Liberi, in provincia di Caserta, è il territorio di Sclavia, una cantina che ha puntato tutto su due vitigni autoctoni campani: Pallagrello e Casavecchia

Pallagrello e Casavecchia. Non sono i nomi di due paesi, ma sono i due vitigni autoctoni campani che l’azienda agricola Sclavia ha deciso di piantare a Liberi, in provincia di Caserta, tra i Monti Trebulani. Un luogo che si stacca dal caos cittadino per portare i visitatori in una dimensione bucolica, fatta di quiete e comandata dai ritmi della natura. Un luogo affascinante, tanto che Cicerone aveva una villa e veniva in questo posto per riposare.

Due vitigni dalle grandi potenzialità riscoperti oggi dopo un periodo di appannamento

Il fascino di questa terra, il desiderio di una vita più a contatto con la natura, i ricordi dell’infanzia hanno spinto Andrea Granito ad acquistare nel 2003 i primi ettari a Liberi e a piantare i due vitigni autoctoni, presenti su questa terra da migliaia di anni. Alla sua avventura si unirono presto Lello Ferrara e i fratelli Pasquale e Fortuna Mormile. Sclavia era così nata, oggi è una realtà di 14 ettari, con l’obiettivo di far diventare grandi i vini fatti con il Pallagrello e il Casavecchia.

Come detto, a Liberi è la natura che detta i tempi. Le prime vigne sono state piantate nel 2003, la cantina è stata costruita nel 2011. Un’opera dettata dalla necessità di trasformare quello che poteva essere un hobby, in qualcosa di più. Oggi Sclavia è una interessante realtà, che ha scelto inizialmente un approccio biologico e fa ricorso a pannelli fotovoltaici per la produzione di energia e all’uso di fitofarmaci ecocompatibili. Dal 2013, in collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”, hanno iniziato un percorso verso l’agricoltura biodinamica.

I vini in catalogo sono quattro: tre rossi e un bianco. Ma quest’anno è stato messo in bottiglia un passito, un esperimento andato a buon fine. Il Casavecchia è un vitigno a bacca rossa, la cui origine si perde nel tempo e diventa favola e leggenda, potrebbe essere il vino bevuto dai legionari romani, il Trebulanum, e citato da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia.

Con queste uve vengono prodotti due vini: il Granito, Igp Terre del Volturno, e Liberi, Dop Casavecchia di Pontelatone. Il primo affina 12 mesi in barrique e si presenta con un profumo intenso, con note erbacee e di sottobosco, spezie e liquirizia, con un finale di buona persistenza. Un vino che non ha paura ad affrontare il tempo. Il secondo, Liberi, invece fa 24 mesi in barrique per acquisire un gusto ancora più ricco e complesso, dove spezie, tabacco, liquirizia la fanno da padroni. Un vino importante che non teme il tempo.

Il Pallagrello è un vitigno che si presenta a sia a bacca rossa sia a bacca bianca, noto sin dai tempi dei romani ha vissuto il suo momento di massimo splendore nell’Ottocento, quando Ferdinando IV di Borbone lo fece piantare nella Vigna del Ventaglio. Divenne famoso come Vino del Re, visto che era sempre presente sulle tavole dei Borboni. Con esso vengono prodotti due vini, un bianco e un rosso.

Calù, Igp Terre del Volturno, è un bianco (85 per cento Pallagrello bianco e 15 per cento Fiano) che fa solo acciaio e che si presta all’invecchiamento. È un vino ricco di profumi, si ritrovano frutta esotica e miele, e in bocca è piacevole, con una nota acida che lo rende perfetto con la mozzarella di bufala. Il Mondecardillo, Igp Terre del Volturno, è invece prodotto con il Pellagrello nero. Di tutti i vini Sclavia è il più irruento, con una spiccata mineralità e dei tannini che si fanno sentire. I 12 mesi in barrique mitigano gli spigoli e lo rendono un vino da portare in tavola per abbinarlo a piatti ricchi della tradizione. Anche questo vino non ha paura di invecchiare.

Questa caratteristica accomuna tutti i prodotti della cantina Sclavia, perché da una parte è stato il gusto personale di un socio che ha spinto in questa direzione, dall’altre questi vitigni non sono adatti a creare vini immediati e vogliono prendersi tutto il tempo necessario per diventare ambasciatori di un territorio.