Spreco alimentare: 130 miliardi buttati via

Il 29 settembre torna la Giornata Onu contro lo spreco: in Italia si buttano 554 grammi di cibo a settimana, tra dati e recuperi

Ogni italiano getta in media 554 grammi di cibo a settimana, circa 80 grammi al giorno, secondo l’Osservatorio Waste Watcher. È il dato da cui parte, il 29 settembre, la settima Giornata Internazionale di Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari, istituita dalle Nazioni Unite nel dicembre 2019. Il dato segna un miglioramento del 10,3% rispetto al 2025, ma resta comunque significativo: a livello europeo lo spreco alimentare vale oltre 130 miliardi di euro l’anno e pesa per il 16% sulle emissioni di gas serra dell’intero sistema alimentare.

Una direttiva europea con obiettivi vincolanti

Per affrontare il fenomeno, l’Unione Europea ha approvato la Direttiva 2025/1892, che fissa obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 31 dicembre 2030: una riduzione del 10% per produzione e trasformazione alimentare e del 30% pro capite per commercio al dettaglio, ristorazione e nuclei domestici. La norma nasce da un dato che pesa più di ogni altro: oltre la metà dei rifiuti alimentari dell’Unione europea si genera tra le mura di casa, non lungo la filiera produttiva.

In Italia, secondo l’Istituto superiore di sanità, fino al 10% dello spreco alimentare annuo nell’Unione europea è collegato a una lettura scorretta delle etichette. Il 36% della popolazione non conosce ancora la differenza tra «da consumarsi entro», che riguarda alimenti deperibili dal punto di vista microbiologico e una volta raggiunta non permette più il consumo, e «da consumarsi preferibilmente entro», che segnala solo un possibile calo di fragranza o consistenza senza compromettere la sicurezza del prodotto. «Il primo messaggio da ricordare è semplice: non guardiamo soltanto la data, ma leggiamo sempre anche le parole che la precedono» spiega Laura Rossi, direttrice del Reparto Nutrizione, alimentazione e salute dell’Iss.

L’Istituto suggerisce cinque verifiche prima di eliminare un prodotto: il significato esatto della data in etichetta, il rispetto delle temperature di conservazione indicate dal produttore, l’integrità della confezione, le istruzioni da seguire una volta aperta e la possibilità di programmarne subito l’utilizzo, per esempio inserendolo nel pasto successivo.

Spreco alimentare
Immagine creata con IA

I surgelati riducono gli scarti in cucina

Tra gli strumenti che aiutano a contenere lo spreco domestico, una rilevazione dell’Osservatorio Waste Watcher realizzata nel 2025 specificamente per l’Istituto Italiano Alimenti Surgelati (Iias) indica che i prodotti surgelati incidono per appena il 2,2% del totale gettato ogni settimana, pari a 14,9 grammi pro capite. Si tratta di un dato distinto da quello più generale diffuso quest’anno dallo stesso Osservatorio nell’ambito della campagna Spreco Zero, che misura lo spreco complessivo senza scendere nel dettaglio delle singole categorie di alimenti. Rispetto a frutta e verdura fresca lo spreco dei surgelati è inferiore del 37,6%, mentre il confronto con i prodotti conservati in vasetto o barattolo segna una riduzione del 17,4%.

«I prodotti surgelati si rivelano un aiuto prezioso grazie alle loro qualità intrinseche» spiega Giorgio Donegani, presidente Iias. «Le verdure, quando surgelate, si conservano a lungo, sono disponibili tutto l’anno, non hanno scarti, sono già lavate e mondate e permettono di consumare solo la quantità necessaria. Lo stesso vale per il pesce, che va consumato in fretta se fresco, mentre la surgelazione ne preserva a lungo proteine, lipidi e Omega 3».

A confermare la tenuta nutrizionale nel tempo sono due studi commissionati dall’Iias alla Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e alla Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari: entrambi rilevano che pesce e vegetali surgelati mantengono pressoché invariato il proprio valore nutrizionale, comprese le vitamine del gruppo B e i polifenoli. Il tema riguarda anche la ristorazione professionale, dove la Direttiva europea estende l’obbligo di riduzione pro capite pure ai servizi collettivi. Per bar, ristoranti, mense pubbliche e private diventa importante poter garantire varietà d’offerta, anche fuori stagione, con programmando gli acquisti in modo da ridurre gli sprechi in cucina.

Le mense scolastiche e la porzione assaggio

Nelle scuole primarie italiane oltre un quinto del cibo preparato non viene consumato, con verdure e legumi tra gli alimenti più scartati. PlanEat, società benefit fondata da Nicola Lamberti, ha sperimentato in Lombardia e Campania un modello di «porzione assaggio» che permette alle famiglie di scegliere in anticipo cosa e quanto mangiare. A Borgarello, in provincia di Pavia, il confronto tra una settimana di servizio tradizionale e una gestita tramite piattaforma ha fatto registrare una riduzione del 52% del cibo buttato, con un calo del 35% negli scarti di contorno.

Il Premio Vivere a spreco zero

Il 29 settembre la campagna Spreco Zero presenta anche i dati del nuovo Rapporto Waste Watcher International: lo spreco alimentare vale oltre 13,5 miliardi di euro, di cui 7,3 miliardi legati ai soli sprechi domestici, per un totale di oltre 5 milioni di tonnellate di cibo gettato.

Nella stessa giornata vengono premiati i vincitori 2026 del Premio Vivere a spreco zero, giunto alla 14esima edizione con i piccoli Oscar italiani per lo sviluppo sostenibile, assegnati alle iniziative più coerenti con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Tra i progetti premiati: un gelato vegetale realizzato con soli ingredienti naturali nel laboratorio Pod di Torino, l’Orto Solidale in Valle d’Aosta che recupera frutta e verdura in eccesso per le persone in difficoltà, e «Sogno di Lola», cortometraggio scolastico girato a Castellammare di Stabia sul contrasto allo spreco alimentare e ambientale.

Il premio per la Biodiversità va alla Stazione consorziale sperimentale di granicoltura per la Sicilia, impegnata nella ricerca sulla produzione cerealicola in climi aridi. Nella categoria Scuole vince la Circolare Gastronomica Scolastica dell’Istituto Archè di Catania, mentre nel Terzo Settore è premiata la rete Magazzini Sociali dell’associazione Io Potentino Ets, attiva nella ridistribuzione del cibo in eccesso. Per le Imprese il riconoscimento va a Fruttagel, per il progetto educativo «Dal campo al banco con Ortilio», che ha coinvolto oltre 40 classi primarie tra Emilia-Romagna e Molise.

Tra le novità di quest’anno, il premio speciale «Staffetta tra generazioni» è assegnato al progetto «Prendi in casa», che permette ad anziani soli di ospitare studenti fuorisede in cambio di compagnia e piccoli aiuti. Per la Saggistica viene premiato il volume «Uniti per la vita. Storia di simbiosi e cooperazione», di Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani, dedicato alle relazioni simbiotiche come prima regola della sostenibilità.

Il recupero sul territorio

Le organizzazioni di recupero e ridistribuzione confermano l’entità del fenomeno e il lavoro necessario per contenerlo. Nel 2025 il Banco Alimentare del Piemonte ha raccolto e ridistribuito 9.664 tonnellate di alimenti, di cui 5.339 recuperate dallo spreco, con un risparmio di 7.444 tonnellate di anidride carbonica non immesse nell’ambiente. In un anno la rete di 21 sedi regionali di Banco Alimentare ha recuperato complessivamente 46,8 mila tonnellate di cibo, a sostegno di oltre 1.700.000 persone attraverso circa 7.600 organizzazioni partner territoriali.

A Milano il servizio Social Delivery So.De, gestito dall’impresa sociale Magma con corrieri assunti e biciclette da carico, ha ritirato nei primi due trimestri dell’anno oltre 48mila chilogrammi di prodotti invenduti dai supermercati, per un totale di 50 tonnellate di eccedenze recuperate sul territorio milanese. Tra marzo e giugno i rider hanno raccolto anche 856 chilogrammi di pane e frutta non consumati nelle scuole della zona Turro, destinati alla Caritas parrocchiale di Santa Maria Assunta.

Numeri che, sommati a quelli europei sullo spreco domestico, restituiscono la dimensione reale del problema: gran parte del cibo che finisce tra i rifiuti si getta ancora nelle case, prima ancora che nei negozi o nei ristoranti.

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