Sicilia, il Cammino di San Giacomo rilancia le aree interne

Il 9 settembre a Caltagirone la Regione presenta il piano per i 130 chilometri fino a Capizzi, tra agricoltura e turismo lento

Camminare per 130 chilometri e scoprire da vicino grano, pane, formaggi e paesaggi agricoli che restano fuori dai circuiti turistici siciliani: è l’obiettivo del nuovo piano di valorizzazione del Cammino di San Giacomo, presentato mercoledì 9 settembre alle ore 11 nel Palazzo comunale di Caltagirone dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, guidato da Luca Sammartino. Il percorso collega Caltagirone a Capizzi ed è pensato per far incontrare pellegrini, agricoltori e produttori lungo la via.

Il tracciato attraversa dieci comuni fra le province di Catania, Enna e Messina: da Caltagirone a San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia, fino a Capizzi. Chi lo percorre passa da antiche ferrovie dismesse, regie trazzere, boschi demaniali e riserve naturali, alternando borghi, campi coltivati e luoghi di culto.

Il cammino di San Giacomo - foto Carlo Arcidiacono
Il cammino di San Giacomo – foto Carlo Arcidiacono

Un cammino nato nel 2021

Il percorso non nasce oggi. Ha preso forma nel 2021 da un’idea di Totò Trumino, pellegrino e componente della Confraternita di San Jacopo di Compostella, e in cinque anni ha già accolto oltre 5mila viaggiatori. Caltagirone e Capizzi custodiscono entrambe una tradizione jacopea antica, con reliquie legate al culto dell’Apostolo.

Quello che cambia adesso è il peso dato al territorio rurale attraversato dal pellegrino. «Il Cammino di San Giacomo può diventare uno straordinario racconto della Sicilia interna e della sua agricoltura», ha dichiarato l’assessore Sammartino, spiegando che chi cammina non deve «attraversare soltanto» i territori, ma conoscerli, «incontrando i produttori, riconoscendo i paesaggi agricoli, scoprendo il grano, il pane, i formaggi, la frutta».

Un passo alla volta, dentro un’agricoltura che cambia

È questo il punto su cui vale la pena soffermarsi. Camminare qui non vuol dire solo passare da un santuario all’altro: vuol dire attraversare a piedi, un chilometro dopo l’altro, un’agricoltura che cambia faccia mano a mano che si va avanti. Tra Nicosia e Nissoria ci sono vallate di cereali, uliveti e campi di fichidindia. Nell’Ennese domina il paesaggio del grano, mentre nella Piana di Dittaino a settembre maturano le pesche.

Ad Assoro restano i terrazzamenti che un tempo ospitavano la vite. Nissoria ha il suo pane. Capizzi allevamenti e pascoli. Verso i Nebrodi arrivano i formaggi. Sono cose che non si leggono su un dépliant: si vedono camminando, e magari si assaggiano fermandosi in un’azienda agricola lungo la strada, invece che restare fuori dai circuiti turistici più battuti dell’isola.

Il cammino di San Giacomo - foto Carlo Arcidiacono
Il cammino di San Giacomo – foto Carlo Arcidiacono

La nuova segnaletica lungo il percorso

Il Dipartimento Sviluppo Rurale ha curato l’intervento più corposo del piano: la segnaletica dell’intero itinerario, con lo stesso linguaggio visivo del Cammino di Santiago di Compostela, blu e giallo. Sono previste 317 frecce di conforto nei passaggi più delicati e 403 frecce di tappa con indicazione chilometrica ogni 500 metri, oltre a 115 cartelli agli incroci principali e 26 pietre miliari.

Ai punti di sosta e nei luoghi di interesse saranno collocati cartelloni informativi dotati di QR Code, con accesso a informazioni su territorio, servizi e ospitalità. All’incontro del 9 settembre interverranno, insieme all’assessore Sammartino, rappresentanti delle diocesi attraversate dal percorso e delle amministrazioni comunali coinvolte.

Il piano prevede anche il coinvolgimento diretto di allevatori, agricoltori, produttori e artigiani lungo il tracciato, con l’obiettivo di completare la rete di segnaletica nei prossimi mesi.

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