Il clima sta cambiando e lo fa in fretta, inverno e primavera senza precipitazioni hanno messo in crisi le campagne italiane, con situazioni drammatiche

«Eppure il vento soffia ancora…». Pierangelo Bertoli scriveva nel 1975 una canzone, Eppure soffia, che raccontava di una natura malata, colpita da piaghe create dall’uomo: conteneva un messaggio di speranza, ma anche di rassegnazione. In fondo noi siamo solo polvere e il nostro tempo è imparagonabile al tempo cosmico, ma l’impatto che abbiamo avuto sul nostro pianeta è notevole. Abbiamo bruciato quasi tutto il petrolio e il carbone che si è formato in milioni di anni in poche decine, andando ad alterare un equilibrio, quello del clima, che adesso ne cerca uno nuovo. E non è detto che quello uscirà sarà a noi favorevole. Un esempio è l’andamento delle temperature degli ultimi anni, quando si inanellano record su record: temperature più alte, livelli idrometrici più bassi, precipitazioni più scarse, precipitazioni più intense.

L’Italia sta diventano, suo malgrado, un Paese tropicale con un clima ricco di estremi

Tutto è sbilanciato, spostato verso degli estremi che bene non fanno, soprattutto all’agricoltura che necessità di protezione da questi fenomeni. Già oggi si possono tirare delle somme, come molti vigneti colpiti da una improvvisa e imprevedibile gelata primaverile, con conseguente perdita della produzione del 2017. Grandinate sempre più frequenti che decimano raccolti e adesso il caldo. Questa primavera è la seconda più calda e la quarta più asciutta dal 1800, risultato: il Po è sotto di oltre 2,5 metri rispetto allo zero idrometrico, un metro e venti centimetri più in giù del minimo raggiunto lo scorso anno.

In Italia sta mancando l’acqua: è questo il risultato delle scarse precipitazioni invernali e della primavera asciutta. Lungo il Grande fiume molti comuni invitano i propri cittadini a non sprecare l’acqua e in alcuni casi sono necessarie le autobotti per l’approvvigionamento idrico alla popolazione. L’Emilia Romagna ha chiesto lo stato di calamità; in Veneto ci sono enormi difficoltà, dalle Dolomiti non arriva sufficiente acqua per l’agricoltura, l’industria e la gente. Ma la situazione è preoccupante in tutta la penisola. Coldiretti ha fatto una prima stima di quanto stanno costando queste anomalie climatiche del primo 2017: siamo a oltre un miliardo di euro.

Secondo Coldiretti la situazione è molto grave, in Veneto, per esempio, ci sono ancora poche settimane di autonomia idrica, in Sardegna sono state colpite circa il 40 per cento delle attività agricole. I problemi sono distribuiti su tutta la penisola, in Toscana mancano i foraggi, in Umbria girasoli e grano stanno seccando, nell’Agro Pontino l’acqua è razionata, mentre la mancanza d’acqua mette in crisi gli allevamenti di bufala in Campania. Il granaio d’Italia, la Puglia, rischia di perdere il 50 per cento della produzione di grano. Una situazione che ogni anno diventa più difficile, perché quando piove lo fa in modo brutale, con perturbazioni che ricordano quelle tropicali per la violenza e l’intensità.

Il sistema terra sta presentando il conto all’uomo: un conto salato. In alcune luoghi del pianeta significa morte, in altri difficoltà nel produrre cibo, in altri significa abbandono delle proprie case. Molti esperti concordano nel ritenere l’acqua uno dei beni più preziosi, tanto da immaginare che le prossime guerre saranno fatte per avere un accesso a questa risorsa. Alla luce di questi cambiamenti è necessario pensare a nuove infrastrutture che consentano di preservare le precipitazioni e quelle esistenti devono essere rimesse in sesto. Secondo l’Istat la rete di distribuzione dell’acqua in Italia fa veramente acqua con perdite che superano anche il 50 per cento. Uno spreco che, alla luce dei cambiamenti climatici, non possiamo più permetterci.