La vendemmia 2016 è oltre la metà e si possono fare le prime considerazioni: buona la produzione e la qualità delle uve, ora si aspetta la cantina

In questo periodo si è arrivati a circa metà della vendemmia 2016, un momento che può essere usato per fare il punto della situazione, assieme ai vari consorzi e associazioni di categoria che hanno monitorato l’andamento. Naturalmente, per avere un dato definitivo e certo bisognerà aspettare la fine della raccolta dell’uva e il successivo passaggio in cantina. Intanto, possiamo farci un’idea.

Il 2016 non sarà al livello del 2015, ma si preannuncia una buona annata

Il vigneto Italia in generale gode di buona salute sia sul fronte qualitativo sia quantitativo, ma con una forte disomogeneità tra regioni e tra territori. Conferma – probabile – del primato produttivo a livello mondiale, anche se a un livello complessivo un poco inferiore a quello (eccezionale) del 2015. Buone le premesse per le esportazioni, già in crescita, nella prima metà del 2016, del 2 per cento in valore rispetto al record storico fatto segnare lo scorso anno, con il risultato che oltre la metà del fatturato realizzato dal vino quest’anno sarà ottenuto dalle vendite sul mercato estero.

Anche per la vendemmia 2016 la collaborazione tra Ismea e Unione Italiana Vini consente di avere un’anticipazione circa quello che sarà – o ci si aspetta che sia – l’andamento della produzione vitivinicola nazionale. Una fotografia realizzata grazie alla fitta rete territoriale di osservatori privilegiati del settore. Anche se “vecchi” (le rilevazioni sono state fatte tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre) questi numeri sono sicuramente utili per capire quale potrà essere il quadro finale della Vendemmia 2016. E l'immagine che ne esce consente un certo ottimismo sulla capacità del settore vitivinicolo italiano di affrontare i mercati, quello nazionale ma anche, se non soprattutto, quello internazionale.

Una nota importante prima di analizzare i numeri che stanno circolando sullo stato della raccolta dei preziosi grappoli: il confronto rispetto alla vendemmia 2015 è impari. L'anno scorso è stato caratterizzato da una eccezionale abbondanza, tanto da segnare numeri record che hanno lanciato il nostro Paese in cima alla classifica mondiale dei produttori, superando i cugini francesi. Le stime riguardanti la campagna in corso collocano il risultato produttivo attorno ai 48,5 milioni di ettolitri: leggermente sotto (circa il 2 per cento) rispetto al 2015, ma comunque ben al di sopra (+9 per cento) rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Ed è questo il dato di maggior interesse, perché fotografa una capacità produttiva in aumento stabile nel tempo.

Questo incremento di capacità produttiva è dovuto a due fattori principali: uno contingente, condizioni climatiche favorevoli, e uno invece strutturale, l'entrata in piena produzione di nuovi vigneti in sostituzione di quelli più obsoleti. Investimenti sulla qualità dei filari che, sulla base dei dati oggi disponibili, dovrebbero spingere l’Italia verso la conferma della simbolica leadership mondiale nella produzione di vino. In Francia, infatti, si stimano 42,9 milioni di ettolitri (circa ‐10 per cento sul 2015 ma, dato ben più importante per non dire preoccupante per i nostri cugini d'Oltralpe, -7 per cento sulla media degli ultimi cinque anni), mentre in Spagna si parla di una vendemmia in linea con i 42‐43 milioni di ettolitri degli ultimi due anni, e forse anche maggiore, fino ai 45 milioni. Il che potrebbe portare, secondo Coldiretti, allo storico sorpasso degli iberici nei confronti della Francia.

Il clima rappresenta anche uno dei fattori di disomogeneità: localmente, infatti, si sono verificate condizioni poco favorevoli, quando non addirittura contrarie, alla produzione vitivinicola. È il caso della Campania, che ha dovuto subire numerose avversità climatiche durante tutto l'arco dello sviluppo vegetativo, i cui effetti hanno determinato una contrazione produttiva stimata nel 20 per cento rispetto al 2015.

Tra le prime quattro grandi regioni produttrici, solo la Sicilia mostra una flessione, mentre in lieve crescita si stimano le produzioni di Veneto, grazie all’entrata in produzione di nuovi impianti, Puglia, ed Emilia Romagna. Il Piemonte dà segnali di ripresa, dopo due anni scarsi. Alla regione sabauda si affianca la decisa crescita della vicina Valle d’Aosta. Stabilità in Liguria, mentre in Friuli Venezia Giulia – altra regione che ha investito molto nel ringiovanimento dei propri filari – l’entrata a reddito dei nuovi impianti consente di collocare la produzione 2016 ben al di sopra della media degli ultimi cinque anni, sebbene in lieve arretramento rispetto al 2015.

Trentino Alto Adige e Lombardia hanno sofferto maggiormente le incertezze climatiche. A proposito di queste ultime due regioni, molti piccoli produttori fanno presente come le incertezze di inizio estate, periodo caratterizzato da forti e continue piogge, siano state sostituite da un forte ottimismo finale per un luglio e un agosto secchi ma ventilati che hanno consentito una crescita ottimale dei grappoli. Il risultato economico, per molti piccoli vignaioli, sarà però influenzato dalle forti risorse – in termini di soldi e di lavoro – che sono state investite nel fare fronte alle abbondanti precipitazioni di giugno. Il che ha anche impedito a molti di dare seguito ai progetti di nuovi impianti in sostituzioni di quelli di maggiore età.

Scendendo lungo la penisola, si evidenzia il sensibile arretramento di Toscana e Umbria, a fronte di segni lievemente produttivi per Lazio, Abruzzo e Marche. Della Campania in forte arretramento abbiamo già detto, buona la vendemmia in Molise, Calabria e Basilicata, dove le prime stime si collocano su un terreno lievemente positivo rispetto a quelle dello scorso anno. Per chiudere la rassegna, i vigneti sardi confermano i risultati dell'ultimo anno.

Fin qui i numeri e le statistiche. Cosa dicono i protagonisti del vino, i viticoltori. Abbiamo raccolto alcune voci, in giro per il Paese. «Abbiamo ormai superato le due principali difficoltà di questa annata: il tempo instabile a maggio e giugno e gli attacchi di peronospora – è il commento di Max Niedermayr, presidente del Consorzio Vino Alto Adige – Ora ci aspettiamo un’annata che avrà certamente un suo carattere distintivo, anche se non con le condizioni del 2015, che si rivelarono ideali. Ci fanno ben sperare soprattutto i vini bianchi, che avranno caratteristiche particolarmente apprezzate dai consumatori come la maggiore acidità e la forte aromaticità che sarà data dagli sbalzi termici tra giorno e notte nella fase di maturazione».

Niedermayr vede buone prospettive anche per i rossi, sopratutto «se il tempo regge, sarà una buona annata. La maturazione in questo caso sarà più lunga e arriverà fino a ottobre». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Hans Terzer, presidente dei Kellermeister altoatesini. «Abbiamo avuto un’estate caratterizzata da freddo e acqua. I contadini si sono dati da fare in vigna per fronteggiare la situazione e a oggi il quadro è positivo. Abbiamo però bisogno che le giornate calde e soleggiate proseguano anche nelle prossime settimane; le uve presenteranno zuccheri inferiori rispetto al solito e una maggiore acidità».

Scendiamo nel vicino Veneto, diamo un'occhiata al Prosecco Valdobbiadene, elemento fondamentale per il nostro export. Innocente Nardi, presidente del Consorzio per la tutela del vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, dice che «Abbiamo grandi aspettative da quest’annata che si prospetta molto interessante dal punto di vista qualitativo. Il lavoro incessante dei viticoltori di collina è stato assistito costantemente dai tecnici del Consorzio di Tutela impegnati a svolgere le curve di maturazione utilizzando 20 vigneti pilota. Questa attività ha consentito di avere una precisa fotografia sull’andamento della maturazione delle uve, per misurare l’acidità e la concentrazione zuccherina, così da individuare l’epoca ottimale della vendemmia di ogni singola collina all’interno della Denominazione».

A rafforzare la prospettiva favorevole espressa dal presidente Nardi si aggiunge il parere autorevole di Diego Tomasi, direttore del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano (Crea –Vit). «A Conegliano Valdobbiadene la vendemmia 2016 si presenta e sarà di eccellente qualità – ha spiegato Tomasi – Certezza acquisita grazie alle fresche temperature notturne registrate in collina già a fine luglio, unite alla condizione di clima asciutto e ventilato: elementi essenziali per vini atti a spumante che abbisognano di uve sane, con sostenute acidità e buoni valori in composti aromatici terpenici, composizione questa confermata dalle analisi eseguite sulle uve».

I coltivatori lombardi, come detto, hanno speso molto nella tarda primavera e all'inizio dell'estate per fare fronte al maltempo e alle forti precipitazioni. Per tutti, le parole di Claudia Crippa del Consorzio Igt Terre Lariane: «Abbiamo dovuto lavorare molto per ovviare ai danni delle forti piogge. Per noi piccoli produttori, si è trattato di un impegno gravoso, che ci ha impedito di investire nel rinnovamento delle vigne. Alla fine, però, i risultati sono stati buoni, grazie ad una estate secca ma ventilata, che ha consentito ai grappoli di crescere bene e di maturare in modo ottimale».

Piemonte in ripresa, abbiamo detto. A testimoniarlo, le parole del Consorzio Tutela Brachetto d'Asti, i cui enologi sono sicuri che «il Brachetto d’Acqui 2016 che verrà sarà unico e irripetibile. Dalle analisi di laboratorio sui campionamenti di uva anche per questa vendemmia sarà eccellente: aromi discreti, acidità molto buona come il colore e il grado zuccherino».

Anche nel Meridione lo spirito è buono. In particolare, nella regione a maggiore vocazione vitivinicola, la Puglia. Qui, il maltempo di questi giorni che ha colpito duro la regione non ha compromesso eccessivamente la raccolta dell'uva nei circa 3.140 ettari di vigneti che costituiscono la denominazione del Primitivo di Manduria. «Questo perché un buon 80 per cento di uva è stato raccolto, chicchi di ottima qualità che preannunciano un ottimo vino – afferma Roberto Erario, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria – I vigneti stanno reggendo bene anche grazie alle scelte di adottare le misure Ocm che hanno permesso così miglioramenti delle tecniche di gestione dei vigneti, in particolare l'introduzione di sistemi avanzati di produzione sostenibile».

Finiamo con qualche parola sul valore economico di tutto il lavoro nelle vigne. Il vino in Italia attiva un motore economico che genera quasi 10 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che dà lavoro – nella filiera – a 1,3 milioni di persone. Se non ci saranno sconvolgimenti, si prevede che la produzione made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento – precisa la Coldiretti – ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola con 650mila ettari di vigne e oltre 200mila aziende vitivinicole. Come precedentemente detto l’andamento produttivo è una buona premessa per le esportazioni, che nel primo quadrimestre del 2016 sono ulteriormente aumentate del 2 per cento in valore rispetto al record storico fatto segnare lo scorso anno. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, oltre la metà del fatturato realizzato dal vino quest’anno sarà ottenuto dalle vendite sul mercato estero.