Crescita record per i vini lombardi nel Paese del Dragone: +8686,5 per cento negli ultimi quindici anni. Al Vinitaly pronti a sbarcare duecento produttori

Numeri. La Lombardia vinicola si appresta ad approdare al Vinitaly forte dei suoi numeri. A cominciare dai 258 milioni di euro garantiti dall’export (+66,8 per cento negli ultimi quindici anni). E un +304 per cento di esportazione in Asia Centrale, e +132,6 per cento in Asia Orientale, negli ultimi cinque anni. Con la Cina sempre più il business del futuro. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Saranno oltre 1000 le etichette lombarde in degustazione a Verona

La «temperatura» del vino lombardo è stata misurata in occasione della partenza della Collettiva Lombarda di duecento produttori (con mille etichette) che sbarcheranno alla cinquantunesima fiera del Vinitaly. La presentazione è avvenuta nella sede istituzionale di Regione Lombardia, al Palazzo Pirelli. Assente il presidente Roberto Maroni, a fare le veci di casa è stato l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, accompagnato dal presidente di UnionCamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio, e dal presidente di Veronafiere Maurizio Danese.

Dicevamo i numeri. Il primo elemento che emerge è la vocazione sempre più internazionale dei vini lombardi. Tira l’Asia e tira la Cina con un incredibile +8686,5 per cento negli ultimi quindici anni. Ma anche Hong Kong (+1508,8 per cento). Le cifre sorridono, nel medesimo periodo, anche per il mercato europeo dove svetta l’export in Spagna (+722,6 per cento), Regno Unito e Francia (rispettivamente +437,3 per cento e +455, 8 per cento). E, nonostante l’embargo e la crisi economica, il mercato russo ha fatto segnare un + 507,9 per cento.

Il secondo elemento da sottolineare è la crescita qualitativa della produzione lombarda. Nove bottiglie su dieci tra le oltre 182 milioni di bottiglie potenziali dell’annata 2016 (+6,7 per cento la vendemmia) sono a marchio Docg, Doc e Igt.

A cercare di guardare all’orizzonte con i piedi ben saldi a terra ci ha pensato l’assessore Gianni Fava. «Ci sono tre parole d’ordine del prossimo Vinitaly: qualità, promozione e internazionalizzazione. La sfida d’ora in avanti sarà quello di aumentare il valore del venduto, non solo la quantità. La componente principale del valore del vino è la suggestione e si alimenta se si fa una sana promozione. Dobbiamo sempre di più mettere risorse a disposizione – ha sottolineato – come ha fatto Regione Lombardia in questi anni che ha messo circa 13 milioni di euro di contributi sui sistemi degli Ocm. Noi poi dobbiamo lavorare sulla qualità. I mercati internazionali la cercano e Lombardia ha un piccolo record con il 90 per cento dei vini a marchio Docg, Doc e Igt».

«In un mercato asfittico come quello nazionale non c’è alternativa se non crescere sui mercati esterni dove la qualità sia riconosciuta e remunerata adeguatamente. Che la Francia esporti per dieci miliardi – ha fatto notare Fava – circa il doppio dell’Italia (5,6 miliardi), non è giustificabile sul piano della qualità: non c’è un gap tra i prodotti. Noi internazionalizziamo nel momento i cui ci facciamo conoscere e la base per conquistare i mercati è la reputazione. È fondamentale dare affidabilità su qualità e sicurezza, modalità produttive. Sono sempre più richiesti anche dai mercati emergenti».

Un aspetto che oggi appare in secondo piano, ma destinato a recitare un ruolo decisivo nel futuro, è relativo agli accordi di libero scambio. La Cina negli ultimi anni ha giocato un po’ al guinzaglio con i dazi sul vino. Alla fine le tensioni si scaricano lì, se qualcosa non quadra negli scambi. Prima o poi l’Ue dovrà fare i conti. Anche se è ormai defunto il Ttip, sarà da vedere cosa porterà l’accordo raggiunto con il Canada e il prossimo, possibile, con il Giappone. L’assessore Gianni Fava risulta però scettico.

«Potenzialmente gli accordi di libero scambio sono utili – ha spiegato – ma rischiosi dal punto di vista operativo e quando si entra nel dettaglio delle questioni. Spesso si traducono con risultati al ribasso come è stato l’accordo con il Canada. Tutti i prodotti tutelati hanno pari dignità e devono essere tutelati allo stesso modo. Alla fine per noi sono spesso un passo indietro».

«Quello lombardo sarà un padiglione importante al Vinitaly – ha rimarcato Gian Domenico Auricchio, presidente di UnionCamere Lombardia – Duecento produttori significano l’85 per cento di quelli lombardi. Il fatto che il 24 per cento del vino lombardo vada in Francia, la patria del vino, è significativo della sua qualità».

Maurizio Danese, presidente di Veronafiere, ha dato con altri numeri l’idea del grosso interesse in gioco e delle diverse chiavi di lettura per capire potenzialità e aspetti da migliorare. «È vero il dato di 5,6 miliardi di export del vino italiano: ma se togliamo il grande exploit dello spumante, i conti sarebbero diversi. Il nostro prezzo medio della bottiglia, a livello globale, è 2,7 euro al litro quando in Francia è oltre cinque euro. Oggi il venti per cento del business si fa in Asia, un mercato che non esisteva: numeri importanti, ma permane la difficoltà a fare entrare i nostri prodotti. L’e-commerce da solo non è sufficiente per vendere vino: serve farlo conoscere. A Vinitaly – ha fatto sapere – ci sarà quest’anno una grande azienda cinese che ha già mille punti vendita e li raddoppierà in un anno. Noi ci occuperemo dell’academy, dell’informazione e formazione per i nostri prodotti nei loro negozi».

«Vinitaly – ha specificato – sarà anche Vinitaly in the city e tante altre iniziative. Creando Vinitaly in the city abbiamo voluto distinguere tra business e wine lovers, togliendo così di fatto quasi trentamila persone alla manifestazione. Abbiamo già migliaia di B2B organizzati, migliaia i buyer internazionali registrati da Usa e Cina: lo scorso anno sono stati 28mila».

«Il mercato cinese crescerà del 79 per cento di qui al 2020, dicono le stime: la Cina potrebbe diventare il primo Paese importatore di vino – ha aggiunto Giovanni Mantovani, direttore di Verona Fiere – Crescono contemporaneamente, questa l’altra novità, molti mercati africani».

Il mondo vitivinicolo lombardo è costituito da tremila imprese e più di seimila addetti. Grazie a 5 Docg, 22 Doc, 15 Igt la Lombardia rappresenta l’8 per cento delle Denominazioni di qualità a livello nazionale, a fronte di un contributo in termine di volumi che si ferma al 3 per cento. I Consorzi presenti a Vinitaly 2017 saranno i seguenti: Consorzio Franciacorta, Consorzio Lugana, Consorzio Moscato di Scanzo, Consorzio Oltrepò Pavese, Consorzio Provinciale Vini Mantovani, Consorzio San Colombano, Consorzio Terre Lariane, Consorzio Valcalepio, Consorzio Valtellina, Consorzio Valtènesi, ed Ente Vini Bresciani (in rappresentanza dei territori di Botticino, Cellatica, San Martino della Battaglia e Valcamonica.

Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, che realizzano e finanziano in accordo di programma il Padiglione lombardo, hanno voluto istituire per l’edizione 2017 della manifestazione veronese un premio per le aziende più rappresentative in termini di export operanti all’interno dei singoli consorzi. Un riconoscimento che premia gli «ambasciatori dei vini lombardi all’estero».

Ambasciatori dei vini lombardi all'estero - i premiati

Ottavia Vistarino, Azienda Conte Vistarino – Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese

La proprietà della Cantina Conte Vistarino si estende per oltre 826 ettari di cui 200 vitati, tutti iscritti all’Albo della DOC Oltrepò Pavese e coltivati a Pinot Nero, Riesling Renano, Pinot Grigio, Moscato, Croatina e Barbera. L’azienda attualmente esporta il 20% della produzione, quota in costante crescita negli ultimi anni. I mercati principali sono: Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Giappone.

Stefano Camilucci, Azienda La Valle – Consorzio per la Tutela del Franciacorta

L'Azienda La Valle, della famiglia Pezzola, si trova a Rodengo Saiano (Brescia), nel cuore della Franciacorta, in una bellissima zona collinare a pochi chilometri di distanza dal lago d’Iseo. Produce 60 mila bottiglie all’anno e oggi l’export assorbe il 22% della produzione. I primi mercati sono Giappone, Inghilterra e Stati Uniti, con l’Ucraina in forte crescita.

Casimiro Maule, Casa Vinicola Nino Negri – Consorzio di Tutela Vini di Valtellina

Una delle più antiche aziende vitivinicole della Valtellina, la Casa Vinicola Nino Negri produce circa 850 mila bottiglie all’anno, vinificando uva proveniente dai 31 ettari di proprietà e dai 130 ettari dei 240 soci conferenti della Cooperativa VI.V.ASS (Viticoltori Valtellinesi Associati). L’export assorbe circa il 20% della produzione, con Svizzera, Germania e Stati Uniti come primi mercati.

Manuele Biava, Azienda Agricola Biava – Consorzio di Tutela Moscato di Scanzo

L’Azienda Biava si estende per soli 3 ettari, con una produzione annua di 7.500 bottiglie, suddivisa in 5 etichette. Fiore all’occhiello è il Moscato di Scanzo DOCG con 2.500 bottiglie all’anno. Oggi il 30% della produzione è destinato all’enoteca Astor Wine & Spirits di New York, punto di riferimento per ogni newyorkese che voglia acquistare vini rari, preziosi e ricercati.

Paolo Pasini, Azienda Agricola San Giovanni – Consorzio Valtènesi

Fondata nel 1958, l’Azienda Agricola San Giovanni si estende per 40 ettari. Le vigne, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, sono divise tra Valtènesi e Lugana. Le terre sono divise in 19 appezzamenti che formano altrettanti vigneti, dai quali vengono prodotte complessivamente 300 mila bottiglie all’anno. Di queste circa il 40% è destinato all’export: la Germania è il primo mercato per il Lugana DOC, gli Stati Uniti per il Valtènesi Chiaretto.

Chiara Tuliozi, Azienda Agricola Ricchi – Consorzio Vini Mantovani

Riconosciuta per l’attenzione al territorio e all’ambiente, l’Azienda agricola Ricchi è diventata a impatto zero nel 2012, anno dal quale autogestisce e produce energia pulita senza l’uso di carburanti ma con l’utilizzo di una caldaia alimentata da cippato ricavato da tralci di vigna di potatura invernale. L’azienda produce circa 320 mila bottiglie all’anno, un 20% delle quali destinate ai mercati esteri, principalmente Europa, Giappone e Cina.

Davide Lazzari, Azienda Agricola Lazzari – Consorzio Montenetto

La famiglia Lazzari coltiva direttamente 7 ettari di terreno, grazie ai quali produce tra le 35 mila e le 40 mila bottiglie all’anno con l’obiettivo di sviluppare le caratteristiche peculiari del Montenetto attraverso l’incentivazione della biodiversità microbica dei terreni e il recupero di vitigni locali. Certificata biologica dal 2016, esporta soprattutto verso California, Germania, Svezia e Cina.

Roberto Gangarossa, Poderi di San Pietro – Consorzio Volontario Vino DOC San Colombano

L’azienda Poderi di San Pietro si estende per 65 ettari sulle colline di San Colombano, e ha adottato una filosofia produttiva volta ad offrire un vino di alta qualità e capace di esprimere in pieno le caratteristiche vocazionali del territorio. L’azienda vende oltre 15 mila bottiglie sui mercati esteri, dove la sua presenza è cresciuta del 35% dal 2012, in particolare in Svizzera, Germania e Inghilterra.