La cantina Manicor di Caldaro produce vino da 400 anni, ma solo da vent'anni lo vende con la propria etichetta. È una realtà che punta alla sostenibilità, come ci ha spiegato il Conte Michael Goëss-Enzenberg

Mano, cuore e corona. E tanta attenzione all'equilibrio tra ambiente e persone, tra tradizione e modernità, tra storia e futuro, alla ricerca della sostenibilità. Sono le parole chiave che guidano la cantina Manincor, a Caldaro in Alto Adige. Una cantina dalla storia illustre, un casato tra i più antichi dell'intero Alto Adige, come ci conferma l'attuale Conte, Michael Goëss-Enzenberg, che da venti anni ha preso in mano la gestione dell'azienda di famiglia, rinnovandola completamente. Lo abbiamo incontrato in occasione di una degustazione sul lago di Como.

«Manincor – ha spiegato Goëss-Enzenberg – esiste da 400 anni, ma è solo dal 1996 che abbiamo cominciato a vendere vino con il nostro marchio. Prima lo vendevamo sfuso, alle cantine sociali di Caldaro e Terlano, che poi lo imbottigliavano».

Vengono prodotte 300mila bottiglie con una particolare attenzione per l'ambiente

Quattrocento anni: l’edificio storico della tenuta risale, infatti, al 1608. Lo aveva fatto costruire Hieronymus Manincor che, per i suoi meriti in favore dell’Austria, aveva ricevuto in dono le terre attorno al Lago di Caldaro dall’imperatore ed era stato insignito del titolo nobiliare.

Manincor, o Man-in-cor, mano sul cuore: ecco l'origine delle tre parole chiave di cui abbiamo detto all'inizio, la mano che lavora, guidata dal cuore e che discende dalla corona, dall'imperatore che concesse le terre che ancora oggi costituiscono la tenuta. Lo stemma familiare campeggia ancora oggi sulla facciata della dimora, a dimostrazione dell'unicità del filo che lega Hyeronimus a Michael: una tenuta, un territorio, una famiglia. E quattrocento anni di storia.

La viticoltura, per la famiglia Enzenberg, è una tradizione di lunga data: alcuni documenti che risalgono al 1698 parlano di cantine Enzenberg a Terlano, a Caldaro e a Schwaz nel Tirolo del Nord. Il conte Michael Goëss-Enzenberg mantiene consapevolmente viva questa tradizione anche in tempi moderni.

«Abbiamo 50 ettari vitati, tra Caldaro e Terlano, qui soprattutto per il bianco – ha raccontato Goëss-Enzenberg – I nostri vini devono essere succosi, eleganti, di grande equilibrio: questo è il nostro obiettivo più importante, ogni vino deve essere equilibrato, non potente. Come in questo vino, la Réserve del Conte, quello che produciamo di più, il nostro cavallo di battaglia, potremmo dire. È fruttato, succoso e viene realizzato con uve Lagrein, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il mix dipende dall'annata: il grande vantaggio di una cuvée è che si può giocare con le parti secondo le qualità dell'annata. La maggior parte è comunque Lagrein, il nostro vitigno autoctono, con circa il 40 per cento».

Il terreno è quasi tutto collinare. Non si tratta, però, di una agricoltura difficile, non sono terreni così ripidi. Nella tenuta Manincor si lavora bene anche con i trattori. Dal punto di vista geologico, Terlano e Calaro presentano caratteristiche diverse.

«I terreni a Terlano dove abbiamo i bianchi – ha puntualizzato Goëss-Enzenberg – sono di grande mineralità per la presenza di quarzo e altri minerali in abbondanza. A Caldaro, invece, c'è una morena generata dal ghiacciaio che presenta caratteristiche molte diverse, c'è un po' di tutto, un po' di dolomiti, molto calcare, tutti componenti trascinati dal ghiaccio durante le ere geologiche a formare un terreno unico, in grado di dare alle uve, e di conseguenza al vino, profumi, aromi e composizioni molto particolari. Una cosa interessante è che una parte del legno che usiamo per le botti deriva dal nostro bosco: un modo per esprimere il carattere territoriale del vino attraverso l'uso di legno locale. Alla fine, però, non si sente il legno».

Cinquanta ettari – che producono poco più di 300mila bottiglie – ne fanno anche la più grande tenuta dell’Alto Adige che vinifichi solo le proprie uve. Ma Manincor è un’azienda familiare di charme e con una spiccata personalità. Quella dell'attenzione all'ambiente, alla sostenibilità. Tema quanto mai importante e all'ordine del giorno, in questo periodo in cui il mondo si è riunito a Parigi per discutere come affrontare i cambiamenti climatici.

«Tutto è gestito in modo biodinamico – ha confermato il Conte – Abbiamo circa 6mila piante per ettaro, quasi due piante per metro quadro, una coltivazione abbastanza intensa, per quello è importante che puntiamo alla biodiversità, per raggiungere un buon livello di equilibrio. Ecco quindi che abbiamo inseminato anche tante erbe, fiori. Usciamo dal circolo vizioso della monocoltura anche nei nostri vigneti e nei nostri frutteti. Il sovescio tra i filari permette la crescita di una grande varietà di piante e di fiori; pecore e galline lavorano a fondo i vigneti, il terreno viene arricchito con compost miscelato a stallatico e humus, mentre viene favorita la varietà degli insetti e quindi la biodiversità».

Anche nella costruzione della nuova cantina nel 2004 sono stati applicati i fondamenti della sostenibilità. «L’intero edificio delle cantine – ha spiegato Goëss-Enzenberg – è interrato sotto i vigneti. In tal modo è rimasta inalterata la superficie coltivata e la cantina è protetta termicamente dal terreno dei vigneti. Il calore geotermico è ciò che utilizziamo anche per mitigare le temperature in cantina durante l’inverno, mentre in estate restituiamo il calore alla terra, per mantenere fresca la cantina. Il riscaldamento viene integrato con un impianto a biomassa a base di trinciati provenienti dal nostro bosco e dal legno di meli e viti. Manincor è un’area in cui non si usano petrolio o gas naturali. L’utilizzo dei cicli lunari e lo sfruttamento della forza di gravità sui tre piani sostituisce ampiamente da noi l’impiego di pompe ed anche il filtraggio. Grazie a questo tipo di lavorazione rispettosa il vino conserva quella qualità raffinata che hanno le uve al momento della vendemmia. Le energie e i cicli naturali contribuiscono anche in cantina a risparmiare le risorse energetiche».