Doppio appuntamento in settembre nel Parmense e nel Senese per il Rural Festival, un evento unico che valorizza le antiche colture e la biodiversità

Andare indietro per andare avanti. Cresce sempre di più questa convinzione: la chiave del nostro plus produttivo agroalimentare sta nella distinzione, grazie a quel patrimonio unico della biodiversità. Basti dire che l’Italia detiene il cinquanta per cento della biodiversità vegetale europea e il trenta per cento di quella animale. Ma attenzione: nessun effetto revival, oggi la ricerca scientifica rivaluta le antiche colture che spesso vantano migliori qualità organolettiche che ci aiutano a stare in salute. In tempo di brama di superfood, forse la gallina dalle uova d’oro ce l’abbiamo in casa. Basta riscoprirla.

Stand gastronomici dove poter degustare rarità ortofrutticole, salumi da razze autoctone e tanti prodotti di nicchia

In quest’ottica diventa allora di grande richiamo la doppia tappa emiliano-toscana in programma a Rivalta di Lesignano De' Bagni (Parma), nel weekend del 2 e 3 settembre, e nel centro storico di Gaiole in Chianti (Siena), in quello del 16-17 settembre. Un grande rural market dedicato alla scoperta e all'assaggio di prodotti di antiche varietà vegetali e razze animali. Un’iniziativa unica nel suo genere in Italia, volta a salvaguardare colture e razze in via d’estinzione.

La manifestazione del Rural Festival di Rivalta di Lesignano De' Bagni, riserva Mab Unesco, è alla quarta edizione e attira migliaia di curiosi. Prevede la partecipazione di circa 40 aziende del territorio provinciale e della regione Toscana, oltre alla presenza dell’Associazione agricoltori allevatori custodi di Parma, con il ricco parco animale di antiche razze in mostra: il maiale nero, la pecora Cornigliese, Massese e Garfagnina, il cavallo Bardigiano, l’asino Romagnolo e Amiatino, la vacca grigia Appeninica, Valtarese e Ottonese, il tacchino di Parma e Piacenza, la gallina Romagnola e Valdarnese.

La biodiversità agricola in degustazione negli stand gastronomici è tutta da scoprire. A cominciare dai prodotti preparati con antiche varietà di cereali, come la focaccia di frumento Gentilrosso (un grano antico). «Il glutine dei grani moderni è meno facilmente digeribile. C’è un fortissimo sospetto che sia uno dei fattori principali dell’aumento della celiachia» ha rilevato il dottor Franco Berrino, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.

Tra i prodotti a base di farine non comuni, ci saranno la polenta Formenton Ottofile Garfagnana (un’antica varietà di mais), il pane di grano Miracolo e la Marocca di Casola, un presidio Slow Food, i tradizionali testaroli della Lunigiana con farro, gli gnocchi di patata rossa di Cetica, varietà autoctona dell’Aretino, la pasta fresca all'uovo di gallina Romagnola.

Gli amanti della carne potranno assaggiare il prosciutto di maiale nero, arrosticini di pecora Cornigliese, originaria dell'alto Appennino Parmense, l’arrosto di tacchino nero.

La biodiversità vegetale vede in primo piano l’antico pomodoro Riccio di Parma, dal sapore dolce e delicato, il tipico fagiolo Zolfino del Casentino, la cipolla Borettana, coltivata a Boretto, in provincia di Reggio Emilia, sin dal Rinascimento.

Tra le altre chicche, l’olio di Olivastra Seggianese, una cultivar eroica, coltivata alle pendici del Monte Amiata, dai grandi benefici organolettici come tutte le varietà di montagna. E poi, ancora, latte fresco di asina, rari formaggi di razze bovine e ovine autoctone, la torta di patata Quarantina Bianca Genovese, la torta della dolcissima prugna Zucchella, il sorbetto di uva Termarina, un’uva dagli acini senza vinaccioli, miele della Lunigiana e vino da rare varietà tosco-emiliane. Un panoramica gastronomico quasi dimenticato.

Per chi non potesse essere presente al doppio appuntamento, c’è una soluzione alternativa. Nel centro storico di Parma, in Borgo Giacomo Tommasini 7, negli ambienti che per oltre sessant’anni hanno ospitato l’antica salumeria Grisenti, c’è un piccolo laboratorio dove trovare tutto l'anno i prodotti agricoli della biodiversità tosco-emiliana. Tra questi, pane e pasta di grani antichi, formaggi monorazza di latte crudo intero da vacche Bardigiana, Ottonese, Grigia dell’Appennino e Val Padana, latte fresco di asina, pecorino Massese, formaggio Pioniere ottenuto da latte intero della mungitura del mattino, uova di gallina Romagnola, carni e salumi di Cinta Senese e maiale nero allevati all’aperto, fagioli Zolfini, farro della Garfagnana, orzo Leonessa, testaroli della Lunigiana, verdure selvatiche.

Ma anche confettura di uva Termarina e prugna Zucchella, mostarde di anguria Bianca, pera Nobile e Cotogna, passata di pomodoro Riccio di Parma, vellutata di zucca Violina, e tanti altri prodotti che verranno presentati a rotazione.