Petti con Le nuove referenze bio per la passata di datterini, al tartufo bianco, zenzero e jalapeño, vuole intercettare chi sperimenta sapori inediti

Qualità, made in Italy, attenzione green e novità di gusti. Con questa filosofia Petti, storica azienda delle conserve alimentari, nata nel 1925, lancia nuove referenze per un prodotto principe della tavola italiana come il pomodoro, pronte a conquistare il palato gourmet e giovane.

Tutti i pomodori Petti vengono coltivati solo in Toscana

«Abbiamo lanciato tre nuove referenze – afferma Pasquale Petti, che rappresenta la quarta generazione e guida con il padre Antonio il Gruppo – tartufo bianco, zenzero e jalapeño, con base passata di datterini bio, per seguire il trend di mercato e corrispondere ai gusti dei consumatori più giovani e attenti alle innovazioni».

Di fronte ad alimenti di origine anonima che arrivano sulle tavole degli italiani, Petti al contrario ha scelto il made in Italy: pomodori al cento per cento toscano. Prodotti provenienti da coltivazioni in Val di Cornia, Val di Chiana, Maremma, campagne senesi e pisane, a regime di agricoltura biologica o integrata. «Il nostro pomodoro toscano è molto dolce – spiega Pasquale Petti – perché la Maremma toscana è salmastra, in quella zona un tempo c’era il mare. Se il terreno è ricco di sali minerali, la pianta per difendersi produce zuccheri. Il nostro è un pomodoro da industria che non può naturalmente essere paragonato alle piccole produzioni artigianali come il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio. Noi vogliamo essere il primo brand di distribuzione su larga scala, garantendo però qualità. Oggi siamo al quinto posto nella Gdo con il prodotto standard e al primo con la passata di datterini bio».

Il pomodoro Petti viene lavorato con processi a bassa temperatura per preservare al meglio il colore rosso intenso e la fragranza particolare. «Sono contro il pomodoro verde, giallo o nero – sottotilinea Pasquale Petti – inutile inventarsi cose strane. Il nostro è solo rosso, la varietà prevalente è il pomodoro Roma ma quello che sta avendo più successo è il datterino, il più intenso come colore e sapore. Il nostro pomodoro piace anche a grandi chef di ristoranti come Il Latini di Firenze, Dal Bolognese di Roma e Milano, l’Enoteca Pinchiorri».

L'azienda toscana dispone di tre stabilimenti in Italia e uno all’estero, vanta 37 referenze. Il 70 per cento del fatturato arriva dall’export: Nord Europa, Svezia, Danimarca, Norvegia, dove apprezzano molto il prodotto biologico. Innovativo è il packaging con confezioni interamente trasparenti. «Il packaging trasparente l’abbiamo scelto per differenziarci dai concorrenti – sottolinea Pasquale Petti – e per far sì che il pomodoro fosse visibile da tutti i lati della bottiglia. Il pomodoro è al centro della confezione, come è al centro della tradizione alimentare italiana e della vita della mia famiglia».

A Milano, in una serata al Just Cavalli, il Gruppo ha organizzato una evento per presentare una campagna televisiva, con protagonista il livornese doc Paolo Ruffini, che sarà accompagnata dall’hashtag #iltoscanochecigarba. Lo chef Max Mariola, invece, ha dato vita a una cena degustazione con i nuovi prodotti della linea biologica Petti.

L’Italia, con il 12 per cento, è al terzo posto nel mondo nella trasformazione del pomodoro, dietro a California e Cina. In Europa è leader: trasforma il 52 per cento dell’intera produzione. Il settore ha un volume d’affari di 3 miliardi su circa 135 miliardi di fatturato dell’intero comparto agroalimentare nazionale.

Dal punto di vista nutrizionale il pomodoro contiene licopene, un carotenoide che dà la pigmentazione rossa. Questo antiossidante, che è sempre più oggetto di attenzione per le proprietà antitumorali e di prevenzione da malattie neurodegenerative e cardiovascolari, è presente in quantità maggiori se il prodotto viene cotto, come sottolinea la fondazione Umberto Veronesi. Dunque una semplice pasta integrale al pomodoro è un perfetto piatto della salute, un simbolo di quella dieta mediterranea riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità.

Da notare poi che il pomodoro italiano è molto più sano di quello di provenienza europea o extraeuropea. «Ha bassissimi residui chimici, con livelli dieci volte inferiori alla media europea» assicura Luca Sandei, collaboratore di ricerca della Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari di Parma.