Una tecnica adottata da una startup permette la produzione di basilico e di altri vegetali in biosfere sottomarine. E il gusto ci guadagna

Un pesto che nasce dalle profondità marine. Pare un assurdo invece è realtà, se il basilico cresce a otto metri sott’acqua, nel Mar Ligure, più precisamente a Noli, in provincia di Savona, presso i Bagni Letizia. Il miracolo è possibile grazie a una tecnica innovativa e brevettata a livello internazionale che ha avuto una vetrina speciale nel Padiglione Italia dell’Expo di Milano. L’idea è di un ingegnere, Sergio Gamberini, titolare dell’azienda Mestel Safety che fa parte di Ocean Reef Group e si occupa di ricerca e sviluppo. Si tratta di uno dei tanti esempi dell’eccellenza del nostro Paese. E che apre la strada a business importanti.

Nelle biosfere le piante sono protette da agenti patogeni esterni

«Il progetto, Orto di Nemo è nato cinque anni fa, sviluppato da mio padre – racconta Luca Gamberini che è responsabile del marketing – Il fil rouge della nostra attività è sempre stata la gomma e ci siamo specializzati in maschere subacquee particolari che permettono di comunicare sott’acqua. Dal vivere il mare come business e dalla passione del giardinaggio di mio padre è venuta fuori questa l’idea. La tecnica – spiega – è piuttosto semplice e si basa sul principio di utilizzare il bacino del mare come riscaldamento gratuito. In sostanza portiamo delle biosfere sott’acqua, quest’anno saranno cinque e molto più grosse, fissate con degli ancoraggi: sono in un materiale che è una specie di plexiglass, che poi riempiamo di aria. L’aria a contatto con l’acqua salata fa sì che evapori e diventi acqua dolce. Abbiamo, così, un’atmosfera carica di umidità che lambisce il bordo della biosfera dove si condensa. E quella condensa lungo le pareti è acqua dolce, perfetta per l’irrigazione. In questo modo l’anno scorso abbiamo coltivato fino a 26 tipologie di piante. Oltre a vari tipi di basilico, abbiamo piantato fagioli, diverse varietà di insalata, aloe, zucchine, pomodori, fragole, timo, origano, piselli».

L’idea ha molteplici aspetti interessanti, impatto zero a livello ambientale, coltivazioni totalmente biologiche. Ma la cosa sorprendente sono le potenzialità nutraceutiche dei prodotti che nascono in queste condizioni e le caratteristiche superiori in termini di gusto. «Il primo aspetto positivo – sottolinea Gamberini – è l’effettiva nascita di qualsiasi tipo di pianta e in breve tempo, una media di meno di 48 ore. La biosfera è una sorta di serra che ha una serie di fattori gratuiti: riscaldamento, non si consuma energia e non si inquina; produzione di acqua dolce. All’interno della biosfera noi portiamo solo dei fertilizzanti, non usiamo prodotti antiparassitari o chimici, perché non c’è possibilità che le piante possano essere aggredite. Dalle analisi organolettiche risulta poi una crescita migliore: grazie alla maggiore pressione abbiamo verificato che i campioni di basilico subacquei presentano maggiori concentrazioni di olio essenziale. Dunque hanno maggiori principi attivi e dal punto di vista del gusto sono più aromatici».

Le potenzialità dell’avvio su larga scala di una tale produzione apre strade diverse. E l’interesse è ampio, dai Paesi con scarse risorse di acque dolci, ai nuovi filoni della nutraceutica, fino alle produzioni gastronomiche di élite. «Subito siamo stati contattati dai Paesi arabi, per via delle caratteristiche del sistema, già prima dell’Expo – comunica Gamberini – Oggi abbiamo varie collaborazioni aperte, vedremo come sviluppare il progetto che finora è stato a carattere scientifico e autofinanziato. Recentemente abbiamo avviato una partnership con l’Università di Pisa e con loro stiamo pensando di seguire alcune strade nelle nuove coltivazioni. Continueremo sicuramente con il basilico, anche perché abbiamo scoperto che è una pianta perfetta per lo studio: è resistente, cresce bene e abbiamo già campioni studiati nel passato. Avendo poi verificato, in base alle ricerche, maggiori valori nei principi attivi, è poi sensato andare verso piante importanti dal punto di vista nutrizionale, dalle erbe aromatiche a quelle ad alto valor aggiunto come lo zenzero che è molto interessante. Abbiamo – aggiunge – anche tanti contatti per ristoranti e realtà esclusive che vorrebbero fornire questi prodotti ai propri clienti».

Ma le novità non si fermano qui. L’idea per questa estate è ricreare sott’acqua, a Noli, niente meno che l’Albero della vita, il simbolo di Expo. «Quest’anno sarà fantastico: aumenteremo di tantissimo la superficie disponibile. E costruiremo un modello di quattro metri dell’Albero della vita che metteremo sott’acqua, come rimando simbolico. Le biosfere e l’Albero saranno visibili gratuitamente facendo snorkeling: basterà scendere fino a 8 metri, una profondità comodissima. Del resto il progetto è nato per farlo vedere. Chiediamo solo ai visitatori di non interagire in modo dannoso con le strutture. È una zona di ricerca».