La Fiorida, agriturismo stellato simbolo della Valtellina, lancia un progetto eco-solidale per valorizzare i prodotti locali sopra i 700 metri

«Eroiche» vengono definite l’agricoltura e la zootecnia di montagna. Mantenerle in vita ha costi superiori dovuti all’asprezza del territorio, alle operazioni e alle tecniche, spesso ancora artigianali, che non impiegano larghe meccanizzazioni e non abusano della chimica. Oggi c’è grande attenzione a difenderle: non è solo una questione di mera tradizione, una vaga operazione di memoria. Al contrario molte di queste produzioni sono tesori di biodiversità, perle nutrizionali che si distinguono dal consumo globalizzato. Perché montagna significa maggiore sofferenza per le colture, costrette ad affrontare climi più rigidi. Ed è spesso grazie a quella sofferenza che nascono frutti migliori.

Filiera corta e qualità garantita con il marchio Terra Alta di Valtellina

Il progetto di filiera corta Terra Alta di Valtellina, presentato alla Fiorida  agriturismo stellato di Mantello, che si erge a protagonista di una benemerita tutela del territorio, si inserisce pienamente in questa filosofia di recupero. Ovvero promuovere le attività agricole e artigianali operanti in Valtellina a una quota superiore ai 700 metri, in territori ed ecosistemi a rischio di abbandono, favorendo un effetto volano grazie a un progetto di commercio eco-solidale.

A sottolineare la bontà dell’iniziativa, al battesimo ufficiale, hanno partecipato l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Giovanni Fava, il presidente della Comunità Montana Valtellina di Morbegno, Christian Borromini, sindaci e amministratori della Valgerola e di Mantello, Coldiretti Sondrio e l’Associazione provinciale allevatori di Sondrio.

La Fiorida, in base alla convenzione, si assume l’impegno di acquistare i prodotti rispondenti ai criteri individuati a un prezzo superiore del 50 per cento rispetto al prezzo commerciale medio di prodotti analoghi “di fondovalle”; premia l’eventuale aumento sostenibile dei volumi prodotti, se accompagnato da un proporzionale aumento delle superfici coltivate e dei capi allevati; dà sbocco sul mercato a tali prodotti e li valorizza proponendoli alla clientela e sottolineandone l’aspetto etico, emozionale e di radicamento sul territorio.

Il primo accordo di questo progetto è quello stretto con la Latteria Sociale di Mellarolo, in Valgerola, che produce formaggi Latteria e Casera Valtellina Dop con latte proveniente da vacche stanziali in Valgerola e transumanti oltre quota 700 metri.

«La Latteria Sociale – ha ricordato Mario Rabbiosi in rappresentanza – ha significato sin dal 1915, anno della sua fondazione, un elemento fondamentale nel tempo per la comunità di Mellarolo. Oggi siamo rimasti in tre famiglie a far vivere questa realtà e vogliamo passare il testimone alle nuove generazioni. Con il progetto Terra Alta di Valtellina si apre una prospettiva nuova e concreta, anche in chiave di lavoro e imprenditorialità perché grazie all'intesa con La Fiorida è riconosciuto il giusto valore ai nostri prodotti, frutto di un lavoro quasi eroico, e l’assistenza di un partner competente e di qualità».

«I formaggi della Latteria di Mellarolo — ha sottolineato Gianni Tarabini — executive Chef della Fiorida – hanno un gusto che definirei “primordiale”, senza tempo. Saranno sicuramente fonte di ispirazione per nuove proposte che presenteremo attraverso la carta del nostro ristorante. Per l’occasione abbiamo già provato due portate: un risotto aromatizzato al fieno di montagna, riduzione di vino Sassella e mirtilli con formaggio Latteria Mellarolo. E un raviolo ripieno di Latteria Mellarolo con crema di porri e tartufo nero della Costiera dei Cech».

I concetti di filiera corta, benessere animale, valorizzazione delle produzioni autoctone sono oggi al centro dell’interesse del settore agricolo ed enogastronomico. La riscoperta delle antiche coltivazioni e produzioni locali è apprezzata sia per il migliore impatto ambientale sia per le qualità nutrizionali di molti alimenti, grazie alla biodiversità. E in particolare si punta l’attenzione sui prodotti montani, come fa il movimento che mira a far rinascere l’olivicoltura d’altura italiana. Un modello sostenibile e virtuoso che può fare anche da traino alla ricettività turistica.

«Con il progetto Terra Alta di Valtellina — ha dichiarato Plinio Vanini, fondatore della Fiorida — vogliamo riconoscere un valore, anche e soprattutto economico, ai produttori agricoli e artigianali insediati in alta montagna, dove il lavoro richiede un costo e una fatica superiore. E vogliamo impegnarci a favorire uno sbocco commerciale più agevole a quanto da loro fatto eroicamente e con passione. La scommessa è quella di far sopravvivere tradizioni e lavorazioni di nicchia, puntando su una crescita, anche qualitativa, di queste piccole realtà e offrire una prospettiva occupazionale e di imprenditorialità in loco».

«La Fiorida è un'azienda di successo – ha rimarcato l’assessore Fava – che è riuscita a portare all'esterno i propri risultati, trasformandoli in messaggi e segnali forti e universali. Si apre a produttori diversi, facendo una scelta etica, coinvolgendo i produttori dell'alta valle, quelli che tutto l'anno mantengono e custodiscono la montagna. Il progetto dà lustro alla distintività dei prodotti. Quello che manca in questo momento, in un mercato che li richiede, sono i prodotti distintivi, che faticano ad arrivare con semplicità ai mercati».