Un vino che nessuno conosceva e che è diventato un punto di riferimento di qualità per un intera area dell’Oltrepò Pavese
Nel 1996, l’Oltrepò Pavese era un territorio pensato per la quantità. Grandi produzioni, viticoltura intensiva, poco spazio per le eccentricità. Eppure in quel momento undici viticoltori di Canneto Pavese decidono di fare qualcosa di strano: codificare un vino antico, dargli regole precise e, soprattutto, limitarne la produzione.
Trent’anni dopo, quella scommessa ha un nome: Buttafuoco Storico. E un anniversario che vale la pena conoscere.
Come nasce questo vino
Il Buttafuoco Storico è un vino rosso prodotto nell’area dello Sperone di Stradella, la prima collina dell’Oltrepò Pavese. Si fa dalle stesse uve della DOC Buttafuoco classica — Croatina, Barbera, Ughetta di Canneto e Uva Rara — ma con regole più severe: un disciplinare più rigoroso, vigne storiche selezionate e, in etichetta, l’indicazione del cru di origine.
Non è un vino raro per capriccio. È raro perché i produttori hanno deciso di non forzare i terreni oltre i loro limiti.

Da undici a diciotto, da nicchia a territorio
I fondatori erano undici. Oggi sono diciotto produttori che coltivano venti vigne storiche in sei comuni dello Sperone. La produzione annua è arrivata a 70.000 bottiglie — ancora lontana dal potenziale di 200.000 — ma il numero che conta davvero è quello che rappresenta: un milione e mezzo di euro di fatturato per una filiera costruita da zero.
A Canneto Pavese, due anni fa, ha aperto l’Enoteca del Buttafuoco Storico: un investimento di quasi 500.000 euro che, in meno di due anni di attività, ha generato circa 200.000 euro di fatturato. Non è un museo, è un punto di vendita e di contatto diretto tra il vino e chi lo beve.
Il rito del 7 febbraio
Il trentesimo anniversario si apre con un gesto che ha qualcosa di teatrale, ma anche di concreto. Il 7 febbraio, ciascuno dei diciotto produttori verserà il proprio Buttafuoco Storico in una singola mathusalem — una bottiglia grande formato che diventerà la bottiglia istituzionale dell’anniversario.
Il gesto non è casuale: richiama la produzione della bottiglia consortile, quella che nasce dal blend dei vini di tutti i soci. Si chiama Patto del Fuoco, e sarà firmato dai vignaioli e dalle istituzioni locali.

Il programma fino a maggio
Se il 7 febbraio è il momento simbolico, il resto del programma è più pratico e, per un consumatore, più accessibile.
L’8 febbraio parte un banco di assaggio permanente alla Casa del Buttafuoco Storico in Canneto Pavese. Nelle settimane che seguono, il calendario è fitto:
- 15 febbraio — BB Bordeaux e Buttafuoco, confronto in collaborazione con l’enoteca Detti & Spiriti di Pavia.
- 22 febbraio — Amarone vs Buttafuoco, a cura dell’enoteca Ca’ di Sass di Voghera.
- 1° marzo — Inside Buttafuoco, degustazione tematica con l’enoteca San Lanfranco di Pavia.
Il 16 febbraio è riservato ai ristoratori: open day alla Casa del Buttafuoco con banco di assaggio e incontro con i produttori. L’accesso è a prenotazione, tramite il sito buttafuocostorico.com.
Le iniziative coinvolgeranno anche ristoranti con menu celebrativi, enoteche e strutture ricettive nell’area del Pavese, dell’Oltrepò e della Lomellina.
Trent’anni, una vigna alla volta
Trent’anni fa lo Sperone di Stradella era un appezzamento tra tanti. Oggi è un territorio che si è costruito una propria voce nel panorama dell’Oltrepò, proprio perché qualcuno ha deciso di non accelerare. Il Buttafuoco Storico si trova ormai sullo stesso piano del Metodo Classico della zona — un risultato che non si ottiene con le campagne marketing, ma con le mani nella terra, anno dopo anno, vigna dopo vigna.
La mathusalem del 7 febbraio chiuderà un capitolo. Ma le venti vigne che la alimentano continueranno a raccontare quello che succede quando si sceglie di lavorare puntando sulla qualità.
