Il convegno "Il Valore della Ricerca", organizzato da Cantina Valpolicella Negrar, mette in luce la stretta relazione tra il paesaggio e la viticultura e lancia l’idea di una "Carta del Vigneto" della Valpolicella

Il paesaggio è espressione della natura, della cultura e anche dell’economia di un territorio. Questo significa che le colture presenti sono determinanti per il paesaggio agricolo. Potremmo dire, anzi, che ne definiscono il carattere. Di questo si è parlato al convegno “Il Valore della Ricerca", recentemente organizzato da Cantina Valpolicella Negrar.

«I viticoltori? Dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini alla mano, è percepito più di qualità se prodotto in un'area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico». A dirlo, è stato il direttore del Cra-Vit di Conegliano (TV ), Diego Tomasi, relatore al convegno.

Le vigne disegnano un paesaggio e più e vario più è bello

Secondo Tomasi, il ruolo del vignaiolo è determinante per il paesaggio in cui vive: «Da tempi immemorabili le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica».

Il direttore del Cra-Vit mette in guardia dalla necessità di meccanizzare il processo produttivo che rischia di trasformare l’habitat e la sua morfologia. Secondo il suo parere, è necessario tener conto degli equilibri tra vigneto e aree circostanti, poiché la biodiversità crea armonia di paesaggio. Coltivare quest’armonia è fondamentale quanto coltivare il terreno, visto che le ricerche dimostrano che l’immagine gradevole della campagna genera valore aggiunto ai suoi prodotti, in particolare al vino. Sull’immagine si fonde, infatti, il ricordo più immediato del consumatore: genera emozione, porta un messaggio e uno stato d’animo che arriva, in maniera inconsapevole, fino alla qualità percepita del vino.

Proprio da questa consapevolezza, Daniele Accordini, direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa negrarese, ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d'interessi – produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti – per la stesura di una "Carta del Vigneto" della Valpolicella, i cui lavori potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. «Da qui a vent'anni – afferma Accordini – potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7 per cento delle vigne ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all'olivo e al ciliegio, deve continuare a esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme»

Nel corso della giornata, sono stati anche assegnati i premi per del concorso della XVIII edizione "Vivi la Valpolicella". Sostenuto dalla Cantina Valpolicella Negrar, insieme a Valpolicella Benaco Banca, il riconoscimento è stato creato dall'associazione Vivi la Valpolicella con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali di Verona, con l'obiettivo di premiare il lavoro di giovani ricercatori svolto in ambito vitivinicolo ed economico.

Le tesi toccano temi d'attualità: la salubrità delle uve e dei vini (Tesi di Dennis Borchia dell’Università di Verona); la salvaguardia del paesaggio (tesi di Francesco Zardini dell’Università di Trento) e la riduzione degli antiparassitari per difendere salute, ambiente e costi aziendali (tesi di Elio Boscaini dell’Università di Udine).