Proteggere e promuovere il pomodoro made in Italy, Anicav vuole mettere il Paese di origine anche su tutti di derivati del pomodoro, non solo sulla passata

Il pomodoro italiano gode di ottima salute, anche se da più parti si levano voci che parlano di eccessivo uso di derivati provenienti da Paesi extra europei, in particolare Cina. I dirigenti Anicav (Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali), in particolare il direttore generale, Giovanni De Angelis, hanno sottolineato come questo non corrisponde propriamente alla realtà: i prodotti made in Cina sono usati per il mercato estero, in particolare quello africano che usa utilizza i concentrati di pomodoro.

Il pomodoro è uno degli ingredienti base della cucina italiana e della dieta mediterranea

I soci Anicav sono sicuri della qualità e della bontà dei loro prodotti tanto che vogliono estendere l’obbligo di indicazione in etichetta sul Paese d’origine della materia prima a tutti i derivati per garantire la massima trasparenza, come già avviene per la passata di pomodoro. Una forte presa di posizione per mettere a tacere le polemiche sorte in questi ultimi anni.

«Come Anicav – ha spiegato De Angelis – siamo sin d’ora disponibili ad avviare un’interlocuzione con il Ministro Martina che porti alla rapida adozione di un decreto che disciplini l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine del pomodoro utilizzato per la produzione di derivati, sulla scia di quanto già avvenuto per il latte e i suoi derivati e di quanto è in programma per grano e pasta. Questo rappresenterà un primo utile risultato, pur nella consapevolezza che sarà necessaria un’omogeneizzazione tra la regolamentazione nazionale e quella comunitaria, per evitare che la norma abbia un’efficacia limitata soltanto al territorio italiano, come sta già avvenendo per la passata di pomodoro».

Passata, polpa, pezzettoni, pelati sono i principali derivati creati da questo prodotto che nel giro di pochi secoli è diventato l’emblema della cucina mediterranea, ma soprattutto di quella italiana che ormai non può fare a meno del pomodoro. Un prodotto da salvaguardare e tutelare, come stanno facendo per cercare di far ottenere al pomodoro pelato lungo il riconoscimento europeo di prodotto a denominazione d’origine. In questo modo si ottiene, una volta terminato l’iter, un nuovo strumento per proteggerlo sui mercati, sia nazionale sia internazionale, da prodotti che lo richiamano nel nome, vedi l’italian sounding, ma non nella qualità.

«Il pomodoro – ha sottolineato De Angelis – è uno dei simboli più rappresentativi della cucina e del made in Italy nel mondo ed è uno dei pilastri su cui si fonda la dieta mediterranea. Un prodotti di assoluta eccellenza, autentica espressione del saper fare dei nostri imprenditori».

Per dimostrare l’elevato livello qualitativo di questo prodotto, in particolare del pelato lungo, è stato realizzato durante l’ultimo Tuttofood a Milano un piccolo record. Lo chef Giulio Coppola dell’Associazione Jre ha cotto 300 litri di ragù napoletano, fatto poi assaggiare ai visitatori facendo scarpetta, sicuramente una delle più grandi del mondo. Quello avanzato, assieme agli ingredienti inutilizzati è stato donato al Banco Alimentare Lombardia.

Giulio Coppola, inoltre, ha spiegato alcune caratteristiche del pomodoro pelato lungo e un paio di trucchi su come trattarlo, per esempio, mai frullarlo con robot da cucina o frullatori a immersione, rispetto a quello passato nel passaverdura o schiacciato a mano e filtrato il sapore, il colore e la consistenza sono diversi, estremamente penalizzanti per il primo. È un ingrediente lavorato fresco, come tutti i derivati del pomodoro, e quindi la sua freschezza deve essere rispettata anche all’apertura, per permettergli di donare ai piatti il massimo del suo sapore.

Il pomodoro e i suoi derivati sono un tesoro per l’agroalimentare italiano, soprattutto con l’estero visto che generano un fatturato di circa 1,6 miliardi di euro. Un tesoro da tutelare, con la creazione del Pomodoro Pelato Igp, da valorizzare con il contributo degli chef e, in alcuni casi, anche da riscoprire, perché alcuni prodotti, causa vita frenetica e tempi sempre più ristretti, vengono usati meno nella cucina di casa. Ma un ragù come si deve è poesia.