A Scerni si chiude la prima vendemmia sperimentale delle 18 varietà resistenti alle malattie fungine coltivate in Abruzzo
A Scerni, nel Chietino, si è chiusa la prima vendemmia sperimentale di vitigni Piwi coltivati nel vigneto dell’Istituto Tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi”. La raccolta, iniziata il 29 luglio, arriva al terzo anno dall’impianto e riguarda 18 varietà resistenti alle principali malattie fungine della vite. Il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo promuove e finanzia il progetto dal 2024: l’obiettivo è verificare se queste varietà possano diventare una risorsa per la viticoltura regionale.
18 varietà in campo
Nel vigneto sperimentale sono presenti Bronner, Charvir, Fleurtai, Johanniter, Kersus, Palma, Pinot Iskra, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris, Sauvignier Gris, Cabernet Eidos, Nermantis, Pinot Kors, Pinot Regina, Sevar, Termantis e Volturnis. Le uve raccolte sono state destinate a microvinificazione: i vini ottenuti, insieme ai dati agronomici, serviranno a valutare il potenziale delle singole varietà.

Nessun sintomo di peronospora e oidio
Il monitoraggio in vigna è stato condotto dall’agronomo Fausto Cimini, che ha seguito dieci piante per ciascuna cultivar con rilievi settimanali dalla gemma cotonosa alla maturazione: germogliamento, fioritura, allegagione, invaiatura, fertilità delle gemme, peso dell’uva e degli acini, tra i parametri registrati. Il controllo fitosanitario si è concentrato su peronospora e oidio, le due patologie per cui i Piwi sono stati selezionati. Il risultato, secondo la relazione tecnica: tutte le piante osservate hanno mostrato resistenza completa a entrambe.
«Una sfida enologica e di sostenibilità»
Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, descrive così la prima vendemmia: «È un passaggio fondamentale perché ci permette di cominciare a confrontarci concretamente con il prodotto della vigna. Da ora saranno le uve e le microvinificazioni a dirci qualcosa in più sul potenziale enologico di queste varietà». Nicodemi ricorda che il progetto coinvolge scuola, università, vivaisti, enologi, agronomi e periti agrari: «Servono anni di osservazione, dati e confronti per capire quali genotipi possano essere realmente adatti al nostro territorio».
Sul fronte istituzionale interviene anche Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore all’Agricoltura, secondo cui la sperimentazione di Scerni permette di acquisire «dati e conoscenze preziose su varietà che potrebbero contribuire a rendere il sistema vitivinicolo regionale più resiliente e competitivo, riducendo la pressione delle principali patologie fungine e l’impiego di trattamenti».

Due nuovi filoni di ricerca in arrivo
Quella dei Piwi è solo una delle iniziative del Consorzio in ambito di studi di filiera. Nei prossimi mesi partiranno altri due percorsi: uno sulle Tea(Tecnologie di evoluzione assistita), che permettono di ottenere nuovi cloni migliorati di varietà autoctone e internazionali già esistenti, meno soggetti a malattie e stress ambientali; l’altro dedicato ai vitigni autoctoni regionali, per ampliare le conoscenze e le possibilità di scelta dei viticoltori abruzzesi. Al progetto partecipano l’Istituto “Ridolfi-Zimarino” di Scerni, i Vivai Cooperativi Rauscedo, il Civit (Consorzio Innovazione Vite), Assoenologi Abruzzo-Molise, la Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Abruzzo e il Collegio Interprovinciale dei Periti Agrari di Chieti-L’Aquila.
Cosa sono i vitigni Piwi
Piwi è l’abbreviazione del termine tedesco pilzwiderstandsfähig, “resistente ai funghi”. Si tratta di varietà ottenute da incroci naturali tra la Vitis vinifera europea e altre specie del genere Vitis di origine americana o asiatica, portatrici dei geni di resistenza: non sono organismi geneticamente modificati. Il vantaggio agronomico sta nella minore necessità di trattamenti fitosanitari, con ricadute su esposizione dei lavoratori in vigna, consumi ed emissioni legate alle operazioni in campo.
La sperimentazione di Scerni avrà un orizzonte di almeno cinque-sei anni, con almeno tre microvinificazioni e un profilo quantitativo e qualitativo completo per ciascun genotipo. Le varietà che dimostreranno caratteristiche adeguate potranno essere proposte per l’iscrizione nell’Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo.
