Petizione online contro l’abrogazione della data di scadenza sulle confezioni di olio extravergine di oliva, evo. Hanno già firmato quasi 50mile persone

La questione dell'olio extra vergine di oliva made in Italy, della sua protezione in nome della difesa dei produttori italiani – sotto attacco da più parti – e anche della salute dei cittadini, si è arricchita di un nuovo capitolo. E questa volta, a muoversi non solo solo le organizzazioni dei produttori di evo, o i sostenitori dell'eccellenza enogastronomica e agricola del nostro Paese. Questa volta, sono i cittadini stessi.

La data di scadenza è una protezione al consumatore

Una petizione lanciata su internet, attraverso change.org, nota piattaforma per la raccolta di firme, e diretta al Parlamento italiano chiede, infatti, alle nostre istituzioni di fare un passo indietro e dire no all'abrogazione del limite massimo di 18 mesi dalla data di imbottigliamento dell'olio extra vergine di oliva che l'Unione Europea vuole imporci.

«Con l'approvazione della normativa europea il Parlamento italiano di fatto approva il commercio di olio vecchio. Inoltre, la stessa normativa europea incide anche sulla trasparenza della filiera, cancellando la evidenza cromatica sull'etichetta, che attualmente distingue gli oli comunitari da quelli made in Italy», si legge nel testo a sostegno della raccolta di firme e firmato da Paola Iacino.

Se definitivamente approvata, la norma Ue, difatti, cancellerebbe il limite massimo di 18 mesi dalla data di imbottigliamento dell'olio extra vergine di oliva, cosa che, secondo i promotori della petizione, darebbe via libera alla commercializzazione di olio che non esitano a definire “vecchio” e che mancherebbe dei requisiti minimi di qualità a protezione della salute dei cittadini. L'olio extra vergine, infatti, conserva le sue proprietà se consumato entro i fatidici 18 mesi dall'imbottigliamento.

L'Italia è tra i maggiori produttori di olio extravergine di oliva in Europa. Produciamo olio di oliva da millenni e i nostri standard qualitativi sono tra i più alti al mondo, se non i più alti. Per logica, quindi, dovrebbero essere gli altri produttori dell'Unione Europea ad adeguarsi ai nostri standard qualitativi, maggiori dei loro, e non noi ad accettare delle vie al ribasso, a uso e consumo dei grandi produttori industriali del Nord Europa.

«Questa normativa europea – specifica infatti il testo allegato alla petizione –agevola le grandi multinazionali a danno della qualità e del rigore delle aziende produttrici italiane, che ancora una volta vengono lasciate sole nella battaglia per la difesa del made in Italy».

Ecco quindi, secondo i promotori dell'iniziativa, la necessità che anche i cittadini facciano sentire la loro voce, affiancandosi a coltivatori e organizzazioni di produttori. E in circa una settimana ha quasi raggiunto le 50mila firme che aveva come obbiettivo.