Un codice a cinque cifre per scoprire tutto sull’olio extravergine d’oliva è la proposta Unasco per una maggiore trasparenza e per diffondere conoscenza

Trasparenza, tracciabilità del prodotto in ogni momento del ciclo che lo porterà sulle nostre tavole, progetti e iniziative comuni con tutti gli attori della filiera dell'olio, diffusione e promozione di una maggiore conoscenza dell'extra vergine e di come viene prodotto. Inoltre, tanto lavoro comune per superare o scoglio della frammentazione e delle ridotte dimensioni dei produttori. È su questi temi che punta Unasco, l'associazione che raggruppa circa 120mila produttori di olive per rafforzare l'immagine – e il risultato economico – di quello che è universalmente noto come uno dei punti di forza del made in Italy.

L’Italia ha circa seicento cultivar, alta qualità, ma poca quantità e difficoltà a entrare nel mercato

«Produciamo – hanno spiegato i vertici Unasco – annualmente circa 3 milioni di quintali. Il cinquanta per cento del fabbisogno nazionale. Di questi tre milioni, la metà sono destinati all’esportazione». Di fatto, dunque, solo un quarto della richiesta interna viene soddisfatto: per il resto, bisogna ricorrere a olio di provenienza estera. Con un'aggravante: «Capita spesso che il nostro olio rimanga nelle cisterne, perché il prezzo offerto per l'acquisto è troppo basso: il produttore, allora preferisce aspettare tempi migliori». E non sempre, l'olio straniero è di buona qualità. Eppure, sugli scaffali dei supermercati, si riesce a venderlo anche a 30 euro al chilo, quando per l'olio extra vergine italiano si fatica ad arrivare a 10 euro.

Tra i problemi che l'associazione si trova ad affrontare vi è la grande frammentazione del settore. Ce lo conferma Luigi Canino, presidente Unasco. «Molti dei nostri 122mila produttori sono piccoli, qualcuno anche piccolissimo, sotto l'ettaro di estensione di terreno coltivato a ulivi».

«L’Italia può contare su oltre seicento diverse varietà di cultivar – aggiunge Francesco Tabbiano – Per fare un esempio la Spagna, che ci ha superati per produzione totale di olio extra vergine d'oliva, può contare solo su un centinaio di cultivar, di varietà. La Grecia, altro tradizionale produttore ha solo una manciata di varietà».

Dal punto di vista della qualità, la grande varietà rappresenta sicuramente un punto di forza dell'olio extra vergine del nostro Paese. D'altro canto, un grande numero di cultivar significa anche che ognuno può contare su una quantità di olive, e quindi di olio, ridotta: e sappiamo tutti che la grande industria non ama l'eccessiva frammentazione. Questo si riflette sulla possibilità dei piccoli produttori di accedere alla grande distribuzione.

Giocoforza, per Unasco, puntare sull'incremento della qualità del prodotto, da una parte, e sulla riduzione dei costi di produzione, dall'altra, per valorizzare il prodotto dei suoi associati. In questi anni molto è stato investito su questi punti, con corsi di formazione e aggiornamento per i produttori, e con l'elaborazione di un piano strategico incardinato su trasparenza e tracciabilità. I risultati si sono visti. Perché l'aumento del livello della qualità ha significato anche un maggior interesse delle grandi catene della Gdo. Rimangono, però, un paio di punti su cui lavorare.

«Dobbiamo diffondere – dice il presidente Canino – una maggior conoscenza del prodotto olio extra vergine d'oliva presso i consumatori, ma anche presso i mezzi di comunicazione».

A proposito del livello di conoscenza e informazione del consumatore, la dirigenza di Unasco punta il dito contro la diffusione di olii di varia origine, quasi tutti di provenienza esotica, a cui vengono spesso attribuite qualità nutrizionali che sono invece inferiori a quelle dell'olio extra vergine d'oliva.

Per combattere questa tendenza, Unasco ha messo a punto diverse iniziative, tra cui la diffusione di libretti informativi su come riconoscere un buon olio di qualità. La più importante, però, è un codice numerico di cinque cifre stampato su ogni bottiglia dei produttori che aderiscono all'associazione. «Con questo codice si può tracciare l'intero percorso di una bottiglia di olio extra vergine, dall'albero alla tavola», spiega Luigi Canino. Un'arma per combattere la crisi di credibilità di cui soffre l'olio extravergine d'oliva italiano.

Sul punto della credibilità, un'altra battaglia è nei confronti del mondo del giornalismo italiano. «Troppo spesso – sottolinea Canino – i giornali parlano di noi solo in occasione di scandali e frodi. Che ci sono, ma non rappresentano la fotografia del nostro settore». Per cambiare le cose, Unasco ha avviato un programma di informazione per i giornalisti, una serie di incontri in tutta Italia, in cui vengono illustrate le realtà di cui il settore è composto.