Produzione quintuplicata in dieci anni. Il Pignoletto è il vino simbolo del territorio, ideale come aperitivo e per accompagnare piatti tipici come tortellini, tagliatelle e lasagne

Con 9 milioni di bottiglie prodotte e una crescita annua a due cifre (+19 per cento nel 2013, +500 per cento negli ultimi dieci anni) il Pignoletto, vino fresco e piacevole dei colli bolognesi (Pignoletto è una località del nuovo Comune di Valsamoggia), sta vivendo un periodo di grande successo. Probabilmente conosciuto già dagli Etruschi e sicuramente dai Romani che ne ricavavano un vino chiamato «Pinum Laetum», questo vitigno autoctono si conferma oggi l’uva a bacca bianca più diffusa in una regione che lo ha riscoperto e valorizzato in tempi relativamente recenti. La zona di produzione si è estesa dall'Emilia alla Romagna e tocca oggi i territori di quattro province, Bologna, Modena, Forlì e Cesena, dopo il riconoscimento della nuova Doc Pignoletto avvenuta nel 2014. Ci troviamo pertanto in una delle regioni gastronomiche più importanti d’Italia, di qui la necessità di dar vita al Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna – nato per tutelare e valorizzare questo vino – che è fra i più grandi d'Italia con i suoi tremila ettari di vigna affidati alle cure di 8mila viticoltori. L’ente riunisce al suo interno anche i produttori di Pignoletto della Docg Colli Bolognesi. «Il Pignoletto è il vino-simbolo di un territorio che ha fatto dell’enogastronomia e della buona tavola un inno all’eccellenza – afferma Francesco Cavazza Isolani, Presidente del Consorzio Vini Colli Bolognesi e del Consorzio Pignoletto Emilia Romagna – Dalla mortadella al Parmigiano Reggiano, il Pignoletto con la sua fresca esuberanza è l’ideale per gli aperitivi, accompagnato ai prodotti tipici della zona. È anche il vino principe per i piatti più amati della cucina emiliano-romagnola, come tortellini, lasagne e tagliatelle». Difficile dire se in futuro il Pignoletto cercherà di insidiare anche il Prosecco, leader dell’happy hour. «Bologna è una città che rende felice», scriveva Guido Piovene nel suo celebre «Viaggio in Italia». L’ambiente c’è tutto.