Partita la procedura per poter scrivere sull’etichetta della pasta l’origine del grano, oggi in una confezione su tre è di provenienza straniera

Se si vuole promuovere il made in Italy, allora si deve incominciare a tutelarlo. È dunque necessario superare lo scoglio normativo che permette di far diventare un prodotto tricolore se la lavorazione avviene in Italia, anche se è realizzato con ingredienti esteri. Un importante passo in avanti è rappresentato dallo schema di decreto inviato alla Commissione Europea dal ministero delle Politiche agricole e dello Sviluppo Economico per rendere obbligatoria l’origine del grano sulle confezioni di pasta.

I consumatori vogliono le etichette trasparenti, vogliono sapere cosa mangiano

Dopo il latte e i latticini, adesso è il turno del grano. Se la Commissione Europea darà il via libera, ci sono già sul tavolo anche delle richieste francesi in tema di etichette trasparenti, allora i consumatori italiani ed europei potranno all’atto dell’acquisto scoprire l’origine del grano con cui è realizzata la pasta. Già oggi una confezione su tre è prodotta con grano estero, proveniente da Canada o dai Paesi dell’Est. Ma questa indicazione non appare, non c’è traccia della filiera sulle confezioni.

L’Italia, secondo i dati Coldiretti, è il maggior produttore di grano duro in Europa con 4,9 milioni di tonnellate, prodotte su un superficie di circa 1,3 milioni di ettari. Il grosso si concentra tra Puglia e Sicilia, che insieme rappresentano il 42 per cento della produzione nazionale. Purtroppo non è sufficiente e ne vengono importate circa 2,3 milioni di tonnellate, senza che i consumatori sappiano dove va a finire.

«Si tratta di un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti – ha dichiarato Moncalvo – per garantire maggiore trasparenza negli acquisti e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione. In pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di due milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione made in Italy».

L’etichetta trasparente è desiderata dagli italiani, affamati di trasparenza e informazioni, consci che più informazioni si hanno sull’origine dei prodotti più difficile sia incorrere in inganni e truffe. Al termine dell’iter burocratico sulle etichette ci saranno le indicazioni di origine del grano che se non è italiano potrà essere di Paesi Ue, Paesi Non Ue o di Paesi Ue e Non Ue, e se contiene grano italiano e straniero sarà segnalato indicando la provenienza se comunitario o no. Queste indicazioni, come è successo con il latte e i latticini, dovranno essere scritte in modo chiaro, visibili e indelebili.

Contro questa etichettatura si sono schierati la Barilla e l’Aidepi (Associazione delle industrie del dolce e della pasta italaliane). Queste due realtà non pensano che far sapere l’origine del grano, così come è concepita in questo decreto, vada a vantaggio del consumatore. Certo ci sono grani canadesi con delle caratteristiche ottime, usati anche da pastifici importanti, ma in Italia si stanno producendo grani duri adatti alla produzione della pasta. Tanto che la Barilla utilizza per il suo marchio di punta, Voiello, solo grano made in Italy coltivato in Puglia.

Questa etichettatura possono essere l’occasione per far conoscere agli italiani i segreti della pasta, perché si deve usare un grano piuttosto che un altro, perché la trafilatura al bronzo è migliore di quella fatta con il teflon. Educare il consumatore a essere più consapevole di quello che acquista e una etichetta con più informazioni può servire allo scopo.

Nei supermercati del futuro, come quello inaugurato dalla Coop a Milano, per esempio le etichette avranno un ruolo da protagoniste. I sistemi di lettura permetteranno ai consumatori di accedere a tutte le informazioni e di fare dei confronti tra i diversi prodotti. In pochi attimi si potranno paragonare sia la parte nutrizionale sia la filiera, si dove è possibile. Un atto di trasparenza del produttore nel confronto del consumatore per conquistare la sua fiducia: io uso questi ingredienti, che provengono da questi posti, e ottengo questo prodotto.