Tutte le 7mila tonnellate di olio extravergine di oliva erano destinate al mercato estero. Coinvolte una decina di aziende pugliesi per un giro di svariati milioni, sei persone indagate. L’olio «tarocco» smascherato con l’analisi del dna

Come amava ripetere Hercule Poirot, l’investigatore nato dalla fantasia di Agatha Christie, «una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze sono un indizio; tre coincidenze assomigliano a una prova». E gli indizi, nel caso dell’olio, c’erano. Nel 2014 il calo del raccolto nazionale è stato del 35 per cento di fronte a un aumento del 38 per cento dell’olio d’importazione. Il 2015 ha poi registrato il massimo storico nelle importazioni di olio d’oliva straniero: quello tunisino, in particolare, è aumentato del 734 per cento. Fatto sta che è saltata fuori l’ennesima truffa. Da un’indagine effettuata sullo smaltimento dei rami d'ulivo affetti dalla Xylella si è scoperta una maxifrode su 7mila tonnellate d'olio extravergine. Il prodotto veniva venduto in Italia e all’estero (Usa, Giappone) come 100 per cento made in Italy, mentre in realtà era tagliato con aggiunte di presunto extravergine (ulteriori indagini sono in corso per accertarne la genuinità) proveniente da Paesi extra Ue come Tunisia, Marocco, Turchia e pure dalla Siria.

Qualcuno non ha resistito alla tentazione di spacciare olio straniero per italiano

Per la vicenda, l’ennesima che investe l’olio, risultano coinvolte una decina di aziende pugliesi delle province di Bari e Brindisi con sei persone indagate per frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari. In particolare sarebbero implicate aziende di Monopoli, Fasano e Grumo Appula. Il giro di affari illecito viene stimato in una decina di milioni. L’inchiesta è stata condotta dal Corpo forestale dello Stato su delega dalla Dda, la direzione distrettuale antimafia. Per lo smascheramento del «taroccamento» dell’olio gli investigatori del Nucleo Agroalimentare e Forestale (Naf) di Roma si sono rivolti all'Istituto di Bioscienze e Biorisorse (Cnr-Ibbr) di Perugia dove è stata effettuata l’analisi molecolare ovvero il riconoscimento del dna delle varietà (cultivar) presenti nell’olio spacciato come made in Italy.

«L'operazione del Corpo forestale dello Stato dimostra l'efficacia del nostro sistema di controlli che abbiamo rafforzato in tutti i passaggi della filiera. Chi danneggia un settore così strategico come quello dell'olio va punito con la massima severità» ha affermato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina.

«È fondamentale – ha aggiunto il ministro – fare chiarezza per tutelare i consumatori e le migliaia di aziende oneste che contribuiscono al successo del made in Italy nel mondo. È una battaglia che portiamo avanti quotidianamente come dimostrano gli oltre 10mila controlli dallo scorso anno a oggi effettuati dai nostri organismi di controllo su tutto il territorio nazionale».

«Di fronte all'aggressione in atto nei confronti di un prodotto simbolo del made in Italy e della dieta mediterranea, bisogna stringere le maglie della legislazione con l'attuazione completa delle norme già varate con la legge salva olio, la numero 9 del 2013, dai controlli per la valutazione organolettica ai regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata» ha commentato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «è importante cogliere le opportunità che vengono dall'utilizzo delle nuove tecnologiche per combattere le frodi che allontanano i consumatori italiani e sporcano l'immagine del made in Italy sui mercati internazionali».