Una serata passata a scoprire come il tempo è galantuomo anche con i bianchi come il Lugana. Degustati sei vini di due annate per capirne l’evoluzione

«Il rosso può invecchiare in cantina, mentre il bianco è da bere subito». È questo il pensiero comune, ma errato, dell’italiano su come gestire i vini. Nel cuore del territorio del Lugana, lato Veneto, a Peschiera del Garda (Vr), c’è la Cantina Le Morette, che ha pensato di organizzare una serata per dimostrare come sia erroneo questo modo di pensare.

I vini bianchi hanno personalità da vendere e sanno affrontare il tempo

Eravamo in 18 attorno al tavolo, con 12 bicchieri davanti, pronti per confrontarci su 6 diversi vini bianchi: vitigni diversi, territori diversi. Dodici bicchieri perché ogni vino era proposto in due versioni: quella appena messa in commercio e una con qualche anno di cantina alle spalle. Un degustazione pensata per far scoprire l’evoluzione e le potenzialità del vino bianco, che non deve essere bevuto per forza pochi mesi dopo la vendemmia come molti pensano.

Nicola Frasson, degustatore della guida del Gambero Rosso, ha selezionato alcuni vini bianchi, niente vitigni aromatici o semiaromatici. Vini capaci di esprimere al meglio le caratteristiche del territorio e del vitigno. Nell’ordine sono stati degustasti:

  • Fiano di Avellino Docg 2014 Ciro Picariello.
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Doc Villa Bianchi 2015 Umani Ronchi.
  • Lugana Doc Mandolara 2015 Le Morette.
  • Alto Adige Pinot Bianco DOC 2015 Cantina Terlan.
  • Kremstal Grüner Veltliner Point 2015 Mayr.
  • Chablis 2014 Daniel Dampt & Fils.

Questi primi sei vini rappresentavano la base, il prodotto più semplice, tutti fanno solo acciaio, tranne lo Chablis che affina anche in legno. La scelta è caduta su questi vitigni anche per le capacità di invecchiare di questi vini. Erano rappresentati il Nord, il Sud, la Francia e l’Austria. Non è stata fatta una degustazione guidata, ma ognuno, assaggiando questi vini ha potuto capirne pregi (molti) e difetti (pochi). Il Fiano di Avellino viene prodotto da un piccola cantina, senza i grandi numeri in grado di fare una Umana Ronchi con il suo Verdicchio. Frasson nella sua scelta ha voluto privilegiare la qualità del vino, non il blasone della cantina. Tutti si sono dimostrati interessanti, alcuni come il Pinot Bianco della Cantina Terlan aveva un freschezza notevole, data da mineralità e acidità, mentre il Lugana de Le Morette già si presentava pronto per esprimere nel tempo le sue possibilità, faceva venire la voglia di berlo subito, ma anche di tenerlo lì per scoprire come evolverà. L’austriaco Veltliner sorprendeva per la persistenza e la freschezza. Il Fiano di Avellino di Ciro Picariello oltre a essere fresco aveva già una sua impronta identificativa, infatti, viene commercializzato un anno dopo: abbiamo assaggiato il 2014, perché il 2015 sta maturando ancora. Lo Chablis era quello più tridimensionale, con profumi importanti e molto piacevole in bocca. Il Verdicchio, purtroppo, scontava una bassa persistenza in bocca, che interrompeva quasi bruscamente la gradevolezza iniziale. Ma attenzione, ogni vino dovrebbe dovuto essere bevuto in abbinamento con un piatto, così da completarsi ed esprimersi al meglio.

Questi primi sei vini hanno fatto capire le potenzialità, le possibili evoluzioni, mantenendo però una piacevolezza di beva. Stappare una di queste bottiglie ora non si commette un peccato. A patto di avere pronta la versione con qualche anni di affinamento. I secondi sei vini avevano affrontato la prova del tempo, dimostrando che questo può essere galantuomo anche quando il colore della bevanda di Bacco è il bianco e non il rosso. Sono stati assaggiati:

  • Fiano di Avellino Docg 906 2012 Ciro Picariello.
  • Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Doc Casal di Serra V.V. 2010 Umani Ronchi.
  • Lugana Doc Benedictus 2010 Le Morette.
  • Alto Adige Terlano Pinot Bianco Doc Vorberg Riserva 2010 Cantina Terlan,
  • Kamptal Grüner Veltliner Lamm Reserve 2010 Hirsh.
  • Chablis Premier Cru Fourchaume 2013 Daniel Dampt & Fils.

L’evoluzione ha fatto bene a tutti, perse alcune spigolosità tipiche della gioventù, come la spiccata acidità, ci si trova di fronte a sei vini tutti i corpo e, cosa molto importante, tutti gradevoli e piacevoli da bere. Senza ripetere la descrizione di ogni vino, spicca la capacità evolvere, di cambiare, ma senza stravolgersi. In tutti le caratteristiche peculiari di questi vitigni sono rimaste, anzi, il tempo le ha rese più importanti, come più importanti sono diventati questi vini. Se i primi sei si presentavano adatti al momento dell’aperitivo, dell’antipasto o di piatti particolari, questi sei sono vini capaci di stare in tavola con autorevolezza, sostenendo l’impatto anche con piatti importanti. Non carni rosse succulente, ma un petto d’anatra o risi di pesce più elaborati sono l’ideali. Non amano piatti semplici.

Essendo l’evento in Lugana, e avendo al tavolo Carlo Veronese, direttore del Consorzio di Tutela del Lugana, la discussione è girata su questo vino e sulle sue potenzialità. Dal confronto è chiaramente emerso che è un vino che può essere bevuto giovane, ma che è altrettanto capace di dare sensazioni gradevoli man mano che evolve. Un vino cambiato negli ultimi anni, dopo il 2000, ma non c’entra niente l’Euro, c’entra la lungimiranza di capirne le potenzialità: si è cambiato il momento della vendemmia, ora le uve sono mature e non verdi come anni fa. Ora ha perso quella acidità che lo rendeva, quando era giovane, quasi imbevibile e costringeva il vignaiolo a lasciarlo anni fermo. Commercialmente ha trovano nella Germania il popolo che più lo ama, assorbendo da solo il 40 per cento di quello che viene prodotto, senza contare l’alta percentuale di tedeschi che lo comprano direttamente in cantina.

Fabio e Paolo Zanato, la terza generazione alla guida de Le Morette, ha creato una nuova cantina, riprendendo il disegno delle cascine venete, proprio per accogliere al meglio gli enoturisti, specialmente i tedeschi. Le potenzialità del Lugana sono state esplorate nella cena che ha seguito la tavola rotonda. Dove l’uva Turbiana, la varietà alla base del Lugana, è stata prima vanificata come spumante (l’acidità naturale permette di ottenere anche dei metodi classici e a Le Morette stanno lavorando anche in questa direzione). Una particolare selezione di uve da vecchi vigneti ha dato origine al Benedictus, già assaggiato nella seconda batteria, che esalta ancora di più le caratteristiche organolettiche di questa uva. Per ultima è stata servito il Lugana Doc Riserva, un vino che nasce da una accurata scelta delle uve a metà ottobre e da un processo di vinificazione pensato per donare a questo vino complessità e carattere. Una sola uva, ma diversi vini: tutti piacevoli da bere e da scoprire giocando con il tempo.

In conclusione, non bisogna avere paura a lasciare un bianco in cantina per qualche anno. Perché quando un vino bianco è fatto bene è in grado di evolvere e affinare alla pari dei rossi. E le sorprese, piacevoli, non mancheranno di stupire.