Il 14 febbraio la 188ª edizione della Bigolada a Castel D’Ario, nel Mantovano: sagra che sfida la Quaresima e rievoca una protesta contro gli austriaci

«Gli uccelli nell'aria perdono l’ali quando passa Nuvolari!» cantava Lucio Dalla. Tazio Nuvolari, uno dei grandi piloti dell’automobilismo mondiale, è nato a Castel d’Ario, un paese a dieci chilometri dalla splendida Mantova. Terra di riso e maiale (nel fine settimana della festività dell’Immacolata si svolge la Festa dell’Osso, dedicata alla tradizione del maiale e alle sue prelibatezze). Pare che sia stato Carducci a far cambiare il nome da Castellaro in Castel d’Ario. Qui, dal 1848, ininterrottamente, si celebra la Bigolada, una sagra che il prossimo 14 febbraio, primo giorno di Quaresima, giungerà alla 188esima edizione.

La festa ha attirato lo scorso anno ventimila persone, che hanno degustato 13 quintali di bigoli con le sarde, cucinate in paioli alimentati con fuoco a legna

Dal punto di vista gastronomico la festa si caratterizza per i grandi numeri: la distribuzione in piazza di 13 quintali di bigoli fumanti con le sarde (gli spaghetti piuttosto grossi: così li chiamano i casteldariesi, non la pasta fatta con il torchio). Un piatto sapido e gustosissimo, essendo condito anche con acciughe, capperi e altri ingredienti segreti.

Che la festa sia diversa dalle altre lo dice il calendario: la ricorrenza cade il primo giorno di Quaresima. Una sfida. Ed è proprio questo il significato della manifestazione che rimanda a un episodio storicamente accaduto. Tutto nasce, infatti, come pretesto e protesta contro il governo austriaco, l’otto marzo 1848, a pochi giorni dallo scoppio delle Cinque giornate di Milano.

«Storicamente la festa nasce come protesta contro il regime austriaco e contro la Chiesa che lo appoggiava – spiega Sandro Correzzola, già presidente della Pro Loco di Castel d’Ario e autore di un volume che ripercorre la storia della Bigolada – Il paese era fortemente socialista, con propensione anticlericale. Gli austriaci privilegiavano solo le classi agiate. Si voleva dare più cibo alla popolazione e si è scelto simbolicamente una data in cui il potere e la Chiesa proibivano un maggiore consumo ovvero il primo giorno di Quaresima».

«Si è così distribuito polenta – racconta – scopetòn (il maschio dell’aringa, conservato sotto sale) e vino, quando si doveva fare astinenza. A capeggiare la protesta contro gli austriaci alcuni possidenti che si erano schierati con il popolo».

La Bigolada viene finanziata dal Bando Unico Cultura 2017, cui ha partecipato la Pro Loco di Castel D’Ario, promosso dalla Regione Lombardia, attraverso l’assessorato alle Culture, Identità e Autonomie di Regione. «La Bigolada è un esempio di come un prodotto gastronomico, figlio di una tradizione che ha saputo mescolare gli aspetti religiosi a quelli popolari, sia in grado di trascinare l’economia di un territorio, esattamente come fa il tartufo d’Alba» ha sottolineato Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia.

«Il progetto di valorizzazione della Bigolada – ha spiegato Cristina Cappellini, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia – è stato finanziato dalla Regione grazie ad un bando dedicato al patrimonio immateriale. Qui ambientazione e ritualità sono rimaste immutate nei secoli. Il progetto è significativo perché punta alla ricerca di documentazioni fotografiche storiche, alla realizzazione di un sistema multimediale, iniziative di promozione della tradizione agroalimentare, laboratori nelle scuole e altre attività che concorrono alla costante trasmissione, di generazione in generazione, di una tradizione del territorio».

Il sindaco Daniela Castro ha ricordato come nell’ultima edizione siano arrivati nella piazza principale di Castel D’Ario 20mila persone, con il record di 13 quintali di bigoli distribuiti. Questi, come da tradizione, vengono cotti dentro 12 paioli alimentati da fuoco a legna. A ogni rintocco di una campana significa che un paiolo è stato scolato e dunque l’agognato piatto di bigoli fumanti sta arrivando.

Naturalmente in piazza ci sarà la possibilità di degustare altre prelibatezze del territorio nelle numerose bancarelle: polenta e scopetòn (aringhe), salame mantovano. Il tutto innaffiato da ottimo Lambrusco.