I Nas hanno controllato 17 aziende alla ricerca di un esaltatore di aromi per far profumare di più il Sauvignon. L’operazione nasce dalla segnalazione dei produttori

«Quel Sauvignon sa troppo di Sauvignon» è quello che hanno pensato alcuno produttori friulani quando l’hanno degustato. Da questo pensiero è nata una segnalazione alle Forze dell’Ordine e da questa è partita una operazione condotta dai Nas, su ordine della Procura di Udine, che ha portato alla perquisizione di un laboratorio di un enologo di Udine e di 17 cantine alla ricerca di un esaltatore di aromi non previsto dal disciplinare.

Il vino delle realtà coinvolte sarà sottoposto a controlli chimici per verificare la presenza di questa sostanza, presumibilmente trovata da un cittadino udinese, esperto di chimica, e che sarebbe stata poi usata da alcune cantine per esaltare le caratteristiche di questo vitigno. Una specie di “glutammato” per il vino. Sono state visitate dai Carabinieri dei Nas quindici cantine in Friuli Venezia Giulia e due fuori regione.

Utilizzata una sostanza proibita dal disciplinare per esaltare i profumi del Sauvignon

«Si tratta di un numero non modestissimo – ha dichiarato Antonio De Nicolo, Procuratore capo di Udine – ma il numero di imprese agricole che aderiscono ai disciplinari dei Colli orientali è di gran lunga più ampi. L’indagine è fatta a tutela proprio per le imprese che hanno lavorato onestamente e che devono trovarsi premiate dal mercato. L’esaltatore utilizzato non è dannoso. Rende l’aroma ancora più piacevole, ma è un aroma ottenuto con un sistema illegale».

«Ringrazio la Magistratura e le Forze dell’Ordine per il loro intervento – ha affermato Cristiano Shaurli, assessore regionale all’agricoltura del Friuli Venezia Giulia – perché qualsiasi contraffazione ai danni della genuinità del vino e della buona fede dei cittadini va combattuta e sanzionata”.

“Abbiamo portato – ha proseguito Shaurli – il mondiale del Sauvignon per la prima volta in Friuli Venezia Giulia proprio puntando alla sua valorizzazione in termini di eccellenza: fermo restando le garanzie di legge, si tratta di un episodio che è dannoso già a livello d’immagine. La Regione ha investito e continuerà ad investire importanti risorse in qualità, trasparenza e certificazione, anche per evitare che brutte situazioni come questa abbiano a ripercuotersi sulla reputazione dei nostri vini e della grande maggioranza dei nostri vignaioli. Perché il vino è un orgoglio della nostra terra e questi fatti colpiscono tutti: il cittadino consumatore ma anche le Istituzioni ed i produttori onesti. Sono certo che la maggior parte dei vitivinicoltori condivide con noi la scelta della qualità e della certificazione del loro prodotto, e agisce di conseguenza. Chi lavora bene e porta alto il nome del Friuli Venezia Giulia nel mondo – ha concluso Shaurli - non merita di portare macchie per la disonestà di pochi».