La pesca di frodo era gestita da due gruppi legati alla criminalità organizzata: devastavano i fondali del Mar Piccolo di Taranto con bombe artigianali

La salute della nostra fauna ittica è sempre più a rischio. Pesca pirata, overfishing, utilizzo di tecniche e strumenti di pesca che impattano in modo squilibrato sull’ecosistema. Un esempio è la pesca a strascico sulla barriera corallina. O la pesca del tonno rosso nel Mediterraneo, in via di estinzione, come denuncia Greenpeace. Purtroppo il sistema della pesca a frodo è ricorrente anche nel nostro Paese, dove vengono utilizzati i sistemi più spregiudicati e violenti senza cura degli effetti sull’ambiente.

Avevano creato una Santa Barbara sotto un pontile nel porto

L’ennesimo scempio è capitato a Taranto, dove alcuni soggetti appartenenti a due gruppi criminali specializzati fabbricavano esplosivi, ricavati da residuati bellici presenti nelle acque del Golfo, che facevano esplodere per attuare una pesca redditizia devastando così i fondali marini. Su disposizione del Gip del Tribunale, che ha accolto le richieste della Procura, 14 persone sono state arrestate (cinque in carcere e nove ai domiciliari), con l’accusa di fabbricazione illegale e detenzione di ordigni e sostanze esplosive finalizzati alla pesca di frodo. A loro sono stati contestati anche i nuovi ecoreati di inquinamento e disastro ambientale. L’operazione «Poseydon», che ha portato al sequestro di due chili di esplosivi e 170 chilogrammi di pesce illegalmente pescato, è stata eseguita dagli uomini della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto di Taranto, coadiuvati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Taranto.

Il sistema andava avanti da tempo, come hanno appurato gli uomini delle Fiamme Gialle, che hanno svolto indagini durate nove mesi. I criminali seguivano i banchi di pesci che cercavano rifugio nei due seni del Mar Piccolo, un habitat ricco di biodiversità. E attuavano la pesca di frodo con vari tipi di esplosivo, tra cui tritolo e cordite, un materiale utilizzato anche all’interno della bomba atomica americana Little Boy.

«Quello della pesca di frodo a Taranto, anche con esplosivi, è un fenomeno locale atavico – ha rimarcato Antonello Maggiore, Comandante del Reparto Operativo Aeronavale di Bari da cui dipende il reparto tarantino che ha effettuato l’operazione – In varie occasioni ci sono stati fermi, intercettazioni di imbarcazioni che fuggivano dopo aver bombardato tratti di mare. Ma questa è la prima volta che mettiamo le mani su una specie di organizzazione. Si tratta di due gruppi: uno aveva il compito di piazzare sul mercato il prodotto ittico e l’altro che si occupava della parte operativa, dal nascondere l’esplosivo, per esempio sotto le banchine galleggianti nel lato della Città Vecchia che si affaccia sul Mar Piccolo, vicino al mercato ittico, all’utilizzarlo. I 14 arrestati – ha sottolineato – sono tutti tarantini. Soggetti normalmente dediti ad altre attività criminali e che tra l’altro si occupano di bombardare il nostro mare. Tanto è vero che durante le perquisizioni sono state trovate sostanze stupefacenti e armi, tra cui una pistola non denunciata. Il tritolo è nella disponibilità delle bande criminali: viene prelevato dalle bombe inesplose della seconda guerra mondiale che si trovano sott’acqua nel Golfo di Taranto».

Spesso non ci si pone alcuna domanda su come venga pescato il pesce che acquistiamo, quali metodi siano stati adottati per la cattura, se sia un pesca distruttiva o rispettosa dell’ambiente, se tuteli specie protette. A sostegno della pesca sostenibile esiste il marchio blu MSC, il programma di etichettatura e certificazione più importante al mondo, garantito da un'organizzazione internazionale non profit, Marine Stewarship Council. Un modo per orientare il consumatore nella scelta consapevole del prodotto che tutela i nostri mari. Oggi il marchio blu MSC è presente su circa 20mila prodotti nel mondo. Circa il 10 per cento del pesce pescato a livello globale è certificato secondo rigidi standard: salute dello stock, impatto sull’ecosistema, efficace gestione dell’attività di pesca. L’intera filiera produttiva viene poi certificata in modo tale da poter tracciare ogni singolo prodotto, dal mare al piatto e dal piatto al mare. Le aziende di pesca certificate sono 286 e quelle in fase di certificazione 95.