Tempi duri per le esportazioni dell’agroalimentare made in Italy, le politiche protezionistiche di Trump e la prossima Brexit potrebbero creare ostacoli

Con la vittoria di Trump e il varo della sua politica commerciale più protezionistica, lanciata con lo slogan “Compra americano, assumi americano”, l’Italia con i suoi prodotti agroalimentari rischia un forte contraccolpo sull’export verso gli Stati Uniti: il più importante mercato dopo la Comunità Europea.

Dazi e protezionismo possono aprire la strada ai prodotti tarocchi

Prendendo solo in considerazione i prodotti Dop e Igt, quelli che hanno reso famoso il made in Italy nel mondo, il mercato statunitense vale qualcosa come 3,6 miliardi di euro (stima per il 2016). Il vino la fa da padrone, con oltre 1,3 miliardi di esportazioni, seguito da olio, formaggi e pasta. Un mercato importante per i nostri prodotti di qualità che vede impegnati i consorzi di tutela in una costante lotta per proteggere questi prodotti da tarocchi e inganni linguistici: il famoso italian sounding.

Il rischio concreto è che la revisione delle politiche commerciali con l’estero e dei trattati commerciali da parte della amministrazione Trump possa creare un terreno fertile per quelle aziende che scopiazzano il made in Italy. Già oggi, secondo Coldiretti, il mercato dell’italian sounding vale qualcosa come 20 miliardi di euro. Un dato su tutti: il 99 per cento del formaggio di tipo italiano venduto negli Usa viene prodotto negli stati del Wisconsin, California e New York. Nei supermercati statunitensi si trova il Parmesan, il Romano senza latte di pecora, imitazioni che vanno dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, una crasi casearia tra Asiago e Fontina.

Ma sugli scafali si trovano anche vini tarocchi, si può facilmente comperare il Chianti californiano o il Marsala Wine che a parte il nome non ha niente da spartire con il prodotto simbolo dell’enologia siciliana. Ancora più grave è la presenza dei Wine Kit che permettono di creare in casa in pochi giorni un vino tipo Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano. Si può facilmente immaginare che questi intrugli non hanno niente a che vedere con gli originali. Ma questo fenomeno colpisce tutti i comparti dell’agroalimentare, compresi salumi e pomodori.

Il rischio, sottolineato anche dalle associazioni di categoria, come Cia e Coldiretti, è quello di una deriva protezionista che non agevoli la tutela delle Dop e Igt europee. L’imposizione di eventuali dazi, inoltre, alzerebbe il costo finale dei prodotti made in Italy, restringendo in modo significativo i potenziali acquirenti, il tutto a favore di quelli tarocchi realizzati negli Usa.

Un ulteriore punto critico per il made in Italy è la Brexit, soprattutto considerando che il mercato del Regno Unito è uno dei più importanti per quanto riguarda le esportazioni di vino, in particolare Prosecco e spumanti: circa 1 bottiglia su 3 finisce in Uk. Al momento non è possibile fare previsioni, si rientra nel campo delle ipotesi e delle illazioni, ma se gli attori in campo dovessero scegliere una linea dura, di contrapposizione, si possono immaginare ripercussioni. In ogni caso sarà necessario un importante lavoro diplomatico per rendere indolore la Brexit per le esportazioni italiane.