Con cosa è fatto un olio extravergine di oliva? A questa domanda, all’apparenza stupida, tutti risponderebbero con le olive. Giusto, ma quali? In mano avete una bottiglia ottenuta con una miscela, o blend in gergo tecnico, di diversi oli o un mono cultivar? A questa domanda molti consumatori non saprebbero rispondere, ma il futuro dell’olio extravergine d’oliva passa proprio da qui. Ne sono certi al Cno (Consorzio nazionale degli olivicoltori) che, in un recente convegno, hanno sottolineato che il futuro di questo settore passa attraverso l’olio di qualità ottenuto da singole varietà di oliva (cultivar).

Una rivoluzione da 1 miliardo di euro

Una sfida commerciale senza precedenti, che vede protagonista anche il consumatore. Quest’ultimo deve essere più consapevole di quello che acquista: è finito il tempo dell’olio solo made in Italy o della bassa acidità. Adesso è il momento della qualità e delle differenze organolettiche tra le diverse cultivar. Se in tavola viene portata una bottiglia di Lambrusco e una di Barbera la differenza al palato è nota per la maggior parte delle persone (solo gli astemi non la conoscono), anche per l’olio deve avvenire la stessa cosa: un extravergine ottenuto con olive Leccino è diverso da uno ottenuto con olive Coratina, come sarà se si sono usate quelle di Nocellara.

Una rivoluzione commerciale, secondo i membri del Cno che potrebbe valere qualcosa come 1 miliardo di euro. Nei prossimi dieci anni l’obiettivo sarà quello di produrre sempre più olio extravergine di qualità e monocultivar. Una sfida che vogliono vincere. Durante il convegno è stata sottolineato come il Cno affianca da tempo una ricerca dell’Università di Bari dove vengono studiati i concreti benefici per il corpo umano che un consumo regolare di olio extravergine di oliva apporta. In particolare questo studio sta approfondendo gli effetti delle singole cultivar di olive sulla prevenzione di diverse patologie, compreso il cancro.

«Abbiamo l’oro nelle mani e lo vendiamo come stagno – ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente nazionale Cno – probabilmente le colpe non sono tutte nostre ma dobbiamo accogliere la sfida e mettere in campo nuove idee. Io credo che il salto di qualità lo faremo producendo e promuovendo gli oli extravergini d’oliva mono-varietali. Probabilmente tra cinquant’anni dire olio extravergine d’oliva sarà come dire vino, quindi una definizione generica che non dà connotazione al prodotto».

Per il comparto olio e per i consumatori incomincia adesso la vera sfida: crescere e conoscere.