Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che rende obbligatoria l’origine del latte sulla etichetta, coinvolti in quel rivoluzione anche i formaggi

È arrivato anche il momento dell’origine in etichetta del latte. I ministri delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, hanno firmato il decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n° 15 dello scorso 19 gennaio.

Il prossimo passo sarà rendere più trasparente l’etichetta della pasta indicando l’origine del grano

Un atto che permetterà al consumatore di scoprire immediatamente la provenienza del latte, soprattutto considerando che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono di origine straniera e anche la metà delle mozzarelle è prodotta con latte o cagliate provenienti dall’estero. Una piccola rivoluzione che aiuterà nella scelta di prodotti made in Italy o nel comprendere certe differenze di prezzo.

«Un provvedimento – sottolinea Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti - fortemente sostenuto dalla Coldiretti che rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario. Il via libera risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95 per cento) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84 per cento), mentre per oltre il 76 per cento lo è per il latte a lunga conservazione».

L’ora X per le nuove etichette è il 19 aprile, quando saranno passati 90 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma le aziende avranno ancora 180 giorni per smaltire le scorte recanti le etichette senza indicazione. Entro il prossimo autunno/inverno sugli scafali ci saranno solo confezioni con indicazioni sull’origine e dove è avvenuta la lavorazione.

In particolare si troverà scritto il “Paese di Mungitura”, per indicare il Paese dove è stato munto il latte, e il “Paese di condizionamento o di trasformazione”, indica dove è avvenuta la lavorazione del latte. Nel caso in cui la mungitura e la trasformazione avvengono nello stesso luogo ci sarà solo la dicitura “origine del Latte” seguita dal nome del Paese. Invece, se il latte proviene, o viene trasformato, da diversi Paesi dell’Unione Europea ci sarà un generico “latte di Paesi Ue”. Se invece il latte non è di origine europea ci sarà scritto “latte di Paesi non Ue”.

Saranno soggetti a questa normativa tutte le produzione lattiero casearie. Tutti i formaggi dovranno ora recare l’origine del latte, un indubbio vantaggio per chi acquista che potrà sapere se la toma o lo stracchino sono prodotti con latte italiano o no. Questa piccola rivoluzione consentirà, inoltre, di contrastare i falsi made in Italy: prodotti spacciati come italiani, ma invece prodotti con latte non italiano. Il prossimo passo, il cui iter è già partito, sarà l’origine del grano con cui è fatta la pasta. Un altro prodotto simbolo del made in Italy.