Sequestrati 170 mila ettolitri di vino alla cantina Terre d’Oltrepò, accusata di falsificare le carte e ricorrere a pratiche scorrette per aumentare le bottiglie commercializzate. Rossetti, presidente del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese, sottolinea come non ci siano problemi di salute per i consumatori

Il vino, facile da bere, ma facile anche da falsificare. Una tentazione per alcuni produttori senza scrupoli che trovano più semplice prendere scorciatoie illegali per aumentare la produzione e truffare gli ignari consumatori. L’Oltrepò, purtroppo, torna di nuovo d’attualità e non per meriti, ma per demeriti di Terre d’Oltrepò, una importante cantina sociale di Broni - Casteggio. Il Giudice per le Indagini Preliminari della Procura della Repubblica di Pavia ha ordinato il sequestro di 170 mila ettolitri di vino e denunciate 10 persone per il reato di frode aggravata in commercio. l’operazione è stata condotta in modo congiunto dai Comandi Provinciali di Pavia del Corpo forestale dello Stato e della Guardia di Finanza e i Nuclei di Milano e Brescia dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari. Tutta l’attività di indagine è stata coordinata dal Sostituto Procuratore Paolo Mazza sotto la direzione del Procuratore Capo di Pavia Gustavo Adolfo Cioppa.

La falsificazione delle carte rende impossibile la tracciabilità delle uve e del vino

Secondo i risultati dell’indagine il vino commercializzato era diverso da quello indicato. L’operazione era partita da una indagine sulla produzione di Pinot Grigio, ma durante lo svolgimento è stato accertato che tutta la produzione era realizzata attraverso una serie di condotte fraudolente, sia di cantina sia contabili, che avevano come obiettivo quello di mettere sul mercato vino diverso da quello indicato, sia per provenienza sia per qualità. Attività che ha avuto inizio nel 2003, in base a quanto accertato. I vini Doc, Igp e Igt commercializzati da Terre d’Oltrepò sono risultati contraffatti per qualità, origine e quantità. Per aumentare la quantità dei vini più richiesti dal mercato, come il Pinot grigio e il Moscato, in cantina si faceva uso di pratiche illegali quali il taglio oltre il 15 per cento, un eccessivo uso di carbone per decolorare, mosto concentrato rettificato o glicerina senza dichiararne l’utilizzo. Dai controlli di campo, invece, sono emerse discrepanze tra dichiarazioni vitivinicole e la realtà in termini di superficie e produttività agronomica che rendono impossibile identificare e tracciare varietà e provenienza delle uve utilizzate, e la qualità e tipologia di vino prodotto. Il sequestro rientra nell’ambito dell’inchiesta sul vino partita lo scorso autunno sulla società vinicola Terre d’Oltrepo che ha già visto l’esecuzione di 64 perquisizioni ed il sequestro lo scorso marzo, presso un intermediario vinicolo, di 60 mila litri di Pinot Grigio.

Preoccupazione per la situazione è stata espressa dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, che attraverso le parole del suo presidente, Michele Rossetti, ha voluto prima di tutto tranquillizzare i consumatori: «Anzitutto massimo rispetto per chi sta conducendo le indagini. Da quanto trapela il vino sottoposto a sequestro dovrà ora essere verificato attraverso analisi, che certificheranno o smentiranno l’ipotesi investigativa. Il nostro primo messaggio ai consumatori è, intanto, che il prodotto sequestrato non è vino dannoso per la salute».

Ma il pensiero di Rossetti è andato anche alla delicata situazione che si sta venendo a creare con la vendemmia alle porte. Sono 900 i soci che conferiscono le proprie uve a questa struttura sotto indagine.  «In questa delicata fase pre vendemmiale – ha continuato Rossetti – è vitale ricordare che Oltrepò significa 2000 aziende vitivinicole, di vinificazione e imbottigliamento che lavorano con cura e che meritano di essere difese e non subire contraccolpi. Terre d’Oltrepò è la prima cantina di Lombardia, con 900 soci e un potenziale da 500 mila quintali d’uva a vendemmia. Confido che la cantina possa riacquistare piena operatività prima dell’inizio dell’imminente vendemmia perché da essa dipende il 53 per cento del prodotto vinificato dell’Oltrepò».

Il Consorzio sta monitorando con attenzione la situazione e rimanda a un momento successivo ogni ulteriore valutazione, quando i dubbi lasceranno spazio alle certezze.