My Foody ha creato una app che permette di conoscere i prodotti scontati per eccedenza o perché vicini alla scadenza in una rete di supermercati

La nascita di My Foody è una intuizione: «Nel 2012 Francesco, uno dei co-founder, si trovava in Belgio a scrivere la tesi di laurea. Compra una scatola di biscotti biologici, la paga a prezzo pieno, ma scopre che scadono il giorno dopo. Da lì nasce l’idea di proporre qualcosa che leghi la vicinanza alla data di scadenza a uno sconto».

Gli utenti sono già quasi diecimila per 23 punti vendita, quasi tutti a Milano: l’obiettivo è espandersi in altre città

È nata così questa realtà, come racconta Luca Masseretti, uno degli otto soci nonché co-fondatore di una start up innovativa a vocazione sociale che opera nella riduzione dello spreco alimentare. Una rete che mette in connessione i consumatori e le eccedenze (prodotti a scadenza ravvicinata, per esempio) dei supermercati aderenti a My Foody. Con il vantaggio di acquisti a prezzi ridotti, minore spreco di cibo, nell’ottica dell’economia circolare.

Il percorso di My Foody è stato segnato dall’ingresso in diversi programmi di accelerazione di imprese innovative. Nel 2014 Call for ideas «Food waste reduction», promosso da Impact Hub Firenze con l’obiettivo di selezionare un progetto ad alto impatto per la riduzione degli sprechi alimentari e supportato dalla fondazione «Il cuore si scioglie» di Unicoop Firenze. Quindi la vittoria ad Alimenta2Talent, il programma sviluppato dalla Fondazione Parco Tecnologico Padano (Ptp Science Park) e co-finanziato dal Comune di Milano.

Dopo lo sviluppo di un test prototipo, nel 2016 il business model è stato migliorato, ri-sviluppato il sito e sono state rilasciate le app mobile. L’idea della start up, tra le cinque migliori nel settore food secondo Startup Italia, è semplice. Gli utenti/consumatori possono scaricare l’app mobile My Foody dalle normali piattaforme Android o Ios e registrarsi gratuitamente. Effettuando l’accesso si viene geolocalizzati e l’app mostra automaticamente le offerte o i supermercati aderenti all’iniziativa più vicini (o a un luogo di proprio interesse, come casa o lavoro). La singola offerta mostra anche il numero di pezzi disponibili e lo sconto effettuato. Non si può prenotare: i primi che arrivano possono prendere i prodotti disponibili.

All’interno del punto vendita spesso si trova un’area anti-spreco, come una porzione di scaffale, co-brandizzata, in cui vengono disposte queste tipologie di prodotti e si comunica l’impegno del punto vendita a ridurre gli sprechi. L’utente ha la possibilità di esprimere la propria preferenza sui punti vendita che gli interessano mettendo il cuoricino all’interno dell’app, in modo da essere notificati non appena i punti vendita preferiti caricano le offerte su queste tipologie di prodotti.

«Il prodotto, fresco o secco, deve essere a rischio spreco – sottolinea Luca – Ovvero vicino alla scadenza, oppure stagionale o in overstock (tipo i panettoni) o con semplici difetti estetici ma perfettamente commestibile».

La parte social viene valorizzata dalla possibilità, sul sito, di fare donazioni ad alcune associazioni non profit. Insomma, se si risparmia sulla spesa, si può anche decidere, chi ne ha la possibilità economiche, di cedere il risparmio (o quanto si vuole) a uno dei progetti indicati. «Non ci poniamo assolutamente come competitor del Banco Alimentare o altre associazioni – precisa Luca – Non diamo al supermercato aderente alcun obbligo di scegliere tra noi e la donazione ad altre associazioni. L’obiettivo è combattere insieme lo spreco, recuperandolo da una parte commercialmente e dall’altra favorendo la cessione alle onlus. L’obiettivo è rimettere in circolo quello che oggi viene buttato e finisce in discarica. Bene ha fatto la legge Gadda a dare la possibilità ai Comuni di offrire uno sconto sulla tassa dei rifiuti per i supermercati che effettuano la donazione alle onlus».

Oggi My Foody ha quasi diecimila utenti registrati che utilizzano la piattaforma in circa 23 supermercati ubicati quasi a Milano (tra questi, alcuni punti vendita di Unes, ToMarket, Superpolo, Centro botanico). «L’obiettivo è espanderci anche in altre città – fa sapere Luca – Il nostro è un servizio di proximity marketing. Avvicina il consumatore al punto vendita e al contempo dimostra l’impegno del punto vendita a ridurre gli sprechi, anziché allontanarlo come fanno i servizi di delivery».