L’idea è di Makr Shakr, una start up di giovani ingegneri, che sabato sera a Torino proporranno una dimostrazione-degustazione gratuita della loro idea

Come giudichereste un bartender in grado di mixare decine di ingredienti tra 180 bottiglie, shakerare e servire 120 drink all’ora? Il tipo, assai sveglio, non è un uomo ma un robot. O meglio due braccia meccaniche (ogni braccia fa in media un cocktail al minuto). Il bar robotico è l’invenzione di Makr Shakr, start up fondata a Torino nel 2014 da un team di giovani ingegneri (sotto i trent’anni), che oggi ha tra i 12-15 dipendenti. A tirare le fila, ci sono gli ideatori, Emanuele Rossetti, 48 anni, ingegnere meccanico che ha insegnato Meccanica dei robot al Politecnico e il socio Carlo Ratti, che insegna al Mit di Boston.

Sparisce il bartender: braccia meccaniche connesse a una app creano drink personalizzati

«Il primo prototipo del robot – spiega Rossetti, che è Ceo di Makr Shakr – è stato presentato nel mondo per la prima volta al Google I/O, a San Francisco, e poco dopo al Salone del Mobile, a Milano. Abbiamo ormai partecipato a un centinaio di appuntamenti internazionali, tra cui l’Expo. Oggi abbiamo realizzato otto macchine. Una è di proprietà, l’affittiamo per eventi: l’abbiamo messa in un bar container e gira il mondo. Le altre sono installazioni permanenti. Il nostro principale cliente è Royal Caribbean, che le utilizza sulle sue ultime navi da crociera, con cui abbiamo un contratto per l’installazione di sei robot. Un’altra macchina si trova a Las Vegas, una prossima arriverà questo autunno in un hard rock cafe americano.

Il bar robotico – fa notare – ha una forte attrattiva, anche se il costo è al momento molto alto, circa un milione di euro. La macchina che uscirà tra Natale e la prossima primavera sarà però più economica e più piccola (due metri circa di profondità per una lunghezza di due metri e mezzo-tre). E sarà modulare. Un braccio si occuperà di fare e shakerare, l’altro dei bicchieri e servire birra e/o vino».

Il sistema funziona con un’app (scaricabile dal Web e ottimizzata per ambiente Ios e Android) con la quale si possono ordinare cocktail personalizzati da tablet posizionati nel locale. Decide il cliente, che può nominare anche la ricetta, e il robot esegue. In più si possono vedere gli altri ordini, prendere ispirazione da quelli, commentarli e dare un punteggio. A questo punto il bartender bionico prepara il cocktail muovendosi come un vero barman, con le movenze che imitano quelle di un vero danzatore, il ballerino e coreografo Marco Pelle del New York Theatre Ballet.

«Quello che piace – sottolinea Rossetti – è che un cliente non deve ordinare necessariamente un cocktail da menu, ma può ideare il proprio cocktail. L’interfaccia utente è il core business del gioco. Sul monitor appaiono molte informazioni statistiche di quello che avviene. Si racconta quali cocktail si stanno realizzando, quanto tempo manca per il turno del cliente. Quando è pronto, il robot lo depone sul fronte bancone: con lo smartphone si avvicina il Qr Code che lo sblocca e viene così avvicinato al cliente».

«Non abbiamo fatto una macchina – precisa Rossetti – per ridurre drasticamente il tempo per preparare un cocktail. Ma per interagire con il pubblico, con delle movenze eleganti, poetici. Il cliente la compra per attrattiva turistica, non per fare il massimo di drink al minuto. L’idea vuole fare capire l’evoluzione della tecnologia, il dialogo con il robot, che è autoapprendente. Stiamo passando da Internet all’Internet delle cose».

Il bar bionico, dalla Romania, dove ora si trova per eventi, arriverà in container sabato 22 luglio a Torino per un degustazione pubblica gratuita. Si potrà sperimentarlo in serata (dalle 18 in poi) in piazza Vittorio Veneto, nell’area della movida. L’appuntamento è patrocinato dal Comune di Torino (per motivi di ordine pubblico verranno serviti solo analcolici).

La robotica digitale, connessa a sensori, sta rivoluzionando interi settori ed è tra l’altro il cuore del piano industria 4.0. Bill Gates ha recentemente chiesto di tassare i robot. Una provocazione. Fatto sta che bisognerà fare i conti con questa trasformazione. Machine learning e intelligenza artificiale obbligheranno gran parte dei lavoratori a cambiare professione.