In questo nuovo locale a Milano, il Ramen Misoya, si può scoprire uno spaccato della cucina giapponese assaggiando uno dei suoi piatti più caratteristici

Mentre crescono come funghi locali di cucina asiatica di dubbia qualità, stiamo parlando dei All You Can Eat, dove la formula è semplice: abbuffati, paga poco e cosa mangi non lo sai. In sordina si stanno facendo spazio altri locali, in questo caso parliamo di un ristorante giapponese, che fanno della qualità e della ricerca della materia prima il loro punto di forza. Ramen Misoya, il locale provato, fa parte di una catena presente in tutto il mondo e in via Solferino 41 a Milano è il primo in Europa.

Ramen Misoya ha aperto le porte a dicembre e propone solo ramen

L’ambiente ricorda immediatamente l’origine nipponica: dalla gigantografia con il monte Fuji, all’oggettistica tipica del Paese del Sol Levante, passando per il personale rigorosamente giapponese, ma chi ha rapporti con i clienti parla correttamente l’italiano. In Giappone non esistono i ristoranti che fanno di tutto come da noi, ogni locale lì è specializzato in qualcosa e questo, come si evince dal nome, è dedicato al ramen.

Ma cosa è il ramen? È un zuppa che ha due ingredienti fondamentali: il miso e i noodles, e qui le cose si fanno interessanti. Il miso è prodotto con i semi di soia gialli fermentati in acqua e sale marino, a questi si aggiungono riso od orzo cotti o entrambi che vengono inseminati da un particolare fungo, l’Aspergillus oryzae, che intacca gli amidi dei cereali e li trasforma in zuccheri più semplici.

Di miso ce ne sono di diverse tipologie, ma tutte sono accomunate dall’avere un ruolo nutrizionale molto importante. Si tratta di un alimento ricco di proteine, vitamine e minerali, e con il suo gusto deciso riesce a dare una marcia in più ai piatti dove è protagonista. Lo si può trovare in zuppe, salse, marinate e molte altre ricette della cucina giapponese. Ma attenzione a non abusarne, essendo ricco di sali non è adatto a chi a problemi di pressione sanguigna.

Per creare una ciotola di ramen come si deve, oltre al miso, c’è da aggiungere i noodles, cioè delle tagliatelle di frumento, e un’altra serie di ingredienti che personalizzano il piatto, come brodo di pollo o di maiale, o fatto con pesce essiccato, alghe e molto altro ancora. In giappone ogni regione ha la sua versione. Da Ramen Misoya si possono trovare diverse ricette di ramen, anche vegetariani, proposte con due varietà di miso diverse: Hokkido miso e Tokyo miso, ognuna con le sue caratteristiche che vanno a modificare il sapore finale della zuppa.

In tutto ci sono una decina di tipologie diverse di ramen, ma che possono aumentare a dismisura personalizzando il piatto con aggiunte extra come uova marinate nel miso, carne di maiale macinata, pasticcio di pesce, mais e molto altro ancora. Le porzioni sono abbondanti, molto più grandi di quello che siamo abituati noi occidentali con le nostre zuppe, ma non dobbiamo dimenticare che qui si viene per mangiare solo i ramen: è il piatto principe del locale. Ci sono anche degli antipasti da condividere in attesa della zuppa, ma tutto qui ruota attorno ai ramen.

Come bevande sono presenti alcune etichette di vino italiane, oltre a una selezione di birre giapponesi, più tradizionali, ma il pezzo forte è indubbiamente il sake, servito sia caldo sia freddo. Se si decide di prendere questa bevanda tipica del Giappone, in particolare l’Hakkaisan come marca, il servizio è particolare: viene versato in un bicchiere all’interno di una scatola laccata sino a farlo traboccare, finito il sake contenuto nel bicchiere si consuma quello contenuto nella scatola o da essa o versandolo nuovamente nel bicchiere.

Quasi tutte le materie prime usate, tranne alcuni ingredienti comuni, arrivano dal Giappone e sono frutto di una selezione mirata a trovare le materie prime migliori. Venire a mangiare al Ramen Misoya significa fare un viaggio nel Paese del Sol Levante, ci si immerge in una atmosfera diversa da quella dei locali occidentali, e si possono scoprire usi e costumi lontani senza dover viaggiare. Ma soprattutto non si rinuncia alla qualità e al sapore.