Donatella Cinelli Colombini, produttrice di grandi rossi toscani, ha creato un progetto unico in Italia: in due cantine-boutique, nella spettacolare zona della Val d’Orcia e delle "Crete", l'ospite può divertirsi a sperimentare la creazione di un proprio vino, come un vero enologo

Creare un vino secondo il proprio gusto e cimentarsi in una piacevole e divertente sfida. Un gioco che oggi è diventato realtà grazie a un progetto, unico in Italia: il Piccolo enologo. Il nome evoca alcuni passatempi dell’infanzia dedicati al magico mondo della sperimentazione, come il "Piccolo chimico". Ma qui la proposta è rivolta agli adulti, a wine lovers, in particolare, che vogliono misurarsi con la difficile arte dell’enologia in una location spettacolare, il Senese. Due luoghi da favola immersi nella Val d’Orcia e tra quest’ultima e le Crete Senesi. Ovvero il Casato Prime Donne, a Montalcino, tempio del Brunello, e la Fattoria del Colle, a Trequanda, una villa rinascimentale nella cui cantina si producono Orcia, Chianti Superiore e Supertuscan.

L’idea è stata sviluppata dalla padrona di casa delle due aziende vitivinicole, Donatella Cinelli Colombini, un nome ben noto agli enonauti. È, infatti, la fondatrice del Movimento del turismo del vino e la promotrice del fortunato evento "Cantine aperte": oggi è presidente del Consorzio del vino Orcia, vicepresidente nazionale delle Donne del Vino, nonché produttrice di grandi rossi toscani.

Brunello di Montalcino Prime Donne 2010 Cinelli Colombini

Brunello di Montalcino Prime Donne 2010 Cinelli Colombini

L’esperienza, riservata a un minimo di quattro persone (costo 18 euro ciascuno) e a un massimo di dodici (costo ridotto a 16 euro), si consuma in un paio d’ore. Dopo la visita guidata ai vigneti e alla cantina, il clou è la partecipazione attiva. Gli ospiti vengono invitati a prelevare il Sangiovese in purezza da una piccola botte di rovere e iniziano una degustazione particolare: primo assaggio con Rosso di Montalcino, un Sangiovese in purezza giudicato 91/100 dalla prestigiosa rivista inglese Decanter; secondo assaggio con Leone Rosso Doc Orcia, 60% Sangiovese e 40% Merlot. A questo punto si cimentano nell’arte del blend, mescolando Sangiovese, Merlot e Sagrantino, tre vini nati da vitigni diversi, vinificati e maturati in botte separatamente, cercando l’equilibrio perfetto fra acidità e morbidezza: i risultati finali vengono confrontati con il vero Supertuscan contenente gli stessi vini, ovvero "Il drago e le 8 colombe" giudicato con 90/100 da Wine Spectator. Al termine della performance, ciascun partecipante riceve un simpatico diploma.

L'aspirante enologo si cimenta nell’arte del blend, mescolando Sangiovese, Merlot e Sagrantino

«Quella dell’enologo – spiega Fiorenzo Detti, presidente dell’Associazione italiana sommelier della Lombardia – è una figura importante, è prettamente tecnica ma non deve mancare il tocco di pennello dell’artista. Deve capire la fermentazione, le temperature e naturalmente il momento giusto per cogliere l’uva. Ma deve anche intuire come valorizzare il vino: è un quid che deve avere di suo. Ovviamente la materia prima è fondamentale: per fare un vino si parte dalla vigna e bisogna conoscere tutto il ciclo biologico. Ma un vino fai-da-te è in genere un prodotto mediocre».

Per dare un’idea della complessità del mondo del vino bastano alcuni numeri. L’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) ha catalogato ben 6.154 varietà di vite nel mondo. Ogni varietà contiene circa 600 sostanze, di cui un terzo sono composti odorosi. Per fare un esempio, il geraniolo e il nerolo ricordano la rosa, il citronellolo il limone. Ogni vitigno ha una sua tipica nota profumata, si va dalla violetta del Barbaresco al muschio di un Pinot Nero; dal peperone giallo di un Sauvignon Blanc al tartufo di un Brunello, alla liquirizia di un Merlot. "Spesso però – come scrive Luca Maroni, enologo e "analista sensoriale"  in "Piacevolezza del vino" – i vini di diverse varietà non si limitano a richiamare il solo frutto caratteristico di quella varietà, cioè il frutto di riferimento, ma presentano il frutto di riferimento assieme ad altri frutti. Accade non di rado che uno Chardonnay possa richiamare non solo la banana ma la banana con la pera (frutto di riferimento del Pinot Bianco) oppure la banana, la pera e l’albicocca (frutto di riferimento del Riesling)".

Vigneti alla Fattoria del Colle della Cinelli Colombini

Vigneti alla Fattoria del Colle della Cinelli Colombini

I profumi, inoltre, vengono conferiti anche da processi fermentativi. È il caso, per esempio, della fragranza tipica della crosta di pane e di certi sentori erbacei. E dall’invecchiamento, che sviluppa particolari bouquet speziati, come la vaniglia tipica della barrique.

La piacevole percezione olfattiva deve poi trovare positiva conferma in quella gustativa. E qui le componenti da bilanciare sono diverse, l’acidità ovvero la freschezza, la dolcezza ovvero la morbidezza, l’amaro dei tannini e la sapidità dovuta ai sali minerali presenti nel vino. Un’arte difficile, quella dell’enologo, che rimanda a un’altra altrettanto complessa, quella dei celebri "nasi" i profumieri, celebrati anche nella letteratura, da Süskind ("Il profumo"), a Huysmans ("A ritroso").