Per l’Unione Italiana Vini la vendemmia 2015 sta andando bene, quest’anno si dovrebbero raggiungere i 47 milioni di ettolitri, scavalcando così la Francia. Dal punto di vista qualitativo potrebbe essere una annata che darà soddisfazioni

La vendemmia 2015 sta procedendo bene al momento e i primi dati che arrivano stanno facendo registrare un leggero incremento rispetto a quelli Istat del 2014. In questo momento non è possibile dare una indicazione precisa, ma secondo le analisi fatte da Ismea-Uiv (Unione Italiana Vini), la produzione dovrebbe aumentare di diversi punti percentuali rispetto al 2014 e potrebbe arrivare al massimo di 47 milioni di ettolitri contro i 42 milioni di ettolitri dell’anno precedente. In questo momento, però, è obbligatorio usare il condizionale perché l’andamento climatico del mese di settembre è fondamentale per il risultato finale, soprattutto per i grandi rossi. Se questa produzione sarà confermata l’Italia tornerà a essere il primo produttore mondiale, superando la Francia la cui produzione dovrebbe raggiungere i 46,5 milioni di ettolitri.

Quasi tutte le regioni hanno aumentato la produzione tranne Calabria, Lombardia e Toscana

«In sintesi – ha dichiarato Domenico Zonin, presidente Uiv – possiamo dire che l’annata meteorologica ci consegna un’uva sana e abbondante, almeno rispetto alla media degli ultimi anni, e di qualità tra il buono e l’eccellente. Pur con tutte le cautele del caso perché siamo al 30 per cento circa della raccolta e al termine della vendemmia manca ancora un mese, e consapevoli della variabilità tra zona e zona, la previsione di crescita del 12 per cento rispetto al 2014 e una ottima qualità media, motivano un nostro moderato ottimismo”.

Dai dati raccolti si può tracciare a livello territoriale una tendenza generalizzata che vede una maggiore produzione in quasi tutte le regioni. Fanno eccezione Lombardia (-3 per cento) e Toscana (0 per cento), regioni che anche lo scorso anno sono risultate in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Anche la Calabria (-10 per cento) produrrà meno rispetto al 2014. Elemento che emerge con chiarezza è il ritorno a gradazioni considerate nella norma, dopo il calo dello scorso anno.

«Il dato complessivo quali-quantitativo – ha aggiunto Zonin – è certamente molto soddisfacente: l’aumento in quantità delle uve e la divaricazione crescente tra i prezzi dei vini da tavola e quelli a Denominazione di Origine conferma la strategia produttiva del Paese orientata con decisione verso la territorialità, le denominazioni, cioè produzioni a elevato valore aggiunto. Un segnale di conferma che fonda una giustificata fiducia verso la crescita complessiva del valore della produzione vitivinicola italiana con riflessi auspicabili sull’export del 2016».