La quattordicesima edizione ha decretato i vincitori nelle varie categorie del cioccolato italiano di eccellenza: da Gobino a Domori, da Amedei a Slitti

«Il Premio Tavoletta d’Oro è la fotografia del cioccolato italiano gourmet, di qualità». Parola di Gilberto Mora, presidente della Compagnia del Cioccolato, dal 1995 la principale associazione che promuove la conoscenza del «cibo degli dei». Un club di soci-degustatori che orienta al consumo di qualità, organizza corsi per diventare taster e promuove convegni ed eventi. Il recente Salone del Cioccolato di Milano ha ospitato la cerimonia di consegna dei premi della quattordicesima edizione della Tavoletta d’Oro. Una sorta di Oscar del Cioccolato. Dopo un assaggio di oltre 800 selezioni in concorso, escludendo i finalisti «che rappresentano tutti l’eccellenza» in quanto hanno superato gli 85 centesimi nelle schede degustative, il verdetto per i soli vincitori è stato il seguente.

La Compagnia del Cioccolato ha premiato il meglio della produzione italiana

Per la categoria «Latte» si è aggiudicato il premio Amedei, con il suo Latte Toscano Brown 32 % («Un prodotto pensato per bambini da dare agli adulti, una coccola» ha detto Cecilia Tessieri, prima donna maître chocolatier), mentre per la categoria «Latte ad alta percentuale di cacao» ha prevalso Andrea Slitti con il Lattenero 51%. Ancora Amedei con il «9» (un blend che deriva da nove piantagioni) al 75% ha ottenuto la Tavoletta d’Oro per il «Fondente» mentre Domori Canoabo 70% l’ha vinta per il «Cioccolato d'origine». Per il «Gianduja» l’eccellenza è andata a Guido Gobino con il Maximo +39 mentre Andrea Mecozzi e Marco Colzani hanno conquistato il primo posto negli «Speziati-Aromatizzati» con la linea «I tesori di Giava». Slitti con la Riccosa latte e nocciole 52% ha eccelso anche nelle «Creme spalmabili» e Maglio con le clementine ricoperte si è distinto per «Frutte e canditi ricoperti». Il cremino latte e fondente con amarene di Gardini si è aggiudicato la categoria «Cremini» («Un premio alla valorizzazione del territorio»). Per le «Praline» ha conquistato i migliori palati l’azienda Bruco, con il suo boero futurista Brucio in bocca. Per i «Modicani» sul podio Sabadì con Giovinezza. Completano il quadro le «Menzioni speciali» a T'a Sentimento italiano per le loro Tavolette ripiene, a Pasquale Marigliano per la biscotteria al cioccolato e a Venchi per Imprenditorialità e diffusione del cioccolato italiano nel mondo.

«La Compagnia del Cioccolato – spiega il presidente Gilberto Mora – è nata come necessità di accogliere il cioccolato nel novero dei prodotti gourmet. Il cacao, del resto, è la terza commodity internazionale, anche se l’Italia ha i consumi tra i più bassi d’Europa, circa 4 chilogrammi pro capite all’anno. Oggi la Compagnia accoglie un migliaio di soci e circa 300 degustatori ufficiali. Per la Tavoletta d’Oro ogni cioccolato è passato attraverso tre panel di degustazione. Al primo giro abbiamo coinvolto tutti i soci, guidati anche da degustatori ufficiali per una prima scrematura. Per arrivare poi ai premi finali dove sono stati coinvolti i degustatori più esperti. Il cioccolato italiano – fa notare – è con quello francese il migliore al mondo. E i nostri dieci, quindici migliori cioccolatieri sono dei top level a livello internazionale. I belgi come gli svizzeri hanno ormai uno stile vecchio di fare cioccolato: burroso, grasso, meno fine. Il cioccolato italiano gourmet – sottolinea – rappresenta circa un quinto del mercato del cioccolato nazionale. Cresce il consumatore esigente che, come per il vino, è alla ricerca del prodotto monorigine, vuole sapere tutto del terroir. Nel mondo però l’immagine del cioccolato italiano è ancora legato alla categoria gianduja, a quello al latte e anche alle creme spalmabili di qualità. Dettiamo legge anche con la frutta candita, il gusto premia anche la pralina: più difficile lo speziato, dove servono palati straordinari. Oggi – sottolinea – ci sono tre distretti del cioccolato: il Piemonte, che è quello storico legato al gianduja e alla nocciola (ma non solo, penso a grandi nomi come Domori o Venchi). Poi la “Chocolate Valley” in Toscana, da Pisa a Firenze, quindi il Sud con Modica e il Salento, quest’ultimo legato alla frutta al cioccolato. A macchia di leopardo stanno crescendo anche le Marche e l’Emilia-Romagna, dove si lavora molto con i prodotti del territorio, per esempio il sale di Cervia».

Per festeggiare i due decenni della Compagnia, la cerimonia della Tavoletta d’Oro si è chiusa in bellezza con l’assegnazione dei premi ai sei cioccolati memorabili degli ultimi vent’anni, una sorta di «Super Oscar». Gli imperdibili sono: Lattenero di Andrea Slitti, il cioccolato di Amedei «9» al 75%», che ha segnato la rivoluzione del fondente; il Criollo Domori Ocumare 61 Puertomar 75% ; il Tourinot Maximo di Gobino che ha caratterizzato la rivoluzione del gianduja; Slitti per la crema spalmabile Gianera e le produzioni di Cecilia Iacobelli e Paul De Bondt per i cioccolati aromatizzati. Dulcis in fundo, il vino memorabile: il Barolo Chinato Cocchi, il matrimonio ideale con il «cibo degli dei».

«Continueremo ad analizzare con attenzione il mercato – ha promesso Mora – per presentare e valorizzare anche i giovani produttori emergenti. Voglio sottolineare come tutti i cioccolati giunti tra i finalisti rappresentino la fascia alta del cioccolato italiano per cui vorrei aggiungere alla lista d’eccellenza e ringraziare altri produttori che sono entrati tra i finalisti come Castagna, Dolceria Donna Elvira, Bonajuto, Giordano, Giraudi, Rizzati,Torta Pistocchi, C-amaro, Equolink, Bessone, Tagliazucchi, Vacillotto, Dolce Arte, Pura Delizia e Banchini. Il prossimo anno faremo il bis. Appuntamento dal 18 al 20 febbraio 2017, ancora a Milano».