Per la decima edizione di Italia in Rosa sono state degustate oltre 200 etichette a Monica del Garda, una kermesse per ribadire la dignità del vino rosè

Il mondo è rosa. Almeno sulle rive del Lago di Garda in occasione di Italia in Rosa, rassegna dedicato al mondo dei vini rosè, un mondo che con fatica cerca di trovare il posto che gli spetta tra i vini rossi e bianchi. La rassegna, durata tre giorni, si è svolta Moniga del Garda, all’interno del suggestivo castello, ed è stata quella del decennale. Per festeggiarlo degnamente i responsabili del Consorzio Valtènesi hanno messo a punto un’edizione in grande stile e numeri da record. Sono, infatti, 141 le cantine presenti in fiera, per un totale di oltre 200 etichette in degustazione nella grande area del Castello di Moniga, tipica costruzione difensiva del territorio che risale al periodo tra il XIV e il XV secolo con un emozionante panorama sul lago di Garda. L'edizione 2017 ha visto la nascita della collaborazione tra l'appuntamento gardesano e quello pugliese di Roséxpo, che lo segue immediatamente (8-10 giugno) nel calendario. Una collaborazione che punta a dare vita a un sistema-rosé di cui i tanti produttori di questo vino, e non un sottoprodotto di bianchi o di rossi, hanno estremamente bisogno.

I rosè cercano una loro precisa collocazione nel gotha dei vini italiani

Che sia questo l'obiettivo che il Consorzio Valtènesi si è posto è chiaro anche dai temi che sono stati oggetto di discussione e dibattito durante i tre giorni di Moniga del Garda. «Abbiamo avuto un confronto tra le caratteristiche dei vini rosati delle due aree principali di produzione in Italia, Moniga del Garda e la Puglia – ha spiegato Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio – confronto che ha voluto mettere in evidenza come questi vini abbiano una loro precisa dignità, corredata da disciplinari e metodi di vinificazione precisi, un'altra realtà con cui condividiamo gli obiettivi, come l'attenzione alla qualità e la cura del made in Italy con un occhio verso il territorio».

Oltre a gardesani e pugliesi, all'appuntamento erano presenti anche cantine dalla Franciacorta, dal Veneto, dalla Toscana, dalla Sicilia e dal Piemonte. Un vero e proprio Giro d'Italia del rosè, insomma, a testimoniare la grande tradizione e la presenza diffusa e capillare di quello che viene spesso indicato come “vino di una notte” o “alzata di cappello”. Due nomignoli che fanno riferimento alle metodologie di vinificazione del rosato, molto veloce, poche ore soltanto – da 6 ad un massimo di 12 – di contatto delle bucce con il mosto prima che questo venga messo a vinificazione. I visitatori hanno potuto apprezzare il lavoro fatto in cantina per estrarre le componenti desiderate, così da ottenere dei vini equilibrati che possono essere visti come dei veri tutto pasto. Le caratteristiche organolettiche rende i rosè adatti a essere abbinati un po’ con tutto, anche se danno il meglio durante l’estate sposandosi bene con quasi tutte le ricette estive.

Moniga, nel cuore della Valtènesi, è il borgo rivierasco che ha dato i natali al Chiaretto, il tipico rosé della Riviera del Garda le cui origini sono legate al senatore veneziano Pompeo Molmenti, che nel 1896 codificò ufficialmente nella sua cantina di Moniga del Garda il metodo produttivo di un vino già da tempo diffuso sul territorio. Difatti, la Lombardia, con il Garda, la Franciacorta e l'Oltrepò Pavese, insieme alla Puglia, con Capitanata e Salento, rappresenta il fulcro della produzione di vini rosati. Sono anche quelle su cui i responsabili del Consorzio Valtènesi puntano per costruire un asse del vino rosato italiano che porti alla definitiva affermazione del vino rosato a tutti gli effetti e aiuti anche a penetrare i mercati esteri. L'export è stato il secondo tema portante della manifestazione. La presenza di Jean Marc Ducasse, buyer manager del Pink Rosé Festival di Cannes, la maggior manifestazione vinicola d'oltralpe dedicata a questi vini, è quanto mai significativa al riguardo.