Una luogo fiabesco, adagiato sui colli di Rimini, Montegridolfo è un albergo «diffuso», dove gli ospiti sono coccolati con ogni tipo di comfort e leccornia. Ma tutto deve essere assaporato senza fretta, perché qui il tempo, apparentemente, è fermo al Medioevo

Il Mare Adriatico è poco distante, a una ventina di chilometri. Lo vedi all’orizzonte, se il cielo e terso. Quasi lo senti respirare («con quel ritmo matematico» cantava Claudio Lolli). Ma il panorama dominante è quello dei colli. Quei dolci declivi immortalati nei quadri di Piero della Francesca che lavorò alla Corte di Urbino. Del resto, siamo nella Valconca, al confine tra le Marche e la Romagna.

A Palazzo Viviani lo stress viene lasciato fuori

Montegridolfo, in provincia di Rimini, è un borgo fortificato tra i più belli d’Italia. Cinto da robuste mura medievali, è risalente forse al Mille (la prima testimonianza scritta è del 1148). Il tempo scorre pigro tra le sue strettissime vie, gli alberi di melograno («il verde melograno da’ bei vermigli fior», recitava una nota poesia di Carducci) e i gatti che si scaldano al sole. Nel borgo vivono una ventina di persone (un migliaio, complessivamente, nell’intero comune). La tranquillità, che regna sovrana, e il tempo rallentato («Il tempo è la sostanza di cui siamo fatti» scriveva Borges) permettono di godere pienamente della bellezza adamantina del posto, che dista solo una ventina di chilometri da Urbino. Un luogo seducente, come la tela di Guido Cagnacci ospitata nella chiesa di San Rocco, ai piedi delle mura, che ritrae un San Sebastiano con fattezze femminili. La pace e il silenzio sembrano irreali. E pensare che durante la seconda guerra mondiale qui passava la Linea dei Goti (poi chiamata Linea Gotica), il confine di difesa tedesca che andava da Pesaro a Massa Carrara, dall’Adriatico al Tirreno, contro l’avanzata Alleata. Per farsi un’idea, basta visitare il Museo locale, che conserva cimeli e ricordi d’epoca e della stessa battaglia che si è combattuta a Montegridolfo, il 31 agosto 1944.

L’aspetto di borgo murato è quello voluto da Galeotto Malatesta, che lo ricostruì nel Trecento. A quell’epoca risale anche il Palazzo Comunale, che s’incontra varcando la Torre-porta dell’orologio. Il fascino dell’antico centro fortificato malatestiano, a lungo conteso tra le signorie dei Montefeltro e dei Malatesta, è rimasto intatto grazie anche a pregevoli interventi e rifacimenti. Il suo cuore è il Relais Palazzo Viviani, antica dimora signorile e oggi prestigioso hotel: un luogo magico, ideale per una fuga romantica o per una vacanza relax all’insegna della bellezza. Il Palazzo risale ai primi dell’Ottocento, fatto erigere dal conte Filippo Viviani di Urbino su una preesistente dimora. Oggi è un albergo «diffuso», circondato da ampi giardini. La gestione è affidata al Gruppo Alessandro Rosso, dopo la sigla di un accordo con la proprietaria, la stilista Alberta Ferretti, che negli anni 90 ha attuato un importante restauro.

L’hotel dispone complessivamente di 53 camere, arredate elegantemente, ubicate in parte all’interno del Palazzo, in parte sparse negli immediati dintorni, dal Borgo degli Ulivi fino alla residenza separata Casa del pittore, dotata di grande piscina all’aperto. L’offerta culinaria soddisfa le più svariate esigenze. Guidato dallo chef Juri Bellani, 42 anni, milanese, il Ristoro Ristorante, sito all’interno delle vecchie cantine del Palazzo, offre alta cucina di stagione. Nel momento in cui consultiamo la carta menu (che viene mensilmente rinnovata), potremmo decidere, per esempio, per un gelato al pecorino, crema di fagiolini e acciughe del Cantabrico come antipasto; tagliatelle di farro con fave fresche e formaggio di fossa come primo piatto; tagliata di controfiletto su crema di polenta e tartufo nero come seconda portata. Per chiudere in bellezza con un cremoso di ricotta e pere con crema di rabarbaro e frutti di bosco. Al Ristoro viene anche servita la ricca colazione a buffet per gli ospiti, in alternativa preparata anche nell’Agrumaia. Più ispirato alla cucina tradizionale locale l’Osteria dell’Accademia, sempre guidata da chef Bellani, completamente rinnovata. Qui si possono gustare primi appetitosi, come lasagne e tortelloni, crespelle e strozzapreti; tra i secondi spiccano i piatti di carne di Mora Romagnola (un’antica razza suina autoctona italiana dal mantello nerastro), o di razza bovina Romagnola, oltre a taglieri di salumi, formaggi dell’Alta Valconca. E come dessert, un’ampia varietà di dolci della casa. Dalla terrazza si gode un panorama superbo sulle colline che digradano verso il mare.

Per chi cerca qualcosa di più informale, in uno dei torroni delle antiche mura si trova la Pizzeria, aperta dallo scorso giugno, dove si preparano una quindicina di pizze, ispirate anche ai prodotti locali, cotte in un antico forno a legna e preparate con uno speciale impasto di farine di grano 100% italiano, che contengono più fibre e vitamine delle classiche tipo 00 e 0. La lunga lievitazione consente, poi, di accentuare la complessità di sapori e profumi e la digeribilità del prodotto. Gli ospiti di Palazzo Viviani possono godere anche di una piccola spa, mentre per meeting e congressi La Corte degli Ulivi Congress Center dispone di 400 posti a sedere con sala a illuminazione naturale (tra le poche in Italia).

Il territorio di Montegridofo è circondato da ulivi che danno un pregiato olio. In particolare quello monocultivar della varietà Correggiolo, dal colore verde e riflessi dorati. All’olfatto il profumo è erbaceo, di carciofo fresco e oliva verde; al palato il gusto è lievemente amaro e insieme piccante. Non sorprende che una delle più attese ricorrenze sia l’evento «L’olio novello in tavola», che si svolge la prima domenica di dicembre: un appuntamento importante per i produttori del circondario, nell’occasione vengono premiate le migliori qualità dell’anno.

«Quasi tutti qui hanno degli ulivi – dice il giovane sindaco, Lorenzo Grilli, 35 anni, in occasione dell’inaugurazione della bottega dei prodotti tipici di Palazzo Viviani – Io stesso li coltivo. Negli ultimi anni c’è stato poi un rilancio del tartufo nero, soprattutto nelle zone di Mondaino, grazie a un terreno adatto. Il Lagotto romagnolo, non per nulla, è un cane da tartufo. C’è stata poi una riscoperta di cereali, anche antichi, a cominciare dal farro. Per quanto riguarda il vino e la vite, poi, le colline dei dintorni sono vocate al Sangiovese. Noi – sottolinea – dobbiamo distinguerci, la ricoperta delle peculiarità deve essere il motto: un impegno costante, che si deve tradurre in uno stimolo della produzione locale. I turisti devono godere qui di un’esperienza unica. Se dovessi indicare un piatto che identifica il nostro territorio direi le tagliatelle al ragù: veniamo definiti “marchignoli”, il dialetto ha troppe poche zeta – sorride – per essere pienamente romagnoli».

Cibo di qualità e buon vino, ma non solo: la cultura riemerge in ogni angolo, rocche e castelli invitano a suggestive escursioni (San Leo e Montefiore Conca, tra i più belli). Ci si può anche mettere sulle tracce di Dante (Gradara, teatro del mito di Paolo Francesca, è a una quindicina di chilometri). E, fellinianamente, imbattersi in un illustre studioso del Sommo poeta, il professor Angelo Chiaretti, presidente del Centro Dantesco San Gregorio in Conca di Mondaino, che divulga l’arte dantesca vestito in abiti d’epoca. Durante l’anno nel borgo medievale di Montegridolfo vengono poi organizzati eventi culturali o ispirati alle tradizioni popolari, rievocazioni storiche e medievali, concerti e spettacoli teatrali. I viottoli diventano gallerie d’arte, ospitano artigiani esperti in mestieri dimenticati. Alla ricerca del tempo (e del gusto) perduto.