La superpremiata start up milanese Robonica lancia sul mercato serre idroponiche per interni per avere un orto nelle cucine degli chef o nel salotto di casa. Questa tecnica non impiega pesticidi e l’alimento ha un gusto perfetto, è perfetta per la coltivazione di erbe aromatiche, germogli e piante dall’alto valore nutraceutico e verdure a foglia

Si chiama Vertical Farm ed è un sistema destinato a rivoluzionare il modo di fare agricoltura. Si tratta di serre agricole a sviluppo verticale che sfruttano tecniche di idroponica automatizzate. Niente suolo ma un ambiente sterile, che permette coltivazioni che vanno oltre il bio. La magia è data solo da acqua addizionata di minerali e soluzioni nutritive e luce artificiale a Led di grande efficienza. La gestione avviene attraverso sensori e un software, controllabili in remoto anche da smartphone. Punta a questo mercato Robonica, start up milanese premiata nel 2017 a Seeds&Chips come migliore innovazione al mondo per la Vertical Farm. L’ha fondata nel 2014 Harald Cosenza, 26 anni, di origini metà tedesche e metà italiane, alle spalle studi di ingegneria.

Anche un ente come l’Enea spinge all’utilizzo dell’idroponica per creare smart cities autosufficienti: «Sfruttiamo gli edifici dismessi per fare agricoltura verticale!»

I vantaggi sono notevoli. Si può fare agricoltura verticale a qualunque clima e tutto l’anno. Volendo, con dei container mobili si può avere della lattuga fresca anche in piazza Duomo a Milano o nel deserto. Un vero km zero. Niente pesticidi, fungicidi o diserbanti. Un risparmio dell’acqua fino al 95 per cento e drastico abbattimento di CO2. Al momento con l’idroponica si punta a coltivare erbe aromatiche, germogli ricercati come superfood, ortaggi a foglia, lattuga, frutti di bosco, anche pomodori. Nessuna limitazione sul gusto: l’alimento risulta più fresco. Oggi le serre idroponiche stanno avendo impiego non solo su larga scala, grandi serre verticali su piani sovrapposti, ma anche a livello domestico e per la ristorazione.

Dopo una prima fase di prototipi, sta partendo in questi giorni la commercializzazione di Linfa, una miniserra domestica intelligente, di forma esagonale, pensata per il mercato domestico, venduta al costo di circa 350 euro. «Abbiamo cominciato la prima produzione di 500 pezzi con la consegna dei primi venti – spiega Harald Cosenza, 25 anni, fondatore e amministratore – Oggi non puntiamo al quanto ma al cosa. Con Linfa si possono coltivare erbe, pomodori ciliegini: noi formiamo anche i semi per 15 vaschette. Tra questi, otto varietà di basilico, tra cui quello greco, di cui uno solo si trova nella grande distribuzione; un kit di peperoncini con quattro diverse varietà; un kit di mente e un kit di erbe aromatiche con timo, dragoncello, salvia e altre. Per questo modello abbiamo da poco ricevuto un grosso ordine da parte del più grande consorzio Horeca d’Italia, Sogi. Si tratta di impiantisti che fanno cucine industriali per chef. Con loro stiamo lavorando anche per soluzioni da incasso».

Con Sogi Robonica è, infatti, pronta a proporre una versione più professionale, Copernica («una rivoluzione copernicana»), destinata soprattutto ai ristoratori. La misura è simile a quella di un frigo. Stesso software ma cambia la struttura: un modulo in verticale che può salire in altezza e crescere in larghezza a seconda della richiesta del cliente «È pensato soprattutto per i germogli – chiarisce Harald – oggi i top ristoranti li richiedono, hanno cifre proibitive e vengono quasi tutti dall’Olanda: hanno magari dieci giorni di vita e per sette stanno in container, perdendo tutti i principi nutritivi. Noi forniamo semi per fare 96 vaschette, tra cui germogli di basilico, rucola, senape, kale, chia».

«Abbiamo fatto una selezione delle sementi – precisa – in base a gusto, rarità, valore aggiunto e principi nutraceutici. Il futuro delle erbe aromatiche è già oggi fuori suolo. Non prevediamo però di coltivare bacche che rendono solo su larga scala». Inutile dire che l’innovazione sta attirando l’attenzione anche di chef stellati: «Ci hanno contattati in due, ma non faccio nomi».

Per la diffusione dell’idroponica in Italia spinge anche Enea, che all’Expo, ha presentato Il primo prototipo italiano di Vertical Farming. «A Milano ci sono almeno duecento edifici dismessi, ventimila in Europa che si potrebbero invece utilizzare per fare agricoltura verticale – ricorda la ricercatrice e architetto Gabriella Funaro – Noi puntiamo tantissimo su queste soluzioni. Le luci a Led accelerano la fotosintesi e aumentano i raccolti, l’acqua torna in circolo. La produttività è molto interessante, i cicli sono più brevi. Per la lattuga, anziché farne 4-5 l’anno, posso arrivare a 14 e per un chilo servono meno di due litri d’acqua rispetto ai 45 litri in pieno campo. Coltivando su piani sovrapposti, in verticale, posso trovare lo spazio che voglio».

«Dopo Expo – fa sapere – abbiamo ceduto il nostro know how a un’azienda leader, Idromeccanica Lucchini. Sono loro che progettano a livello anche internazionale le soluzioni che ci vengono commissionate. Oggi stiamo lavorando a un grosso progetto: potrebbe essere la prima grossa Vertical Farm all’interno di un edificio dismesso».

Enea ha anche lanciato il progetto BoxXLand per l’agricoltura verticale mobile in container. «BoxXLand – sottolinea – è una soluzione per situazioni climatiche particolari, si hanno verdure sempre fresche in ambienti estremi. Il container può arrivare in ogni parte del pianeta: è facilmente gestibile, viene messo su un camion e portato ovunque. Si può metterne anche uno sopra l’altro. Negli Usa questo sistema sta prendendo larghissimo piede. In un container, per esempio, riusciamo a produrre duemila piante di lattuga ogni tre settimane: 32mila piante in un anno. Ci sono tantissime possibilità di fornire cibo fresco in questo modo: una mensa scolastica, una nave da crociera, ma anche a livello di quartiere in città».