Farina Intera di Varvello 1888, nota come Integralbianco, ha qualità nutrizionali che hanno attirato l’attenzione anche della Fondazione Umberto Veronesi

«La fame è una brutta cosa!» detto popolare che affonda le sue origini in periodi di magra, dove il cibo non era abbondante e si mangiava tutto quello che la terra proponeva, con buona pace dell’industria. Il pane era nero, perché fatto con farine integrali, al contrario del pane bianco presente nelle tavole dei signori e di chi poteva permetterselo. Nero contro bianco: uno simbolo di povertà e uno di ricchezza. Diventa facile immaginare perché al tempo del boom economico del dopoguerra il pane nero è stato abbandonato a favore di quello bianco, ma è stata una mossa giusta? Alla luce delle ultime ricerche no! In questa epoca ricca di estetismi c’è ancora una sorta richiesta di candore, ma questo candore non fa bene. La soluzione? Farina Intera di Varvello 1888.

Un processo enzimatico separa la parte legnosa della crusca da quella solubile

Farina Intera, commercializzata sino a qualche tempo da con il nome di Integralbianco, è effettivamente la soluzione a molti problemi della società moderna. Si tratta di una farina particolare, che racchiude in sé le caratteristiche migliori di quella integrale, ma mantiene un colore bianco permettendo di ottenere prodotti esteticamente identici a quelli ottenuti attraverso farine raffinate, ma con caratteristiche nutrizionali completamente diverse. Farina Intera, infatti, viene prodotta da Varvello 1888 attraverso un processo enzimatico che riesce a separare la parte scura della crusca, la parte fibrosa e indigeribile, da quella chiara, la fibra immediatamente biodisponibile. Il risultato finale è una farina con un basso indice glicemico, ricca di fibra solubile. Capace di dare un contributo sensibile alla prevenzione e alla cura di diverse patologie. Capace di diminuire il picco glicemico dopo i pranzi e garantire anche una corretta flora batterica intestinale.

Varvello 1888 ha presentato lo scorso anno ad Expo questo prodotto, quando ancora si chiamava Intergralbianco, le cui proprietà nutrizionali hanno subito attirato l’attenzione della Fondazione Umberto Veronesi. È iniziata sin da subito una collaborazione tra le due realtà per sostenere la ricerca nell’area della nutrigenomica e della prevenzione e cura del tumore al colon. Il contributo è arrivato anche dalla vendita di una serie di prodotti a base di Farina Intera. Varvello 1888 ha finanziato anche la ricerca “Una dieta per prevenire deficit cognitivi indotti da stress” condotta da Gustavo Provensi per l’Università degli Studi di Firenze e quella condotta da Marialaura Boccaccio all’Istituto Neurologico Neurone a Pozzilli (IS) sulla “Crisi economica e adesione alla Dieta Mediterranea”.

Un impegno quello di Varvello 1888 nel sostegno della ricerca che si affianca a quello nella ricerca di partner che scelgono Farina Intera per i propri prodotti da forno. Ora è usata per produrre dolci e pane, ma presto sarà un commercio una pasta realizzata con questa farina non raffinata. Si tratta dunque di prodotti che uniscono insieme qualità organolettiche con quelle nutrizionali, così da risultare gradevoli al palato, ma anche adatti a una dieta più sana, così da recuperare parte delle sostanze che la modernità ha contribuito a farci perdere.