Pubblicato da poco il libro «La cuoca di D’Annunzio» che racconta le passioni culinarie del Vate. Abbiamo incontrato Maddalena Santeroni, una delle autrici. Per scriverlo ha spulciato 2000 lettere nell'archivio segreto del Vittoriale a Gardone Riviera (Bs)

Maddalena Santeroni, assieme alla giornalista Donatella Milani, ha dato alle stampe il libro «La cuoca di D’Annunzio» che racconta delle passioni culinarie del Vate, «Padre Priore» come spesso si firmava D’Annunzio, e il suo rapporto speciale con la cuoca, la fedelissima Albina, chiamata «Suor Intingola». Un volume curioso e originale che è quasi un «manuale di seduzione culinaria». Ne parliamo con Maddalena Santeroni che recentemente l’ha presentato a Expo. Per scriverlo ha spulciato ben duemila lettere di corrispondenza nell’archivio segreto del Vittoriale di Gardone Riviera (Bs), il museo più visitato della Lombardia, duecentomila presenze annue. Maddalena, che vive e lavora a Roma, è tra l’altro presidente dell’associazione Amici dell’Arte Moderna a Valle Giulia e da anni organizza alla Gnam (Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea) il premio «Arte: sostantivo al femminile»

Come nasce questo libro?
«Nel 2010 ho avuto la fortuna di collaborare con Angelo Bucarelli alla preparazione della nuova ala museale del Vittoriale, che si chiama “D’Annunzio segreto”. Da quel momento, lavorando per questo progetto, ho avuto la possibilità di guardare nell’archivio segreto del Vittoriale. E ho scoperto le lettere che D’Annunzio scriveva alla cuoca: mi sono appassionata, le ho lette tutte, sono circa duemila, e mi è venuta l’idea di questo libro. Dal carteggio traspare un rapporto fatto di affetto, stima, comprensione. Un legame profondissimo verso questa donna, ovviamente anche da parte di lei verso di lui, ma non abbiamo riscontro grafico. D’Annunzio amava scrivere ad Albina, che era veneta, in abruzzese».

Che rapporto aveva D’Annunzio col cibo?
«D’Annunzio, così straordinario, aveva paradossalmente gusti molto semplici, era minimalista. Non voleva cose strane, voleva l’eccellenza della materia prima, amava molto la frutta, l’uva da Bolzano, l’agrume dalla Calabria. Era un gourmet ante litteram, cercava il prodotto locale, del territorio: il Gorgonzola lombardo, il Pecorino abruzzese. Il suo piatto preferito era il riso con gli asparagi. Metteva asparagi ovunque, nel risotto, nella frittata. Con le uova era l’alimento che amava di più. Le uova sode, fatte con una salsina di acciughe, lo facevano impazzire. E adorava la fettina panata. C’è una lettera meravigliosa in cui spiega esattamente come doveva essere fatta: con le patate fritte. La pernice lessa, poi, lo mandava in estasi. Odiava invece le polpette.

Quali specialità italiane amava maggiormente?
«I formaggi. E i dolci. Aveva i denti rovinati perché mangiava continuamente dolci e non andava dal dentista. Cioccolata di Perugia, marron glacé di Majani, croccanti dall’Abruzzo. Per il cioccolato ha avuto uno scambio intenso con Giovanni Buitoni della Perugina. Sa com’è nato il famoso cioccolatino Fiat della Majani? Il senatore Agnelli, il vecchio, chiede a D’Annunzio un claim per promuovere la Fiat tipo 4, lui dice nessun claim, lanciamola con un cioccolatino. Agnelli accetta. E il cremino Majani a quattro strati (il numero richiama l’auto, ndr) a base di mandorle e nocciole tostate viene prodotto per pubblicizzare la nuova macchina. Alla prima sfilata dell’automobile D’Annunzio si è messo a lanciare cioccolatini».

I futuristi volevano «abolire la pastasciutta».
«Anche D’Annunzio non amava la pasta e questo è facilmente collegabile con i futuristi: preferiva il riso. In realtà non la voleva per la “ciccetta”, tendeva alla pinguedine, e teneva molto all’aspetto fisico. I futuristi sono stati vicini a D’Annunzio nel periodo di Fiume. Filippo Tommaso Marinetti è stato a Fiume con D’Annunzio. Loro facevano sperimentazione dei sapori, ma lui, che era uno sperimentatore, era nel cibo tradizionale. Amava e prediligeva assolutamente la cucina italiana e voleva che cucinasse la sua cuoca. Con Marinetti, dopo un inizio con grande legame, Fiume insieme eccetera, si è diviso perché D’Annunzio rimane un esteta e Marinetti allora si spostava verso le macchine, mentre D’Annunzio su questo tema aveva un po’ di resistenza».

Sul vino che diceva?
«Diceva che era astemio, ma non era vero. Beveva champagne, e whisky la sera con un goccio di caffè».

Non mi dica che non ricercava qualche cibo afrodisiaco!
«Sì, tutte le cose di Arcachon (cittadina sull’Atlantico, in Francia, nella regione dell’Aquitania dove D’Annunzio dimorò dal 1910 al 1915 – ndr): mitili, ostriche, le faceva venire da lì anche quando era al Vittoriale».

Fin qui ci sta descrivendo un D’Annunzio quasi salutista e raffinato gourmet, attento alla freschezza e alla genuinità dei cibi. Ma nel libro si legge che c’è un altro D’Annunzio quello che si lancia in «scorpacciate compulsive spesso provocate dall’arrivo di qualche amante» e che allestisce «menù in cui eros e cibo si combinano in un sodalizio perfetto, ricette sorprendenti, accostamenti sontuosi e ricercati». Ci racconta una cena speciale?
«Quella con Eleonora Duse, anche se non è stata la donna che amato di più, certo la più importante. Lui l’ha conquistata con un risotto alle rose. Apparecchiatura tutta rosa, al centro tavola le rose, risotto alle rose, e letto ricoperto di petali di rose».

Che è successo invece al Vittoriale tra D’Annunzio e Tamara de Lempicka, sua ospite per dieci giorni?
«Nulla sotto il profilo erotico, tutto sotto il profilo della simpatia e amicizia, ma Tamara era omosessuale molto convinta. Nulla da ricordare come cena. Ma bisogna sottolineare che D’Annunzio faceva fare alla cuoca Albina tutto quello che le sue ospiti volevano e desideravano. Se una sua ospite diceva “voglio questo piatto”, Albina lo preparava».

Ci sarà qualche evento speciale legato all’uscita del suo libro?
«Il presidente del Vittoriale degli italiani, Giordano Bruno Guerri (autore della prefazione del libro – ndr), che è pieno di iniziative, pensa di fare una cena dannunziana a settembre, vediamo se riusciamo a portarla avanti con lo chef Massimo Bottura (Tre stelle Michelin –ndr). Il libro è uscito a maggio e sta andando bene. Al Vittoriale ci sono in programma altri eventi straordinari. Con “Notturno d’autore” si può vedere la casa di D’Annunzio anche al crepuscolo (dalle 21 alle 23) con l’accompagnamento di un cicerone d’eccezione, lo stesso Giordano Bruno Guerri (le prossime date sono il 21 agosto e il 5 settembre, prenotazioni almeno 15 giorni prima della data prescelta sul sito del Vittoriale – ndr). La visita si conclude con un brindisi nei loggiati della Prioria dove si gode una splendida vista sul Lago di Garda illuminato, accompagnati da un sottofondo musicale in stile dannunziano. Io ho fatto quest’esperienza e assicuro che è affascinante».