Presentata al Senato dal generale Vincinelli la relazione sulle attività dei Nas nel triennio 2013-2015. Trovate irregolarità nel 33 per cento dei casi

Tre anni di lavoro Carabinieri dei Nas significano qualcosa come 120mila controlli su prodotti alimentari. Tre anni di controlli, dove uno su tre presentava irregolarità o non conformità. In lieve discesa rispetto al periodo precedente. I risultati di questo lavoro sono stati presentati in Commissione Agricoltura del Senato dal Comandante del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute Claudio Vincelli, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle frodi nel settore alimentare.

Per fermare le frodi serve una nuova normativa ed etichette trasparenti

Ogni anno i 1100 uomini del Comando, divisi in 38 nuclei territoriali, hanno effettuato mediamente 39mila controlli all’anno durante il triennio 2013-2015. Il Comandante Vincelli ha spiegato che «le non conformità oscillano tra il 33 e il 34 per cento. Poiché il numero di controlli è crescente, possiamo dire che le irregolarità sono tendenzialmente in lieve discesa. Il panorama delle anomalie è variegato – ha sottolineato il generale Vincelli – e vede situazioni di contraffazione ordinaria con sistemi grossolani affiancate da contraffazione più sofisticata con interventi più raffinati e complessi da individuare».

Si va da vere e proprie frodi con merci taroccate a prodotti in cattivo stato di conservazione, da condizioni igieniche carenti nella produzione a carenze nell'etichettatura, fino a mancanza di requisiti per l'attività produttiva. In questi tre anni, tra merci e immobili, sono stati sequestrati beni per un miliardo e 333mila euro. I Nas hanno denunciato all’autorità amministrativa 31728 persone, mentre a quella giudiziaria sono state denunciate 5447 persone.

«I controlli – ha sottolineato il generale Vincelli – sono condotti ispezionando tutta la filiera, ovvero esercizi di vendita al dettaglio, all'ingrosso e settore produttivo».

Durante la campagna di controlli nel settore ittico tra novembre e dicembre 2015, per esempio, sono state 931 le ispezioni durante le quali sono stati sequestrati 16422 chili di pesce, le infrazioni penali sono state 51 e quelle amministrative 265. Invece, nella campagna organizzata nel settore dell’olio di oliva le ispezioni sono state 1150. Sono stati trovati 325mila litri di olio extravergine senza documentazione certificante la provenienza e le infrazioni penali segnalate sono state 26, mentre le amministrative 395. Inoltre, sono state sequestrate 10 strutture e 68mila chili di olive.

Un’altra compagna nel settore delle conserve di vegetali e frutta, nell'ottobre 2015, a fronte di 821 ispezioni ha portato al sequestro di 2000 tonnellate di merce e di 18 strutture, oltre alla segnalazione di 41 infrazioni penali e 229 amministrative. Nel settore dei derivati del latte, a luglio 2015, sono state condotte 646 ispezioni a strutture con il risultato che sono state sequestrate 5,5 tonnellate di mozzarelle di bufala e 100 litri di latte, 71 persone segnalate all'autorità amministrativa, 7 all'autorità giudiziaria e 7 strutture chiuse.

Una azione costante di controllo che deve essere sorretta da un sistema punitivo adeguato perché oggi le frodi alimentari possono essere molto pericolose per la salute dei consumatori. È necessario quindi, come ricorda Coldiretti, adeguare l’attuale normativa, che risalgono ai primi del ‘900, come viene fatto nella proposta di riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari presentata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare presieduta da Giancarlo Caselli.

Un’altra strada per rendere più difficili le frodi è l’adozione di etichette trasparenti, che permettano di seguire tutta la filiera attraverso un meccanismo di tracciabilità, introducendo così l’indicazione obbligatoria della provenienza degli alimenti. I consumatori così possono scegliere quali prodotti comperare e capire perché ci sono differenze di prezzo. Secondo un lavoro di analisi di Coldiretti, quasi la metà della spesa è ancora anonima. Oggi la normativa prevede l’obbligo di indicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, la frutta e verdura fresca, le uova, il miele, ma non per i prosciutti, l’ortofrutta trasformato, i formaggi e il latte. Il risultato del lavori di Coldiretti è che gli inganni del finto made in Italy sugli scaffali riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle.