S’infiamma il dibattito intorno al glifosato, un erbicida, che gli esperti europei hanno giudicano tossico, ma non cancerogeno. Ora è una questione politica

Glifosato sì, glifosato no? Il dubbio è molto più che amletico, da una parte l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) e dall’altra Greenpeace, Slow Food e molte altre realtà legate al mondo agricolo e alla tutela ambientale. Un diatriba che al momento sembra vedere vincente la parte che vorrebbe continuare a usare il glifosato, un potente erbicida, nelle campagne europee.

Molte associazioni giudicano frettolosa e non obiettiva la decisione presa dell’Agenzia per le sostanze chimiche

Tra gli addetti hai lavori questa sostanza è nota, è conosciuto anche con il nome commerciale Roundup. Quando viene usato distrugge tutte l’erba infestante, ma per farlo è molto aggressivo a livello chimico. In molti si sono chiesti se il suo uso può avere risvolti sulla salute umana, sugli animali e sull’ambiente in generale. La questione è stata portata all’attenzione della Comunità Europea che ha dato all’Echa di studiare questa sostanza.

In questi giorni è giunto il verdetto dell’Echa: il glifosato non è cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione, sia per gli esseri umani sia per gli animali. Ma la stessa commissione di esperti ha dichiarato che può causare gravi danni agli occhi e può risultare tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.

Una dichiarazione in un certo modo contraddittoria, arrivata ben prima della fine del 2017, la scadenza dei lavori che aveva stabilito lo scorso giugno la Commissione Europea. Ora la palla torna alla Commissione che dovrà, entro la fine dell’anno, assieme agli Stati membri decidere se rinnovare o meno l’autorizzazione a usare il glifosato nelle campagne dell’Unione.

Nel frattempo si sono, come prevedibile, levate delle voci di dissenso su questa decisione dell’Echa. «Francamente avremmo preferito che gli esperti prendessero più tempo per valutare ogni aspetto della questione – ha sottolineato Gaetano Pascale, presidenti di Slow Food Italia – anche alla luce dei numerosi pareri scientifici contrastanti. Il sospetto, infatti, è che il comitato per la valutazione dei rischi si sia espresso ora per affrettare il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato».

Ancora più pungente il giudizio espresso da Greenpeace Europa: «L’agenzia per le sostanze chimiche Ue – ha dichiarato Franziska Achterberg, dell'ufficio di Bruxelles dell'organizzazione ambientalista – ha respinto lampanti prove scientifiche sulla carcinogenicità del glifosato su animali da laboratorio, ignorato gli avvertimenti di più di 90 scienziati indipendenti, basandosi su studi non pubblicati e commissionati dai produttori di glifosato. I cittadini e l'ambiente continueranno ad essere i topi da laboratorio dell'industria chimica».

Il contraddittorio parere dell’Echa è sottolineato anche dalle parole di Pascale di Slow Food: «Tuttavia questo non equivale ad affermare che il prodotto sia innocuo per la salute umana e per l’ambiente. Sono anzi gli stessi esperti a confermare altri profili di tossicità della sostanza, cosa che dovrebbe consigliare di attenersi al principio di precauzione».

Il portavoce dell'esecutivo comunitario per l'ambiente e la salute, Enrico Brivio, ha spiegato che passerà ancora un po’ di tempo prima che il parere definitivo arrivi alla Commissione, ma che è previsto prima della pausa estiva. Dopo che queste formalità saranno espletate «I servizi della Commissione – ha sottolineato Brivio –cominceranno la discussione con gli Stati membri per quanto riguarda l'approvazione del glifosato come sostanza attiva nei prodotti fitosanitari. Una decisione deve essere presa entro sei mesi dal ricevimento del parere o entro la fine del 2017».

Nel frattempo, siccome la decisione finale spetta alla politica, si assisterà sicuramente a una sensibilizzazione ulteriore della popolazione sui problemi che il glifosato può dare da parte di tutte le associazioni che ne osteggiano l'utilizzo.