Grazie al Rasff, il sistema di allerta rapido dell'Unione Europea, siamo protetti dai veleni nel cibo. Nel 2015 ci sono state 2966 segnalazioni di allarme

Mozzarella blu, germogli di soia infestati da batteri killer, pesce ravvivato con monossido e additivi come il Cafodos, carne avariata, virus dell’epatite nei frutti di bosco, olio extravergine «taroccato» con clorofilla. Nas, Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello Stato intervengono ripetutamente con sequestri di cibi adulterati, contaminati o mal conservati. Ma a tutela dei consumatori esiste anche uno strumento utilissimo, una rete europea di informazione che individua con precisione gli episodi a rischio lungo tutta la filiera con immediato ritiro dei lotti sospetti.

Un angelo custode che vigila su tutti i prodotti agroalimentari in Europa

L’Unione Europea dal 1979 si è dotata del Rasff, il Sistema di allarme rapido per gli alimenti e i mangimi. Questa rete consente una rapida ed efficiente condivisione delle informazioni tra le autorità di controllo degli alimenti e dei mangimi degli Stati membri e la Commissione europea nei casi in cui si rilevino rischi per la salute umana nella filiera (a prescindere che i cibi siano prodotti nell’Ue o importati da Paesi extra Ue). In questo modo, gli Stati membri possono agire rapidamente e in maniera coordinata per prevenire i rischi per la sicurezza alimentare prima che i consumatori ne siano danneggiati.

Abbiamo interrogato il database per vedere com’è andato l’anno trascorso, il 2015. Complessivamente sono state 2966 le segnalazioni (erano state oltre tremila nel 2014), di cui 743 notifiche di allerta più gravi che implicano un intervento urgente. Tra le categorie più a rischio, in testa frutta e verdura (631), seguita a sorpresa dalla frutta secca (473).

Focalizzando la ricerca sull’Italia, sono state 510 le notifiche inviate dal ministero della Salute. Più in dettaglio 237 sono stati i lotti di prodotti respinti alle frontiere, 106 gli alert per i casi più gravi, 166 complessivamente le informative di attenzione per casi dove non era necessario un intervento urgente. È interessante rilevare che solo in 53 casi i prodotti erano italiani, negli altri hanno riguardato cibi di importazione.

La categoria con più segnalazioni dal nostro Paese è stata il pesce (128). L’allerta dominante è dovuto alla presenza di livelli di mercurio oltre i limiti di legge per pesce di grosse dimensioni, come il pesce spada, proveniente per esempio da Spagna o Portogallo. Quindi la presenza di istamina, soprattutto nel tonno, molto pericolosa in quanto può provocare la sindrome sgombroide e di Listeria monocytogenes, prevalentemente nel salmone affumicato da Paesi del Nord come Lituania, Danimarca, Polonia. Si tratta di un batterio, che può causare la listeriosi, malattia rara ma con alti tassi di mortalità (su circa 1500 casi in Europa i decessi sono stati il 13 per cento, informa l’Efsa, l’Agenzia di sicurezza alimentare europea).

In media in Italia si consumano 25 chili di pesce per persona l’anno. Oltre al problema dell’inquinamento e delle contaminazioni, bisogna anche considerare la questione frodi e adulterazioni nella commercializzazione, sempre più ingegnose e molto pericolose per l’utilizzo di sostanze chimiche vietate.

«Il mercurio – ha spiegato Claudio Monaci, direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinario Asl di Milano – è un contaminante ambientale: la sua presenza non è dovuta a frode commerciale o ad aggiunte lungo la filiera. I mari, purtroppo, sono concentratori di metalli pesanti e determinate pesci di grossa taglia e predatori che hanno vissuto più a lungo in mare, smeriglio e pesce spada in particolare ma anche tonno, tendono con gli anni ad aumentarne la concentrazione, specialmente di mercurio. È meno facile trovare positive le pezzature più piccole e più giovani. Non c’è però matrice alimentare totalmente priva di metalli pesanti, insalate comprese – ha precisato –, dunque ci sono livelli-soglia stabiliti, come dose giornaliera massima, sotto i quali non dovrebbero esserci danni alla salute. Non sarebbe corretto dire al consumatore di non mangiare il pesce spada, perché quello in commercio è soggetto ad analisi e controllo di filiera e, quando avviene il superamento, c’è il rintraccio e il ritiro dal mercato. I controlli ci sono e funzionano. Per quanto riguarda la Listeria – ha proseguito – è il modo di conservazione in forma affumicata ed essiccata che può portare a sviluppare questa contaminazione batterica. È un microorganismo ubiquitario, si trova nell’ambiente, è frequente anche nella filiera lattiero-caseria, nella crosta di formaggi a media stagionatura come il Gorgonzola, nelle carni, oltre che nel pesce. La stagionatura lunghissima dei formaggi porta invece situazioni sfavorevoli per la Listeria, a causa della scarsità d’acqua per la disidratazione. Questo microorganismo può provocare la listeriosi, che colpisce soggetti più a rischio come bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con deficit al sistema immunitario. L’istamina nel pesce – ha fatto notare – è ancora la tossinfezione più frequente a Milano per gli alimenti di origine animale. Questo un po’ a causa dell’aumento di consumo di tonno preparato per happy hour, insalate. L’indicazione è rispettare la catena del freddo e, una volta aperto, tenere il tonno il meno possibile a temperatura ambiente. In questo modo si riduce notevolmente la possibilità di tossinfezione. Per prodursi l’istamina nel tonno ci deve essere temperatura non da frigorifero per un certo periodo».

La seconda categoria più presente per l’Italia nel sistema Rasff è la frutta e verdura (92). I casi più frequenti riguardano le aflatossine (tossine prodotte da alcune specie di funghi e muffe, altamente tossiche e cancerogene) presenti soprattutto in fichi secchi dalla Turchia, dunque residui di pesticidi in olive in salamoia dall’Egitto, resti di insetti nei datteri dalla Tunisia.

Ben 47 casi, molti con rifiuto dei lotti alle frontiere («border rejection»), riguarda la terza categoria che comprende noci, nocciole, arachidi, pistacchi, soprattutto per presenza di aflatossine per importazioni da Paesi come Egitto Turchia, Cina, Usa, Iran. Molto più distanziate le segnalazioni per la carne (24), dove spiccano casi di presenza della tossina di Shiga, prodotta da ceppi del batterio Escherichia coli, e per i cereali (20), quest’ultimi, in particolare, per aflatossine e residui di pesticidi da granaglie provenienti dall’estero, India e Cina. Per i molluschi (22 casi) sono stati riscontrati norovirus (cause di gastroenteriti acute) nelle ostriche dalla Francia, livelli troppo alti del batterio Escherichia coli nelle vongole e nelle cozze dall’Italia (questa volta il problema è nostro), il che segnala in genere un inquinamento fecale.

Per le altre categorie i casi sono molto più bassi. Ci sono state segnalazioni (14) per il pollame, problemi di salmonella per pollo e tacchino importati dalla Germania, blocchi alla frontiera per lotti di spezie (10) soprattutto dal Sudest asiatico a causa di residui di pesticidi e aflatossine e svariati singoli episodi che comprendono tipologie varie, il colorante Sudan nell’olio di palma dal Ghana, presenza di glutine nel cioccolato senza glutine dall’Italia, migrazione di metalli pesanti, come il nichel, in turaccioli dalla Cina (prodotti non collocati sul mercato), cadmio nei calamari da Iran o Iran, solfiti non dichiarati nei gamberetti dalla Croazia.

«Il Rasff – ha concluso il dottor Monaci – dà in tempo reale un’indicazione su tutto il territorio comunitario di una presenza di un prodotto a rischio o potenzialmente a rischio, perché il sistema di allerta si attiva anche sul principio di precauzione. A fronte di un’analisi ufficiale positiva, come metallo pesante, salmonella, istamina, Listeria, noi accediamo a questa piattaforma, inseriamo i dati dell’azienda, e le Asl e i territori dove è stato commercializzato questo alimento vengono a conoscenza della sua presenza sul proprio territorio. L’azienda produttrice è tenuta nel più breve tempo possibile, e nella giornata stessa, ad attivarsi per ritirare o togliere dal commercio quella determinata partita. Il rintraccio e il ritiro è a suo carico; le Asl, settore Veterinario e Sian (Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione, che gestisce allerte di alimenti non di provenienza animale), coordinate dalla Regioni, controllano che tutto venga messo in atto correttamente e in tempi rapidi con verifiche dirette sul territorio».

Va ricordato che fu un episodio di terrorismo a far nascere il Rasff. Nel 1978 venne rinvenuto del mercurio all’interno di arance di provenienza israeliana in alcune città tedesche e nei Paesi Bassi. Un gruppo estremista (il sedicente Commando palestinese dell’esercito rivoluzionario arabo) rivendicò di aver contaminato i frutti per distruggere l’economia di Israele. L’impatto economico della vicenda fu devastante e mandò nel panico l’Europa. In seguito alla vicenda, le autorità di controllo alimentare degli Stati membri si riunirono il 13 febbraio 1979 e proposero di costituire un sistema comunitario di allarme rapido.