende a disincentivare i consumi di vino – attacca Fava – visto che la produzione riguarda sostanzialmente i Paesi del Sud dell’Europa che politicamente sono meno forti. Ma sul vino deve fare i conti anche con i francesi, che contano molto di più degli italiani. Ѐ evidente – taglia corto – che non si andrà da nessuna parte».